Frammenti d'autore

Memorie della mia vita

💬 Nel luglio 1883 mi trovavo da pochi giorni, con mio padre, mia madre e mia sorella Maria, a Casamicciola, in una pensione chiamata Villa Verde nell'alto della città, quando la sera del 29 [sic] accadde il terribile tremuoto. Ricordo che si era finito di pranzare, e stavamo raccolti tutti in una stanza che dava su una terrazza: mio padre scriveva una lettera, io leggevo di fronte a lui, mia madre e mia sorella discorrevano in un angolo l'una accanto all'altra, quando un rombo s'udì cupo e prolungato, e nell'attimo stesso l'edifizio si sgretolò su noi. Vidi in un baleno mio padre levarsi in piedi e mia sorella gettarsi nelle braccia di mia madre; io istintivamente sbalzai sulla terrazza, che mi si aprì sotto i piedi, e perdetti ogni coscienza. Rinvenni a notte alta, e mi trovai sepolto fino al collo, e sul mio capo scintillavano le stelle, e vedevo intorno il terriccio giallo, e non riuscivo a raccapezzarmi su ciò ch'era accaduto, e mi pareva di sognare. Compresi dopo un poco, e restai calmo, come accade nelle grandi disgrazie. Chiamai al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce poco lontano; malgrado ogni sforzo, non riuscii da me solo a districarmi. Verso la mattina, fui cavato fuori, se ben ricordo, da due soldati e steso su una barella all'aperto.

Mio cugino Paolo Petroni fu tra i primi a recarsi da Napoli a Casamicciola, appena giunta notizia vaga del disastro. Ed egli mi fece trasportare a Napoli in sua casa. Mio padre, mia madre e mia sorella, furono rinvenuti solo nei giorni seguenti, morti sotto le macerie: mia sorella e mia madre abbracciate.

Io m'ero rotto il braccio destro nel gomito, e fratturato in più punti il femore destro; ma risentivo poca o nessuna sofferenza, anzi come una certa consolazione di avere, in quel disastro, anche io ricevuto qualche danno: provavo come un rimorso di essermi salvato solo tra i miei, e l'idea di restare storpio o altrimenti offeso mi riusciva indifferente.
✦ Benedetto Croce. Memorie della mia vita. Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1966

Tutto rievocato in pochi lampi: il rombo, la terrazza che si apre, le stelle viste dal fondo delle macerie. Dopo, restano le voci nel buio e i corpi da ritrovare sotto la casa sgretolata: il padre, la madre e la sorella abbracciate, un ragazzo diciassettenne d'ora in avanti solo. Nelle grandi sciagure, quando ogni cosa va in frantumi, anche lo specchio che ci diceva chi siamo, paradossale insorge il bisogno di una ferita, di una piaga che possa lenire il rimorso di ritrovarsi tra i salvati.