Frammenti d'autore

Il cardellino

💬 «È il primissimo quadro che ho amato» stava dicendo mia madre. «Era in un libro che prendevo sempre in prestito alla biblioteca quand'ero bambina. Mi sedevo per terra accanto al letto e lo guardavo per ore, completamente rapita dal fascino di quella creaturina! Insomma, è incredibile quante cose si possano imparare a proposito di un quadro osservando una banalissima riproduzione. All'inizio mi affezionai all'uccellino, come se fosse il mio animale da compagnia o qualcosa del genere, poi mi innamorai del modo in cui era dipinto». Rise. «Ora che ci penso, la Lezione di anatomia era nello stesso volume, e mi terrorizzava a morte. Chiudevo il libro di scatto, se per sbaglio mi capitava di aprirlo su quelle pagine».

La ragazzina e il signore anziano ci avevano raggiunti. Per mascherare l'imbarazzo mi chinai in avanti e fissai lo sguardo sul quadro. Era piccolo, il più piccolo della mostra, e il più semplice: un cardellino giallo su sfondo pallido, la zampetta sottile come un ramoscello incatenata a un trespolo.
Donna Tartt. Il cardellino. Rizzoli, 2014

Prima ancora di essere pittura, quel piccolo uccello è stato una presenza: una creaturina da custodire con gli occhi, un animale immaginario posato sulle ginocchia di una bambina seduta per terra. Solo più tardi arriva il resto: il modo in cui è dipinto, la luce pallida, la zampetta sottile, la catena, il trespolo. Ma l'incanto nasce prima della cultura, prima delle parole giuste, prima dei musei: nasce da una riproduzione consumata, guardata fino a diventare compagnia. Forse ogni vero quadro entra così nella vita: non spiegandosi, ma lasciandosi amare.