La spada di Shannara
💬 I. Il sole tramontava già fra le profondità verdi delle colline a ovest della vallata, e le sue ombre rosse e rosate sfioravano gli angoli più remoti della campagna, quando Flick Ohmsford cominciò la sua discesa. Il sentiero calava giù irregolarmente per il pendio settentrionale, serpeggiando attraverso i massi imponenti che costellavano il terreno, sparendo nelle folte foreste delle pianure per ricomparire a tratti nelle piccole radure e negli spazi liberi della zona dei boschi. Flick seguiva con lo sguardo il percorso familiare mentre avanzava stancamente, un passo dietro l'altro, il sacco buttato sopra una spalla. La sua faccia larga, battuta dal vento, aveva un che di placido, disteso, e solo i grandi occhi grigi rivelavano l'energia che bruciava dietro quella calma apparente. Era giovane, anche se la corporatura robusta e i capelli castani spruzzati di grigio e le sopracciglia folte lo facevano apparire assai più vecchio. Indossava la comoda tenuta da lavoro della gente della Valle e nel sacco portava diversi utensili metallici che sbattevano l'uno contro l'altro, sferragliando.
Un'ombra di gelo pervadeva l'aria della sera e Flick si strinse contro la gola il collo della camicia di lana. Lo aspettava un viaggio attraverso foreste e pianure all'infinito, le ultime non ancora visibili quando s'inoltrò nell'oscurità della foresta, dove le alte querce e i tetri noci s'intrecciavano fino a nascondere il cielo notturno, senza nubi. Il sole era ormai tramontato, lasciando il blu profondo del cielo trapuntato di migliaia di amichevoli stelle. Ma gli alberi cancellavano anche queste e Flick rimase solo nell'oscurità e nel silenzio a avanzare lentamente sul sentiero battuto. Lo aveva percorso migliaia di volte e così notò immediatamente quella inconsueta staticità che era scesa come un incantesimo sull'intera vallata. Il ronzio familiare e lo stridio degli insetti che normalmente animavano la pace della notte, le grida degli uccelli che si svegliavano al tramonto per volare alla ricerca di cibo... erano scomparsi. Flick tendeva l'orecchio per captare qualche suono di vita, ma il suo udito perfetto non intercettava nulla. Scosse la testa, innervosito. Quel silenzio profondo lo inquietava, tanto più che, secondo certe voci, un'orrenda creatura dalle ali nere era stata avvistata solo qualche giorno prima nel cielo notturno della vallata.
Si costrinse a fischiettare e a concentrare i suoi pensieri sulla giornata di lavoro trascorsa nella campagna appena a nord della Valle, dove famiglie sparse coltivavano i campi e curavano il bestiame. Andava da loro ogni settimana, portando i vari articoli che richiedevano e qualche notizia sugli eventi della Valle e, di tanto in tanto, anche di città lontane nel profondo delle Terre del Sud. Pochi conoscevano la campagna circostante bene quanto lui, e ben di rado qualcuno si avventurava a spingersi oltre la relativa sicurezza della propria casa. La gente era più propensa a rinchiudersi in comunità isolate e a lasciare che il resto del mondo vivesse per conto proprio. Ma a Flick piaceva spingersi di tanto in tanto oltre la vallata e le famiglie sparse là intorno avevano bisogno dei suoi servizi e erano disposte a ricompensarlo per il disturbo. Il padre di Flick, poi, non era tipo da lasciarsi sfuggire un'occasione di guadagno, e la cosa sembrava funzionare bene per tutti gli interessati.
Un ramo basso gli frusciò contro la testa e Flick sussultò, balzando di lato. Infastidito, si riprese e lanciò un'occhiataccia all'ostacolo fronzuto prima di riprendere la marcia a un'andatura lievemente più veloce. Ormai era nel cuore delle foreste, e solo dardi di luna riuscivano a penetrare l'intreccio fitto di rami, portando un tenue chiarore sul sentiero tortuoso. Era tanto buio che Flick aveva difficoltà a individuare il sentiero e, mentre studiava la configurazione del terreno, di nuovo notò quel pesante silenzio. Era come se tutta la vita si fosse improvvisamente spenta e fosse rimasto lui solo a farsi strada in quella tomba che era diventata la foresta. Di nuovo gli tornarono alla mente quelle strane voci. Suo malgrado, provò un senso di angoscia e si guardò intorno preoccupato. Ma l'immobilità più assoluta lo avvolgeva da tutti i lati, non una foglia si muoveva sugli alberi, e provò allora una imbarazzante sensazione di sollievo.
Fermandosi momentaneamente in una radura illuminata dalla luna, alzò gli occhi verso la profondità del cielo notturno prima di inoltrarsi bruscamente fra gli alberi. Camminava lento, cauto, lungo il sentiero tortuoso che si era ristretto oltre la radura e ora sembrava scomparire in un muro di alberi e cespugli. Sapeva che era soltanto un'illusione, e tuttavia si sorprese a guardarsi intorno, irrequieto. Pochi minuti dopo, si ritrovò di nuovo su un sentiero più largo e poté scorgere lembi di cielo che occhieggiavano attraverso gli alberi massicci. Ormai era quasi in fondo alla vallata e a circa due miglia da casa. Sorridendo, prese a fischiettare una vecchia canzone e accelerò il passo. Era talmente assorto a scrutare il sentiero e la campagna oltre la foresta che non notò l'immensa ombra cupa che sembrò levarsi all'improvviso, staccandosi da una grande quercia alla sua sinistra e muovendo rapida verso il sentiero. La nera figura era quasi su di lui quando Flick ne avvertì la presenza incombente come un immenso sasso nero che minacciasse di schiacciarlo. Con un grido di sorpresa e di paura balzò di lato, lasciando cadere il sacco sferragliante, mentre con un guizzo la mano estraeva il pugnale. E già era chino in posizione di difesa, quando la figura davanti a lui alzò un braccio imperioso e gli parlò con voce forte, eppure rassicurante.
«Soltanto un attimo, amico. Non ti sono ostile e non desidero farti del male. Ho soltanto bisogno di informazioni per trovare la strada.»
Flick abbassò la guardia e scrutò quell'immane ombra nera per cercare di individuarvi una sembianza umana. Ma non vide nulla e si spostò a sinistra, con passi lenti, cauti, per scorgere i tratti di quell'ombra scura al bagliore lunare che trapelava dagli alberi.
«Non voglio farti del male, tranquillizzati» proseguì la voce, come gli leggesse nel pensiero. «Non volevo spaventarti, ma non ti ho visto finché non mi sei capitato proprio davanti e avevo paura che andassi oltre senza notare la mia presenza.»
La voce si interruppe e la figura rimase immobile, silenziosa, ma Flick ne sentiva su di sé lo sguardo mentre si spostava sul sentiero per mettere le spalle alla luce. Lentamente la luna cominciò a disegnare i lineamenti del forestiero in linee vaghe e ombre azzurre. Per un lungo istante i due si affrontarono, studiandosi l'un l'altro, Flick cercando di capire cosa gli stesse davanti e lo straniero in tranquilla attesa.
Poi improvvisamente il forestiero balzò in avanti con terribile rapidità, afferrò Flick per i polsi e lo sollevò di peso da terra, mentre il coltello cadeva dalle dita inerti del giovane e la voce profonda rideva di lui, beffarda.
«E allora, mio giovane amico! Che cosa intendi fare, ora? Potrei trafiggerti il cuore e lasciarti qui in pasto ai lupi, se ne avessi voglia, non è vero?»
Flick si contorceva violentemente per liberarsi, mentre il terrore gli annebbiava la mente e non gli restava che un pensiero: fuggire. Che cosa fosse quella strana creatura che lo aveva vinto, non sapeva, ma certo era molto più potente di qualsiasi essere umano e pareva disposta a annientarlo. Poi improvvisamente lo sconosciuto l'abbassò davanti a sé, e la voce beffarda si fece gelida per l'irritazione.
«E adesso basta, ragazzo! Abbiamo giocato un po' e ancora non sai niente di me. Ho fame e sono stanco e non voglio restare qui nella foresta a gelare di freddo la notte, mentre tu decidi se sono uomo o bestia. Ora ti rimetterò per terra in modo che tu possa indicarmi la strada. Ma ti avverto... non tentare di scappare, altrimenti sarà peggio per te.»
La voce forte si spense e il tono dispiaciuto sparì mentre la nota beffarda ritornava in una breve risata.
«Inoltre» borbottò il forestiero, mentre la stretta d'acciaio delle sue dita si allentava e Flick scivolava sul sentiero «potrei esserti più utile di quanto tu creda.»
La figura indietreggiò di un passo mentre Flick si raddrizzava, strofinandosi energicamente i polsi. Voleva scappare, ma era sicuro che il forestiero l'avrebbe ripreso e questa volta l'avrebbe finito senza alcun ripensamento. Si chinò in avanti, cautamente, raccolse da terra il pugnale e se lo infilò di nuovo alla cintura.
Flick vedeva meglio lo straniero ora, e un rapido esame gli rivelò che era indubbiamente umano, seppure di una statura quale non aveva mai visto in nessun altro uomo. Era alto più di due metri, ma straordinariamente magro, anche se di questo era impossibile esser certi perché era tutto avvolto in un mantello nero con un cappuccio spinto fin sulla fronte. Il viso in ombra era lungo, segnato profondamente, incavato. Gli occhi erano infossati e quasi completamente nascosti da sopracciglia folte che si congiungevano fieramente sopra il lungo naso piatto. Una barba nera, corta, incorniciava una bocca larga che disegnava sul volto una linea sottile... apparentemente immobile. Quell'uomo, così tenebroso e imponente, aveva un aspetto che incuteva paura, e Flick dovette combattere l'impulso di fuggire verso la foresta. Non senza difficoltà, fissò il forestiero diritto negli occhi profondi, duri, e abbozzò un debole sorriso.
«Ho pensato che tu fossi un ladro» borbottò, esitante.
«Eri in errore» ribatté l'altro, tranquillo. Poi la voce si addolcì un poco: «Devi imparare a distinguere un amico da un nemico. Talvolta ne può andare della tua stessa vita. Ora, dimmi come ti chiami».
«Flick Ohmsford.» Esitò, poi proseguì con un tono di voce leggermente più rinfrancato: «Mio padre è Curzad Ohmsford. Ha una locanda a Valle d'Ombra, a un miglio o due da qui. Potrai trovarvi vitto e alloggio».
«Ah, Valle d'Ombra» esclamò il forestiero improvvisamente. «Sì, proprio dove sono diretto.» S'interruppe come riflettendo sulle proprie parole. Flick l'osservava, sempre in guardia, mentre l'altro si strofinava la faccia incavata con le dita nodose e guardava al di là della foresta verso la grande distesa erbosa. Era sempre assorto quando riprese a parlare.
«Tu... hai un fratello.»
Non era una domanda, ma una semplice constatazione. Formulata in un tono tanto calmo e distante, come se lo straniero non si aspettasse alcuna risposta, che quasi Flick non la udì. Poi comprendendo improvvisamente il senso di quella osservazione, sussultò lanciando all'altro una rapida occhiata.
«Come hai fatto a...?»
«Oh, be'» rispose l'altro «non è forse vero che ogni giovane della Valle ha un fratello da qualche parte?»
Flick annuì, in silenzio, senza capire cosa l'altro intendesse, domandandosi vagamente che cosa sapesse di Valle d'Ombra. Lo straniero lo guardò con espressione interrogativa, aspettandosi evidentemente di essere accompagnato verso il pasto e il letto promessi. Flick si girò rapidamente per ricuperare il suo sacco, lo sollevò e se lo buttò sopra una spalla, voltandosi a guardare la figura che gli torreggiava sopra.
«Il sentiero è da questa parte» annunciò, e i due si avviarono. [...]
✦ Terry Brooks. La spada di Shannara. Mondadori, 1978