Sapere non significa possedere molte opinioni, ma aderire al vero e liberarsi del falso. Gli errori non accrescono la conoscenza: la diminuiscono, come i debiti diminuiscono un patrimonio. Per questo la ricerca della verità richiede discernimento: la mente non cresce perché dubita di tutto, né perché crede a tutto. Cresce quando sa distinguere il vero dal falso e trova il coraggio di aderire al primo e abbandonare il secondo. In ciò, il dubbio è fecondo finché libera dagli errori; oltre quel confine vale solo quale forma superiore di ignoranza. E la verità, comunque sia, non entra nella vita allorché viene compresa, ma quando riceve il suo assenso; non è davvero posseduta finché non diventa un consenso interiore dell'intera persona. È allora che l'intelligenza incontra la volontà e il conoscere si fa, insieme, atto di libertà e di responsabilità. È lì che intelletto, volontà e coscienza cessano di procedere disuniti e cominciano a parlare con una voce sola.
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1. Perché Rosmini paragona gli errori ai debiti che diminuiscono un patrimonio?
Risposta corretta: B
Sapere non significa accumulare indifferentemente opinioni vere e false. L'errore non aggiunge un'altra forma di conoscenza: la sottrae, perché allontana dal vero. La metafora economica è particolarmente efficace: come un debito riduce un patrimonio invece di accrescerlo, così l'errore impoverisce la mente. In questo senso è una privazione, non un credito da aggiungere al sapere.
2. Quando il dubbio, da strumento utile della ricerca, diventa per Rosmini una forma di ignoranza?
Risposta corretta: A
Il dubbio è fecondo finché impedisce un assenso frettoloso e libera la mente dagli errori. Ma non può diventare una dimora permanente. Quando il vero si presenta con sufficiente evidenza, continuare a rifugiarsi nel «sapere di non sapere» non è più prudenza: significa sottrarsi al giudizio e fare dell'ignoranza una giustificazione dell'inazione.
3. Che cosa distingue l'assenso dalla semplice comprensione di una verità?
Risposta corretta: B
Una verità può essere compresa senza che per questo entri davvero nella vita dell'uomo. L'assenso segna il passaggio ulteriore: l'intelligenza riconosce il vero e la volontà vi aderisce. Il conoscere cessa così di essere una semplice operazione logica e diventa anche un atto libero e responsabile.
4. Perché l'assenso stabilisce un legame fra conoscenza e vita morale?
Risposta corretta: C
L'intelligenza vede il vero, ma questa visione non basta ancora a realizzare l'unità della persona. Nell'assenso interviene la volontà, che riconosce e accoglie ciò che l'intelligenza ha visto. È allora che conoscere e volere possono accordarsi: intelletto, volontà e coscienza cessano di procedere disuniti e il vero riconosciuto diventa anche criterio dell'agire.