Frammenti d'autore

Mosca, la città del Maestro

💬 La fantastica storia del diario di Bulgakov ha inizio la sera del 6 maggio del 1926 quando, secondo il racconto di Ljubov' Evgen'evna Belozerskaja, seconda moglie dello scrittore, alla porta della "colombaia" bussano due figuri: il giudice istruttore Slavkin e un suo aiutante in pince-nez. Bottino dell'accurata perquisizione, durata fino al mattino successivo, sono il dattiloscritto del racconto Cuore di cane e gli appunti del diario, i famosi tre quaderni in cui Bulgakov annotava soprattutto gli avvenimenti politici, gli stati d'animo, le angosce e gli sfoghi, uniti ai rari momenti di fiducia in se stesso. Tentativi di farsi restituire il maltolto si susseguono per anni, come sottolinea Bulgakov stesso in una lettera a Gorkij del '29: "Ho molte volte inoltrato richiesta di restituzione dei miei manoscritti da parte della GPU, mi è stato risposto sempre con il rifiuto o con il silenzio". La Sezione manoscritti della Biblioteca Lenin, fondo Bulgakov, conserva anche copia di una lettera inviata il 24 giugno 1926 dallo scrittore al Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, in cui "sollecita con insistenza la restituzione" di manoscritti che hanno "un enorme valore affettivo: il racconto Cuore di cane in duplice copia e Il mio diario (tre quaderni)".
✦ Michail Bulgakov. Mosca, la città del Maestro e Diari inediti. Biblioteca del Vascello, 1991

Basta una perquisizione notturna perché un diario smetta di essere solo carta e diventi un pericolo per il potere. Quei tre quaderni sequestrati contenevano paure, sfoghi, angosce: cioè precisamente ciò che ogni regime teme davvero, non le idee astratte ma la voce privata di un uomo che continua a pensare da sé. E Bulgakov, chiedendone la restituzione, parla proprio del loro "valore affettivo": perché persino sotto la sorveglianza dello Stato la scrittura resta, prima di tutto, una forma di vita interiore da salvare.