Frammenti d'autore

Le grandi Signorie(Q)

💬 CAPITOLO I

LE GRANDI SIGNORIE

6. (9) Espansione dello Stato Visconteo

Con lui s'intravvede già quale avrebbe dovuto essere il destino finale della Signoria. Azzone aveva dovuto ordinare lo Stato; egli, trovatolo ordinato, intraprende un nuovo periodo. Occorreva conquistare città, che, come Como, Novara, Pavia, Piacenza, Cremona, Bergamo, erano i maggiori nodi delle cinque o sei grandi strade nazionali ed internazionali del commercio e della vita dell'Alta Italia, se si voleva garantire alla Lombardia il mercato sicuro. E la Lombardia già allora non era soltanto un paese di transito, ma di grandissima produzione (agricoltura, lana, armi, sete); Milano era quella che eran Venezia e Firenze, e faceva come fanno oggi le Nazioni moderne. E i Visconti non operarono una novità; essi non facevano che felicemente favorire e proteggere un'espansione che risaliva fino al tempo dei primi Comuni. I Visconti favorirono la borghesia dandole la sicurezza politica, facilitazioni commerciali, garanzie giuridiche, ed elevandola socialmente. Si comprendono allora le persecuzioni contro quella feudalità cittadina e campagnola che era rimasta riottosa, e che durante le lunghe lotte passate aveva ancora rialzata la testa (con i Pusterla in prima linea). Si comprende ancora che Milano doveva fatalmente avviarsi alla conquista dell'Italia Settentrionale e Centrale.

Le lunghe contese col Monferrato, per il possesso di Asti, la lega contro gli Scaligeri per Brescia, l'occupazione di Alessandria e Bobbio verso Genova, e di Parma verso Bologna, ne sono le prime avvisaglie. Con Giovanni, 1349-1354, il problema è chiaramente posto, ed in principio affrontato anche risolutamente e vittoriosamente con la conquista di Genova e di Bologna.

La prima costituiva già lo scalo naturale del commercio Lombardo e dei paesi transalpini, specialmente da quando Venezia cominciò a divenire uno Stato continentale e quindi una concorrente temibilissima. II problema che si affaccia anche oggi delle rapide comunicazioni e delle sicure relazioni tra Milano e il litorale Genovese esisteva anche allora; e l'unico modo per risolverlo era, a quei tempi, quello di occupare senz'altro la città. Florido Comune aristocratico, sulla fine del 1300, Genova aveva essa pure avuto le sue dissensioni interne, causa di indebolimento riguardo alla politica continentale che, ad esempio, non ebbe Venezia. Dal 1318 al 1335 Genova s'era posta sotto la Signoria di re Roberto e poi il popolo, stanco dei troppi favori concessi ai nobili, si era rivoltato, iniziando una lunga e morbosa agitazione durante la quale esso rovesciò i nobili e impose un doge popolare, Simone Boccanegra, 1339. Ma poi i nobili, raccolti in consorterie, dette alberghi, lottarono sino a che non riconquistarono il potere definitivamente nel 1529. Tuttavia i Visconti non poterono mantenere a lungo il possesso della ricca città, che perdettero nel 1356 per molte ragioni. L'acquisto di Bologna, a sua volta, rivela il medesimo fine nei Visconti, poichè per mezzo di questa città, a cavaliere tra il nord ed il sud, padroni del nodo stradale più importante dell'Italia orientale, i Visconti avrebbero potuto penetrare in Romagna e sino all'Adriatico, e in tal modo diminuire la concorrenza di Venezia. Nello stesso tempo, si minacciava Firenze. Ove i Visconti avessero potuto mantenere questi importantissimi acquisti, il destino dell'Italia sarebbe stato segnato; padroni dei due mari, essi avrebbero esercitato un'inevitabile preponderanza al Sud e al Nord. In Bologna le vicende comunali avevano come al solito portato alla Signoria, solo che nessuna ancora s'era potuta definitivamente affermare. Caduta sotto Beltrando del Poggetto, 1320, aveva formato il centro di una temporanea Signoria pontificia, per poi passare sotto i Pèpoli; questi nel 1350 la vendettero all'Arcivescovo Visconti. [Continua]
✦ Carlo Capasso. Nazioni e Imperi dell'Età moderna. Vitagliano, 1930

Conquistare una città significa ormai conquistare una strada, un mercato, uno sbocco. Como, Pavia, Piacenza, Bologna, Genova non sono soltanto nomi su una carta: sono nodi attraverso i quali passano merci, uomini e ricchezza. L'espansione viscontea assume così una logica che è insieme politica ed economica. Milano produce, commercia, protegge una borghesia che chiede sicurezza e ha bisogno di vie aperte; Genova offre il mare, Bologna apre verso l'Adriatico e l'Italia centrale. Se quei due acquisti fossero rimasti stabilmente nelle stesse mani, il dominio lombardo avrebbe collegato i due versanti della penisola. La geografia, a quel punto, sarebbe diventata potenza.

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