Frammenti d'autore

Fantasmi italiani

💬 Anni fa l'engagement veniva proposto in forme diverse: quelle famose illusioni di Sartre per cui la letteratura non ha senso e non vale niente finché c'è al mondo un solo bambino affamato... Ma allora non bisognava scrivere quei suoi brutti romanzi che "valgono" anche meno di un bambino che ha mangiato, e dedicare piuttosto non una battuta ma la carriera a una vigorosa propaganda antidemografica, si sa; e naturalmente, volendo, e avendo tempo, ricominciare ogni volta a chiedersi che senso hanno tutte le arti e tutte le scienze e tutta la cultura, nonché la manutenzione dei monumenti del passato, dal momento che né si mangiano né danno da mangiare, arrivando come sempre alla conclusione delle nostre nonne, che invece pensavano ai loro coetanei: ma perché la Chiesa non vende un po' di candelabri per dar da mangiare ai poveri vecchi?

O ancora, si possono rammentare quei pregiudizi tipici della Beauvoir per cui «io non scrivo, fotografo, e il documento parla da sé»: cose da turisti giapponesi, la realtà che se ne sta lì muta e insignificante finché non arriva la signora a fare le sue diapositive "parlanti" per gli amici che poi dicono «formidable!». Ma in questo engagement vecchio e piramidale, come risulta saccente e antipatico il privilegiare quel solo momento della Presa di Coscienza, come se non soltanto la Realtà stesse lì aspettando di venire «scoperta» e «rivelata», ma anche gli Altri, i Cittadini, i Lettori, fossero tutti Belle Addormentate che ronfano come delle coglione finché non arriva lì il maître à penser ad alfabetizzarle, a «sensibilizzarle», lui, quale deus ex machina, giacché loro, magari, da sole non ce la facevano. Povere ragazze (Foucault) quanto tempo perché gli venga un po' di spirito... # Altro
✦ Alberto Arbasino. Fantasmi italiani. Cooperativa Scrittori, 1977

La realtà non se ne sta lì immobile, in posa per una foto, aspettando che qualcuno arrivi finalmente a svilupparne il negativo. E i lettori non sono principesse addormentate che russano beate finché il maître à penser di turno non le svegli con una lezione di coscienza civile. Il mondo capisce spesso molto prima di chi pretende di spiegarglielo. La letteratura, quando dimentica questa semplice verità, rischia di trasformarsi in una conferenza tenuta ad un pubblico che già ne conosce il programma a menadito.

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