Frammenti d'autore

La spettatrice

💬 II. La vita degli attori si svolgeva secondo ritmi precisi, non meno ordinati delle regole borghesi, e non somigliava affatto a quella avventurosa dei commedianti girovaghi. Molti di loro erano approdati al teatro municipale dopo aver recitato per anni nelle compagnie di giro, ma ora sembravano aver sepolto definitivamente qualsiasi ricordo delle abitudini precedenti, allo stesso modo di chi, compiuta un'insperata ascesa nella scala sociale, rinneghi la modestia delle sue origini. Ciascuno possedeva un papiro di spessa carta filigranata con il quale, in un corsivo svolazzante, gli veniva conferito il titolo non eccelso ma pur sempre invidiabile di Attore del Teatro Municipale, e questi fogli, debitamente incorniciati, occupavano il posto d'onore sulle pareti delle loro camere. Chiunque vi entrasse se li trovava davanti, come se colui che abitava la stanza desiderasse mettere subito le cose in chiaro affinché il visitatore tenesse bene a mente con chi aveva a che fare e si regolasse di conseguenza, e lo stesso detentore si soffermava volentieri a contemplare quel documento nel quale scorgeva la garanzia di un avvenire dignitoso e privo di preoccupazioni.
✦ Paola Capriolo. La spettatrice. Bompiani, 1995

Tutto sembra rassicurante. I diplomi incorniciati, le abitudini regolari, le camere ordinate, l'orgoglio discreto di chi crede finalmente di aver trovato il proprio posto nel mondo. Quegli attori hanno abbandonato l'incertezza delle compagnie erranti per una vita che promette stabilità e riconoscimento. Eppure, c'è qualcosa di fragile in quella sicurezza esibita sulle pareti, come se quei fogli dovessero essere continuamente interrogati e confermati. Talvolta, un'esistenza non precipita per una disgrazia improvvisa, ma per uno sguardo che indugia troppo a lungo. E ciò che all'inizio appare come una semplice conferma di sé può trasformarsi, poco alla volta, in uno specchio da cui diventa impossibile distogliere gli occhi.