Frammenti d'autore

La morte di Virgilio

💬 Azzurre e leggere, mosse da un lieve, appena percepibile vento contrario, le onde dell'Adriatico erano corse incontro alla squadra imperiale, quando essa, avvicinandosi lentamente alle piatte colline della costa calabra, veleggiava verso il porto di Brindisi; ed ora che la solitudine del mare, così piena di sole e pur così piena di morte, si mutava nella segreta allegrezza dell'opera umana ed i flutti, dolcemente irraggiati dalla vicinanza di uomini e case, si popolavano di ogni specie di navi, di quelle che egualmente tendevano al porto e di altre che ne erano uscite, ora che le barche dalle vele rossastre già d'ogni parte uscivano per la pesca serale abbandonando i piccoli moli dei molti paesi e villaggi lungo la riva lambita dalle candide onde, ecco che l'acqua si era fatta come uno specchio; e in alto si era dischiusa la perlacea conchiglia del cielo, scendeva la sera, e si sentiva l'odore del fuoco di legna dei focolari, ogni qual volta le voci della vita, un picchiar di martello o un richiamo, giungevano portati dal vento.

Dei sette navigli d'alto bordo che procedevano l'uno dopo l'altro in linea di fila, soltanto il primo e l'ultimo – snelli, rostrati, a cinque file di remi – appartenevano alla flotta militare; gli altri cinque – più massicci e imponenti, a dieci, a dodici file di remi – erano di fastosa costruzione, come si addiceva al tono della corte augustea, e quello centrale, il più splendido, rilucente d'oro la bronzea prora, rilucenti d'oro sotto il parapetto le teste leonine inanellate, pavesate le sartie di variopinti vessilli, portava sotto vele di porpora, grande e maestosa, la tenda dell'imperatore. Ma sulla nave che immediatamente seguiva, giaceva il poeta dell'Eneide, e il segno della morte era scritto sulla sua fronte.
✦ Hermann Broch. La morte di Virgilio. Feltrinelli, 1982