Frammenti d'autore

Canne al vento

💬 L'autunno s'inoltrava coi giorni dolci di ottobre, coi primi freddi di novembre; le montagne davanti e in fondo alla valle parevano vulcani; nuvole di fumo solcate da pallide fiamme e poi getti di lava azzurrognola e colonne di fuoco salivano laggiù dal mare.

Verso sera il cielo si schiariva, tutto l'argento delle miniere del mondo s'ammucchiava a blocchi, a cataste sull'orizzonte; operai invisibili lo lavoravano, costruivano case, edifizii, intere città, e subito dopo le distruggevano e rovine e rovine biancheggiavano allora nel crepuscolo, coperte di erbe dorate, di cespugli rosei; passavano torme di cavalli grigi e neri, un punto giallo brillava dietro un castello smantellato e pareva il fuoco di un eremita o di un bandito rifugiatosi lassù: era la luna che spuntava.

Piano piano la sua luce illuminava tutto il paesaggio misterioso e come al tocco di un dito magico tutto spariva; un lago azzurro inondava l'orizzonte, la notte d'autunno limpida e fredda, con grandi stelle nel cielo e fuochi lontani sulla terra, stendevasi dai monti al mare. Nel silenzio il torrente palpitava come il sangue della valle addormentata.
✦ Grazia Deledda. Canne al vento. Treves, 1913

Il tempo scorre e trasforma la Sardegna in un regno di visioni. La fine dell'autunno accende le montagne con i colori del fuoco e della lava. Poi, il tramonto modella il cielo come argento vivo, creando città di nuvole che svaniscono nel nulla. Al crepuscolo, tra rovine fantastiche e cavalli d'ombra, spunta la luna. Il suo tocco magico cancella ogni illusione. Resta solo una notte limpida e fredda, sospesa tra il silenzio dei monti e la luce delle stelle. Il torrente, vivo nel buio, pulsa come il sangue nascosto della valle.