Frammenti d'autore

L'ottava nota

💬 16. Erode il Grande

La città di Gerusalemme, il regno di Giudea, 35 a.C.

Erode I, detto il Grande, re della Giudea, osservava pensieroso il misterioso scrigno d'oro, argento e rame collocato al centro di un alto tavolo di marmo finemente scolpito, in un angolo della splendida Grande Sala del Grande Palazzo.

«Un dono da parte del generale romano Marco Antonio» gli avevano annunciato gli araldi quando avevano recato lo scrigno alla sua presenza.

Per la sua lealtà a Roma, Erode era stato nominato re di Giudea, quindi qualche piccola ricompensa personale dal suo amico e compagno non era cosa inaspettata. Dopotutto Erode aveva fornito ad Antonio un considerevole aiuto militare e finanziario durante la guerra contro i Parti.

Però lo scrigno aveva evidentemente un enorme valore ed Erode era stupito che Antonio non l'avesse inviato a Cleopatra, la regina d'Egitto da cui si diceva fosse stato sedotto.

«Quella donna sarà la tua morte» l'aveva messo in guardia Erode, ma inutilmente. Antonio non ascoltava nessuno.

Certo non erano affari suoi, rammentò a se stesso il re, tornando a concentrarsi sullo scrigno. Pareva che i Parti l'avessero rubato a Sogdiana e che Antonio poi l'avesse strappato ai Parti per affidarlo ad Erode, affinché lo custodisse.

Ma Erode si domandava se non ci fosse sotto qualcos'altro. Forse anche Antonio sospettava che lo scrigno un tempo fosse appartenuto agli Ebrei, che si trattasse di un tesoro andato perduto quando i babilonesi avevano saccheggiato Gerusalemme, più di cinquecento anni prima? Il pensiero provocò a Erode un brivido di curiosità ed eccitazione.

Ancora oggi a Gerusalemme circolavano molte leggende su di esso. Si diceva che contenesse un antico manoscritto usato da re Salomone per costruire il suo Grande Tempio. Alcuni sostenevano che lo scrigno e il libro fossero custoditi nell'Arca dell'Alleanza, in seguito misteriosamente scomparsa.

Era davvero possibile, si chiedeva Erode incuriosito, che dopo tutto quel tempo lo scrigno fosse tornato in Giudea? Sembrava incredibile.

Sorreggendosi il mento con una mano, meditabondo, Erode girò intorno al tavolo di marmo e studiò lo scrigno da tutti i lati.

«È quello il dono di Marco Antonio?» chiese sua moglie Marianna entrando nella Grande Sala.

«Sì» annuì Erode prestandole poca attenzione.

«È meravigliosa.»

«Sì, lo è.»

«Perché non l'hai aperta?» domandò lei.

«Per due motivi. Primo: lo scrigno sembra possedere una strana forza, un'energia che si avverte non appena lo si tocca e che durante il contatto aumenta e si fa sempre più dolorosa. Secondo: per aprirla bisogna scoprire l'esatta sequenza del rompicapo, il modo in cui le sue parti devono essere mosse per sbloccare il meccanismo interno.»

Erode smise di camminare e mostrò alla moglie come i pezzi di metallo che rivestivano la scatola potessero essere fatti scivolare verso destra o verso sinistra, su tutti e quattro i lati.

«Non ho ancora trovato la successione esatta. Ci sono decine, forse centinaia di combinazioni possibili e basta un singolo errore perché lo scrigno rimanga chiuso. Chiunque l'abbia disegnato doveva essere un genio... o un demonio...» [...] # Altro
✦ Rebecca Brandewyne. L'ottava nota. Harlequin Mondadori, 2003

Alcuni oggetti sembrano sottrarsi al destino degli uomini. Passano di mano in mano, attraversano regni, guerre e civiltà, sopravvivono ai loro custodi e continuano silenziosamente il proprio viaggio. Più che custodire un segreto, finiscono per diventarlo essi stessi. E forse il loro potere non consiste tanto in ciò che racchiudono, quanto nel fatto che nessuno riesce mai a possederli davvero.

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