Argo il cieco
💬 IX. Erano le otto di sera, una sera di fine giugno, quando apparve al Corso la prima volta la bellissima Cecilia. Nessuno se ne accorse, tutti stavano col mento in aria a guardare il funambolo in bicicletta che pedalava lungo un filo fra due palazzi lontani. Io stesso, che tornavo da una lezione a Venera (con Alvise, chissà perché, serissimo a fare da palo), m'ero invaghito all'istante d'un così nuovo spettacolo. Nel quale, più che spaventarmi l'esito d'una caduta – tanto c'era la rete – m'allettava il presentimento d'un'assunzione, d'una fuga verso l'alto, miracolosa, totale. Sicché abbassavo volentieri gli occhi, aspettandomi, quando fossi tornato a levarli, di veder tremare nel cielo solamente un filo deserto, senza più né ciclista né velocipede: scomparsi entrambi, inghiottiti per sempre da un crepaccio subitaneo di lassù.
Fu così, in una di tali soste del visibilio, mentre ero occupato a fissarmi prudentemente le scarpe, che m'avvenne di sorprendere accanto alle mie di povera pelle due altre, femminili, di chagrin bianco, che sembravano due piccoline, amorose colombe. Di lì, salendo su su e adagio con gli occhi, ecco le belle caviglie coperte di eterea seta, e una gonna di satin nero, e una camicetta d'organza bianca, e una mano nuda lungo un fianco, e, d'un colpo, tutt'insieme, l'alto seno e la melliflua gola e il profilo d'altera, difeso dietro, e premuto, da una rotonda crocchia corvina: Cecilia.
Me ne colpì all'istante la mescolanza di protervia e dolcezza, con un'ombra, in tanta ubertà di carni, di spontanea malinconia, quella malinconia, intendo, che non si genera da memorie cattive, libri, malanni dei nervi, ma circola per vizio d'origine come una pigra vena nera entro i rossi circuiti del sangue. Cecilia. E quando le cadde il foulard e ci chinammo entrambi a raccoglierlo e le sfiorai in quel tanto le dita, capii ch'era bell'e fatta, per una settimana l'avrei amata d'amore eterno, per quindici giorni almeno l'avrei amata per tutta la vita! # Altro
✦ Gesualdo Bufalino. Argo il cieco ovvero I sogni della memoria. Sellerio, 1984
Prima ancora che Cecilia entri davvero nella storia, è il desiderio a fare il suo ingresso in scena. Tutti guardano verso l'alto, rapiti dal funambolo che sfida il cielo; il giovane invece abbassa gli occhi e trova qualcosa di ancor più vertiginoso. L'apparizione nasce per dettagli successivi: le scarpe, le caviglie, la gonna, la mano, il profilo. Ogni particolare aggiunge una nota a un incantesimo già compiuto. E quando le dita si sfiorano per un istante, il sentimento è deciso per sempre, almeno secondo la logica impetuosa della giovinezza. Non importa quanto durerà. In quell'attimo, l'eternità è perfettamente plausibile.