Frammenti d'autore

Il gallo rosso vola verso il cielo

💬 Dente di leone e inizio (1/2)

Scalza, seminuda, scarmigliata e tutta graffi, Mara pazza giaceva sul prato. Rovesciata sul dorso, coi riccioli neri fra l'erba e i fiori, guardava con occhi di pianto eterno l'abisso del cielo: le pareva non avesse fine, come non l'aveva la salda terra sotto le sue spalle. Le sembrava che il sole, nel suo giro furioso, scaldasse sempre più. L'ardore del mezzogiorno le trapassava le tempie confondendole i pensieri.

Non pensava a nulla d'importante. Stava così, sdraiata, mordicchiava l'acetosella e guardava una nuvoletta che si stirava come una pelle d'agnello fra la roccia aguzza del monte e il sole. La nuvola era delicata e non s'era potuta tendere troppo: le erano scoppiate le cuciture e s'era spezzata, come accade sempre con le pelli, a tirarle da ogni parte.

Si passava le mani sui seni giovani e ancora sodi, li stringeva, li schiacciava col palmo umido, convinta che i dolori nel ventre si sarebbero calmati. Le mani scivolavano giù per il corpo, lo premevano, tormentandolo come fosse stato di un altro. Ma i dolori non cessavano, e lei tremava in silenzio. Le mani, alla fine, si incontravano sul ventre e vi si allacciavano e stringevano. Ma il dolore non ci pensava nemmeno a passare così. Ed esse, quelle buone mani dalle unghie smozzicate, si separavano e si contorcevano spasimando sui fianchi. Le unghie dure e ossute graffiavano la pelle, vi penetravano, la tagliavano: il dolore più forte e acuto era nella carne intorno all'ombelico.

Pensa ad altro, ci si dice, quando ci si sente prendere dal sudore freddo, pensa a tutt'altro. E dimentica che esiste il male. Immagina che non ci sia dolore in nessun punto della terra. Ecco, l'hai capito? Non ci sono più pene e patimenti, e la gente ha il respiro e il passo più leggeri. Anche a te non fa più male, non senti? Pensa a questo, che stai bene, e che è bello anche per gli altri. Non ci sono infelici. La gente ha il cuore colmo, e a nessuno vengono le lacrime agli occhi. Su, te lo sei immaginato?

Me lo sono immaginato, dice ancora a se stessa, tutto mi sono immaginata. Ed è bello. Pace dappertutto. Gli uomini si sono fatti buoni di colpo e non vogliono strapparsi gli occhi tra di loro. Questa è stata la cosa più difficile a immaginare. Sulle prime non potevo credere agli occhi con cui li vedevo. Ma ora sono qui, davanti a me, mansueti e buoni.

Non stare a pensare al dolore, ti ripeto, bisbiglia fra sé. Non è tanto importante: passerà. Piuttosto, alza il capo e mettiti a disegnare con gli occhi per il cielo. Guarda il sole. Ecco, così. Se ti riesce, fissalo proprio negli occhi. Guarda da che parte ha il cuore. Se ha l'anima, se è brutale, e se è capace di immaginare qualcosa dentro il suo capo incandescente. Se ti pare sia bello, e buono, bacialo sul labbro superiore rovesciato. E se non vuoi, non essere pigra, e pensa a che cosa somiglia. Ha qualche somiglianza col fiore? No, non assomiglia a questo fiore. Non ti rammenta l'occhio di re? Sì, mi ricorda proprio il fiore del re, che cresce in montagna. Ma come, non ti pare che assomigli anche a un ragno malato che, – tormentato dal mal di testa – brontola e tesse, e si scaglia intorno invisibili fili mortali? Sì, somiglia anche a un ragno che porta fuoco.

Vide in cielo una nuvoletta. Si fondeva come una palla di neve nelle mani di un bimbo. Il sole correva sempre più veloce, e a lei tornò a confondersi la testa. Ora le riusciva più difficile pensare a ciò che voleva. Non era tormentata dalla fame, anche se non aveva mangiato niente dal giorno prima. Un altro diavolo le frugava nel ventre e la faceva tremare, piegandola e stendendola come se fosse stata di gomma.

Aveva gli occhi pieni di luce. Non sapeva perché piangesse. Sentiva le lacrime scenderle giù per il viso. Provava il desiderio di restare per tutta l'eternità così sdraiata, con le gambe spalancate e il capo rovesciato.

Non voglio bestemmiare, pensò, non voglio bestemmiare. Perché non c'è male, a piangere. Dopo aver pianto mi sentirò sollevata, e sopporterò meglio botte e fame, e ogni altro male. [...] # Altro
✦ Miodrag Bulatović. Il gallo rosso vola verso il cielo. Rusconi e Paolazzi, 1961

Il cielo è troppo grande, il sole troppo vicino, la terra troppo dura sotto la schiena. Persino una nuvola non può limitarsi a passare: si tende, si lacera, diventa una pelle che non regge più. Mara prova a pensare che il dolore non esista, che gli uomini abbiano finalmente smesso di strapparsi gli occhi, che da qualche parte possa esserci pace. Ci crede per qualche istante, quanto basta perché il male torni a piegarla. E allora rimangono il prato, il sudore, le lacrime, quel sole simile a un ragno malato e una povera creatura che continua ostinatamente a immaginare un mondo più buono di quello che le è toccato.

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