La maledizione di Darnaway
💬 Due pittori paesaggisti stavano ammirando il panorama, un paesaggio marino, ed entrambi ne sembravano stranamente colpiti, sebbene le loro impressioni non coincidessero perfettamente. Per uno dei due, l'artista emergente di Londra, esso appariva tanto nuovo quanto strano. Per l'altro, un pittore locale, ma qualcosa di più di una mera celebrità del luogo, si trattava di un paesaggio ben noto, ma forse gli appariva così inconsueto proprio perché lo conosceva bene.
Consisteva di una striscia di sabbia contro una striscia di tramonto, e l'intera scena risultava solcata da striature dai cupi colori, verde spento, bronzo, marrone fino a un bruno giallastro che non si poteva definire proprio smorto, ma che alla luce del crepuscolo, in un certo qual modo, appariva più misterioso dell'oro.
Ciò che interrompeva quel piano orizzontale era un lungo edificio che occupava i campi fino alla spiaggia, cosicché la frangia delle malerbe disseccate e dei cespi spinosi pareva quasi mescolarsi alle alghe. Ma la caratteristica più singolare era data dai piani superiori, che avevano il frastagliato profilo di un rudere, traforato da numerose grandi finestre e da larghe crepe che lo facevano apparire uno scheletro scuro sullo sfondo della luce morente; invece la zona inferiore dell'edificio era quasi totalmente priva di finestre, poiché in gran parte erano state murate con una fila di mattoni, e il loro profilo era solo vagamente percettibile alla luce del tramonto. Ma almeno una finestra era rimasta intatta e, fatto stranissimo, da essa filtrava una luce.
– Chi mai può abitare in quella vecchia bicocca? – esclamò il londinese, un individuo massiccio dall'aspetto bohémien; era giovane, ma l'incolta barba rossa lo faceva sembrare più vecchio, nel quartiere di Chelsea lo conoscevano tutti con il nome di Harry Payne.
– Fantasmi, si può supporre – rispose l'amico Martin Wood. – Sì, quelli che vivono là sono proprio dei fantasmi.
✦ G.K. Chesterton. La maledizione di Darnaway. In «La morte sotto chiave: i delitti della camera chiusa». Il Giallo Mondadori, N. 8/1996
Il mistero comincia ancor prima del delitto. C'è qualcosa di profondamente inquietante in quella costruzione semidiroccata che si allunga fino al mare, con le finestre murate, le pareti screpolate e un'unica luce accesa nel crepuscolo. Il paesaggio intero sembra trattenere il respiro, sospeso tra la realtà e una leggenda di fantasmi. Non è soltanto una casa abbandonata: è uno di quei luoghi che paiono custodire un segreto da molto tempo, tanto da esserne stati lentamente deformati. La luce che filtra dall'unica finestra rimasta aperta diventa allora una promessa e una minaccia insieme. Qualcuno è là dentro. Oppure qualcosa.