L'ottava nota
💬 13. Le mille e una notte
La città di Samarcanda, il regno di Sogdiana, 106 a.C.
Sheherazade, la maggiore delle due figlie di Khirad, il Gran Visir di Samarcanda nel regno di Sogdiana, era più spaventata di quanto non fosse mai stata in vita sua. Quel giorno doveva sposare Shahryar, colui che si era autoproclamato re di Sogdiana.
In circostanze normali Sheherazade, come ogni altra giovane donna, sarebbe stata eccitata all'idea di essere stata scelta come regina da Shahryar. Sfortunatamente però il re di Samarcanda era pazzo. Lo era diventato quando aveva scoperto che la sua prima moglie e le sue concubine gli erano state infedeli con alcuni schiavi della cittadella. Furioso per la rabbia, Shahryar aveva ordinato che fossero tutte uccise. Da allora aveva deciso che le donne erano traditrici, sleali e inaffidabili, destinate a causare vergogna e disgrazia ai loro mariti e padroni.
Ma al re mancava un erede, senza il quale i nobili di Samarcanda non potevano dormire tranquilli. A Sogdiana si incrociavano la via della seta e quella delle pellicce, era il crocevia per tutti e quattro gli angoli del mondo conosciuto. Per questa ragione nei secoli era stata invasa da popolazioni barbariche e straniere, desiderose di acquisire il controllo sulla regione e depredare le sue ricchezze. Quando i Seleucidi avevano perso il potere su Sogdiana, il regno era caduto nella corruzione e nel caos. Per restaurare l'ordine era necessario che ci fosse una dinastia originaria del luogo. Per questo motivo i consiglieri di Shahryar gli avevano raccomandato di scegliere una seconda sposa, da cui avere un erede.
Quello che non sapevano e che il padre di Sheherazade, Khirad, aveva scoperto per caso solo la notte prima, origliando una conversazione segreta tra il re e il boia della cittadella, era che sebbene Shahryar avesse ceduto alle richieste dei nobili, egli aveva anche dato ordine al boia di tagliare la testa alla regina la mattina seguente alla notte di nozze, una volta che avesse perso la verginità. In questo modo non avrebbe avuto l'opportunità di tradirlo. Il giorno dopo, a quella stessa ora, Sheherazade sarebbe stata morta.
Il cuore le batteva forte per il terrore e le mani erano umide di sudore. Sheherazade cercò di soffocare il panico, mentre le damigelle terminavano di vestirla per le nozze, in un elegante abito di seta colorata. Inclinando la testa, Sheherazade le licenziò e mentre le donne uscivano dalla stanza del Grande Palazzo della cittadella, entrò suo padre.
Con sua grande sorpresa, aveva tra le mani lo scrigno d'oro, argento e rame che costituiva il suo tesoro più prezioso. Alessandro Magno l'aveva portato a Sogdiana dalla Babilonia, più di due secoli prima.
«Figlia.» Khirad si rivolse a lei con tono solenne.
«Ti ho portato un dono di nozze.»
«Sì, lo vedo, padre. Sono onorata che vogliate affidarmi un oggetto di tale valore. Ciononostante, pensiate sia saggio darlo a me? Meglio di chiunque altro sapete che sua maestà ha perso la ragione. Se scoprisse quel che il libro nello scrigno contiene...»
«Potrebbe salvarti la vita, Sheherazade» insistette il padre, parlando a voce bassa per non essere sentito da eventuali spie. «Lui avrà bisogno di te per sapere ciò che il libro racconta.»
Sin da bambina, Sheherazade aveva studiato gli annali, le storie e le leggende dei re, dei nobili e degli eroi sogdiani. Inoltre, aveva raccolto un migliaio di volumi, o forse più, sui popoli antichi di tutte le terre straniere conosciute e sui loro comandanti. Aveva studiato le arti, la filosofia e le scienze e conosceva a memoria le opere di numerosi poeti. Considerata una delle donne più colte del regno, era riuscita a tradurre molte delle pagine di pergamena dell'antico ed enigmatico libro che attraverso i secoli era giunto a suo padre.
Per la prima volta da quando aveva saputo che avrebbe dovuto sposare il re, Sheherazade sentì nel cuore un sussulto di speranza. Forse Khirad aveva ragione. Forse anche un pazzo come Shahryar avrebbe compreso il valore inestimabile della saggezza del libro e avrebbe desiderato apprenderne il contenuto.
«Ma padre, e se sua maestà pensasse che si tratta di un trucco? Se non credesse che so leggere il libro?»
«Non sei solo colta, ma anche molto intelligente, figlia, forse la donna più intelligente in tutta Sogdiana» dichiarò il padre orgoglioso. «Confido che saprai trovare il modo di convincerlo.»
La cerimonia avrebbe avuto luogo nel Grande Tempio della cittadella. Nonostante il dono del padre, mentre usciva dal Grande Palazzo Sheherazade non riusciva a scrollarsi di dosso un senso di morte e di condanna. [...] # Altro
✦ Rebecca Brandewyne. L'ottava nota. Harlequin Mondadori, 2003