Frammenti d'autore

Pièce à traduire Ce que nous croyons plein est vide comme ce qui nous semble vide est plein. Pleine la chambre que je creuse tous les jours. Pleine la route et pleine la rue.
Le bois, la pierre, le cristal ont leurs saisons. Leur beau temps et leurs nuages. Leurs montagnes, leurs fleuves, leurs villes. Leurs poissons y nagent, leurs oiseaux y volent, leur bétail y engraisse, leurs gens y chantent le Dimanche et cueillent des bouquets.
Déjà la mer profonde est trop pleine pour nous mais cependant on y entre. La terre est trop pleine. On la creuse, mais si on saute par la fenêtre on n'y entre pas. Le ciel est trop plein si on monte à une certaine hauteur.
Les anges ne peuvent entrer dans notre air. Ils marchent dessus et se font mal s'ils tombent.
Jean Cocteau. Poésie 1916-1923. Gallimard, 1947


Brano da tradurre
Ciò che crediamo pieno è vuoto, come ciò che ci sembra vuoto è pieno. Piena è la stanza che scavo ogni giorno. Piena la strada e piena la via.
Il legno, la pietra, il cristallo hanno le loro stagioni. Il loro bel tempo e le loro nuvole. Le loro montagne, i loro fiumi, le loro città. I loro pesci vi nuotano, i loro uccelli vi volano, il loro bestiame vi ingrassa, la loro gente vi canta la domenica e raccoglie mazzi di fiori.
Già il mare profondo è troppo pieno per noi, e tuttavia vi entriamo. La terra è troppo piena. La scaviamo, ma se ci si getta dalla finestra non vi si entra. Il cielo è troppo pieno, se si sale fino a una certa altezza.
Gli angeli non possono entrare nella nostra aria. Camminano sopra di essa e, se cadono, si fanno male.

Ciò che chiamiamo vuoto forse è soltanto uno spazio che non sappiamo abitare. Anche l'aria può essere troppo piena, la pietra può contenere stagioni, città, animali, domeniche. Ogni materia potrebbe custodire un mondo che ci sfugge perché non possediamo organi adatti a percepirlo. Noi attraversiamo il mare, scaviamo la terra, saliamo nel cielo; altri esseri incontrano invece confini dove per noi non ce ne sono. Persino gli angeli devono fermarsi davanti alla nostra aria. Forse il mistero non consiste nell'esistenza dell'invisibile, ma nel fatto che continuiamo a chiamarlo vuoto solo perché non riusciamo a entrarvi.

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