Frammenti d'autore

La bambola che uccide

💬 Dolly era alla macchina per cucire davanti alla finestra della stanza sulla facciata a imbastire le cuciture della tunica d'oro, quando vide Myra Brewer camminare sul vialetto d'ingresso della casa vicina. Myra andava a far visita a sua madre, come sempre la sera del giovedì. Passando sotto i rami di due alberi gingko che si sporgevano dalla proprietà Yearman, alzò la mano e strappò una manciata di foglie a forma di capelvenere. Myra era il tipo di persona che non resiste a strappare foglie dai rami bassi degli alberi. Quei Brewer, pensò Dolly, includendo in "quei Brewer" anche il gatto, erano sempre a danneggiare la sua proprietà. Sbatté la finestra, ma Myra era già passata. Nessuno aveva capelli più rossi di lei, neppure Edith aveva avuto capelli così rossi; doveva tingersi con l'henné. Dolly sentì lo sbattere della porta dei vicini quando Myra entrò in casa.
✦ Ruth Rendell. La bambola che uccide. Rizzoli, 1985

Tutto è a prima vista piccolo, quasi innocuo: una foglia strappata, una finestra sbattuta, un pensiero che punge. Ma certi rancori crescono proprio così, in silenzio, attaccandosi a gesti minimi. A volte, l'odio comincia da una sciocchezza che non si riesce a lasciar cadere.