Frammenti d'autore

Genesi e caratteri d'Inghilterra moderna

💬 VII. La lotta contro la Francia rivoluzionaria e napoleonica (1/2)

La tempesta scoppiò e si aggravò mentre Pitt, fortissimo al Governo, stava attuando opportune e fortunate riforme finanziarie ed economiche, che promuovevano la prosperità nazionale (tra queste un trattato di commercio con la Francia nel 1786, a base liberistica); e pensava a preparare anche riforme politiche avvicinantisi ai principii liberali sostenuti dai whigs; cioè a dire esplicava una attività per la quale era condizione indispensabile un lungo periodo di pace esterna, che il grande Statista auspicava con tutto il cuore.

Ma gli eventi rivoluzionari, sia con la piega di selvaggia violenza che assunsero ben presto all'interno della Francia, sia con le nuove tendenze espansionistiche verso i confini naturali, che alimentarono dopo le vittorie di Walmy e di Jemappes e l'invasione del Belgio (autunno 1792), determinarono un radicale cambiamento nella politica interna ed estera dell'Inghilterra. I molti simpatizzanti che la prima fase della Rivoluzione aveva suscitato anche in Inghilterra, sia fra i fautori idealistici della libertà e del progresso, sia fra i politici che consideravano ad ogni modo propizie le novità francesi, in quanto prevedevano da esse un indebolimento della forza politica internazionale della Francia e quindi un vantaggio per l'Inghilterra, si trasformarono ben presto quasi tutti in avversari decisi. Indizio del cambiamento, il successo prodigioso conseguito dalla spietata critica antirivoluzionaria sviluppata dal Burke nelle Reflections on the French Revolution, di cui 30 mila copie furon vendute in poche settimane. A ciò seguì una legislazione di severe misure repressive, che il Governo attuò prontamente di fronte a sporadici movimenti tentati qua e là da elementi rivoluzionari sognanti di imitare la Francia; e seguì anche l'abbandono di ogni proposito di riforme liberali e parlamentari, con gran disappunto dei whigs, ridotti a schiere sparute e impotenti al seguito di Fox.

All'irrigidimento della politica interna si accompagnò la decisione di intervento nelle coalizioni europee, col che l'Inghilterra riaprì il formidabile conflitto continentale, navale, coloniale con la Francia, per chiuderlo soltanto dopo ventidue anni, a Waterloo. La storica decisione venne presa da Pitt il 1° febbraio 1793, quando le vittoriose armate francesi del Belgio minacciavano l'Olanda, e quando l'impressione di orrore e di sdegno suscitate dall'esecuzione di Luigi XVI e dallo scatenamento del Terrore, aveva paralizzato anche gli ultimi simpatizzanti che la causa della Rivoluzione aveva al di là della Manica.

Decisa la lotta, Pitt la condusse con inflessibile energia e tenacia, integrando con sussidi finanziari agli alleati continentali per l'aumento dei loro eserciti, le scarse forze terrestri che l'Inghilterra, priva di un'armata permanente, poteva mettere in campo, e sviluppando sopra tutto la grande azione navale di blocco delle coste francesi, di attacco e di distruzione delle flotte avversarie in Mediterraneo e in Oceano, di occupazione delle posizioni insulari e delle colonie. Nella prima fase della lotta, durata un decennio fino alla pace di Amiens (marzo 1802), l'Inghilterra vide disciolte e battute l'una dopo l'altra due coalizioni, alla testa delle quali si era messa nel 1793 e nel 1799; e vide la Francia repubblicana e rivoluzionaria completamente vittoriosa per terra, estesa ai confini naturali, fiancheggiata al di là del Reno, delle Alpi e dei Pirenei da Stati alleati, o per meglio dire vassalli, che le assicuravano il predominio assoluto sul continente. Ma per contro l'Inghilterra aveva reso incrollabile il suo primato navale, con la distruzione non solo delle flotte francesi, ma anche di quelle della Spagna, dell'Olanda e della Danimarca, successivamente alleate della Francia; e ciò attraverso una serie di memorabili vittorie a Tolone (1793), davanti a Brest (1° giugno 1794), al capo San Vincenzo (14 febbraio 1797), a Camperdown (11 ottobre 1797), ad Aboukir (1° agosto 1798), a Copenaghen (marzo 1801); aveva rafforzato la sua posizione marinara e coloniale con l'occupazione di Ceylon, della colonia del Capo, di Malta, delle Antille francesi e con lo stroncamento dei movimenti di rivolte indiane che la Francia repubblicana aveva cercato di promuovere e di aiutare, applicando per la rivincita in India gli stessi metodi applicati con fortuna dalla Monarchia borbonica in America nel 1778-1783. [...] # Altro
✦ Pietro Silva. Genesi e caratteri dell'Inghilterra moderna. Istituto per gli studi di politica internazionale, 1939

La Rivoluzione francese interrompe una stagione nella quale pace, prosperità e riforme sembravano poter procedere insieme. L'espansione militare della Francia e la violenza rivoluzionaria trasformano però rapidamente anche l'atteggiamento inglese: alle iniziali simpatie succedono il timore, la repressione interna e infine la guerra. Da quel momento lo scontro assume dimensioni europee e mondiali. Sul continente le coalizioni sostenute da William Pitt il Giovane vengono sconfitte e la Francia estende il proprio predominio; sui mari accade l'opposto. Mentre Napoleone si prepara a dominare l'Europa terrestre, l'Inghilterra costruisce vittoria dopo vittoria quella supremazia navale che le permette di resistere, ampliare i propri possedimenti e continuare la lotta. Due potenze sembrano così dividersi il mondo: l'una domina la terra, l'altra il mare. E la guerra, cominciata quasi contro i propositi di Pitt, durerà fino a Waterloo.

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