L'architettura delle cose
💬 GLI ATOMI, DI CUI SONO FATTE LE COSE
Sono ormai duemila anni dacché Tito Lucrezio Caro, filosofo latino, trattò della costituzione della materia nel suo De rerum natura . In questo poema l'aria, l'acqua, la terra e tutte le altre cose di questo mondo erano ritenute costituite da innumerevoli particelle o corpuscoli in continuo, rapidissimo moto e tanto minuti da risultare perfettamente invisibili all'occhio umano. Secondo Lucrezio questa ipotesi era sufficiente a spiegare tutte le proprietà della materia. In realtà i principî esposti nel suo poema non erano suoi; egli cercava soltanto di spiegare le teorie di una certa scuola filosofica, da lui ritenute rispondenti al vero. Esisteva però anche una corrente opposta di idee, secondo la quale, per quanto profondamente si penetrasse nell'intimo delle cose, non sarebbe possibile scoprire l'esistenza di una struttura: supposto di suddividere l'acqua contenuta in un recipiente in singole goccie, queste di nuovo in altre goccie piú piccole e cosí via, anche le piú minute particelle d'acqua che si potessero ottenere sarebbero pur sempre acqua identica in tutte le sue proprietà a quella contenuta nel recipiente. Secondo Lucrezio invece, spingendo sufficientemente oltre questa suddivisione, si giungerebbe infine a corpuscoli indipendenti, agli atomi. La parola atomo vuole appunto dire che non si può ulteriormente dividere.
Fra questi due modi di vedere vi è una differenza sostanziale. Secondo gli uni sarebbe perfettamente inutile indagare piú a fondo la struttura delle sostanze, poiché, per quanto oltre si procedesse, non si giungerebbe a nulla di nuovo. Secondo gli altri invece, la natura delle cose, come noi la conosciamo, dipenderebbe dalle proprietà degli atomi che le compongono, epperciò sarebbe molto interessante ed importante di stabilire come questi atomi sono fatti. Questo secondo modo di vedere si è poi dimostrato essere molto piú vicino alla realtà che non il primo.
✦ Sir William Bragg. L'architettura delle cose. Mondadori, 1934
Per alcuni, la materia poteva essere divisa all'infinito senza mai cambiare davvero; per altri, sotto ciò che vediamo esisteva invece un limite invisibile, un granello ultimo da cui tutto dipende. Sono duemila anni che il pensiero umano oscilla così tra continuità e frammento, tra superficie e profondità, come se ogni cosa chiedesse silenziosamente: fino a dove è possibile guardare dentro al mondo?