Frammenti d'autore

Il fine ultimo della creazione

💬 All'altra estremità del braccio – a pochi metri dal cancello che dava sul cortile – c'era un microfono pronto sul palco. Mentre si avvicinava, Hobbes sentiva il sudore scorrergli lungo il collo fino a bagnargli la camicia, e gocciolargli dalla fronte negli occhi. Soffocò l'impulso di asciugarsi la faccia. Cornelius Clunes aveva creato il suo capolavoro nell'atmosfera umida e cupa della Londra vittoriana. L'imprevisto risultato della sua stravagante impresa in ferro e vetro, una volta realizzata nel clima subtropicale del Texas orientale, era stato quello di trasformare il carcere in una gigantesca serra che catturava i raggi del sole, trasferendo la sua energia ai corpi sudati dei detenuti. Nel passato, le condizioni sanitarie erano così scandalose da decimare la popolazione dell'istituto, assalita con regolarità da epidemie di colera, febbre gialla e febbre tifoide. In questi casi il carcere veniva abbandonato ai suoi ospiti, e i viveri calati dalle mura di cinta, fino a quando il contagio non si era spento. Poiché i prigionieri non esitavano a fare quello che le autorità non osavano, cioè sopprimere senza pietà chiunque presentasse qualche sintomo d'infezione, a quell'epoca le epidemie produssero spasmi di violenza che superavano perfino le fantasie di Hobbes
Tim Willocks. Il fine ultimo della creazione. Mondadori, 1995