Frammenti d'autore

Il romanzo di Carlo Magno

💬 1. I paladini

Carlo e i suoi dodici conti palatini cavalcavano nel nevischio dell'Assia verso il Reno. Come giocando nel vento non mantenevano alcun ordine, ma s'inseguivano e si sorpassavano secondo la consuetudine che li legava fin da ragazzi, quando a Soissons e nelle altre ville regie gareggiavano in destrezza e fantasia, inventandosi nuovi ordini cavallereschi e incantesimi da sciogliere.

Ora non era più un gioco. Il primo pensiero di Carlo, divenuto re d'Austrasia, era stato quello di costituire il "Comitato", come gli era piaciuto chiamarlo perché fosse chiaro che solo i suoi più stretti comites o amici personali avrebbero potuto farne parte. Aveva voluto che fosse quanto mai ristretto, perché l'intimità e la parità tra i suoi membri era tale da non potersi estendere a più di una dozzina di eletti cavalieri oltre il re. Straordinarie dovevano quindi essere anche le loro virtù cavalleresche, la lealtà, il coraggio, la fedeltà e il valore sul campo, dovendo in numero così ristretto compiere azioni nel corso delle quali avrebbero dovuto misurarsi con nemici, occulti o palesi, di numero indicibilmente superiore.

Di tali capacità facevano fede le prove cui erano stati sottoposti fin dall'adolescenza, che non erano andate col tempo diradandosi ma intensificandosi, fino a trasformarsi in un'unica prova perpetua, continuata, inebriante come una passione d'amore, ch'era la condizione del paladino, come venivano chiamati i dodici conti selezionati dal re per il suo "Comitato", essendo tutti provenienti dalla nobiltà di palazzo o palatina. E anche questa volgarizzazione dell'aristocratica t palatina nell'arrogante d paladina dava la misura della popolarità da loro raggiunta, tale da far sì che i Franchi d'Austrasia, incontrandoli li salutassero per nome.
✦ Franco Cuomo. Il romanzo di Carlo Magno imperatore d'Europa. II - La corona di ferro. Newton & Compton, 1999

Prima di diventare leggenda, i paladini sono un gruppo di amici che cavalcano assieme fin da ragazzi. La neve, il vento e la strada verso il Reno non hanno ancora cancellato quella complicità fatta di gare, scherzi e sfide condivise. Ma il gioco si è trasformato in responsabilità. Attorno a Carlo, prende forma una fraternità ristretta, fondata non sul privilegio ma sulla prova continua del valore. Essere paladini non significa godere di una posizione di favore: significa vivere in uno stato permanente di fedeltà, coraggio e rischio. Per questo, quei cavalieri non appartengono solo alla corte. Appartengono già all'immaginazione di un popolo che li saluta con i loro nomi: Gano di Maganza, Turpino, Engelieri di Bordeaux, Ivorio, Anselmo, Berengario ed altri.