Frammenti d'autore

Il pozzo e il pendolo

💬 Ero stomacato... stomacato a morte di quella lenta agonia, e quando alla fine mi slegarono e mi permisero di sedere, ebbi l'impressione che i sensi mi abbandonassero.

La sentenza, la temuta sentenza di morte, era stata l'ultima percezione distinta a raggiungere le mie orecchie. Subito dopo, il suono delle voci degli inquisitori mi pervenne come sommerso in un confuso sognante indefinito brusio. Questo suono vago portava al mio spirito un'idea di circonvoluzione, forse per associazione fantastica con il ronzare di una macina da mulino. Ma questa sensazione durò solo per poco, poiché quasi subito non intesi altro.

Tuttavia, per un certo tempo, vidi, ma con quale spaventosa esagerazione! Vedevo le labbra dei giudici ammantati di nero. Esse mi apparivano bianche, più bianche del foglio su cui traccio queste parole, e sottili sino a divenire grottesche; sottili, tanto intensa e tesa era la loro espressione di durezza, di risoluzione immutabile, di severo disprezzo dell'umana tortura.

Vedevo che i voleri di quel che per me era il Fato, ancora uscivano da quelle labbra. Le vidi contorcersi in un favellare di morte, le vidi foggiare le sillabe del mio nome, e rabbrividii poiché nessun suono ne usciva. Vidi pure, durante alcuni attimi di delirante orrore, il lieve, pressoché impercettibile ondeggiare dei cortinaggi cupi che avvolgevano le mura della camera.

Allora il mio sguardo cadde sulle sette alte candele poste sul tavolo. A tutta prima queste mi sembrarono rivestite dell'immagine della carità, mi sembrarono bianchi angeli esili che mi avrebbero salvato; ma subitamente una nausea mortale si impadronì del mio spirito, e sentii fremere ogni fibra del mio corpo come se avessi toccato il filo di rame di una batteria galvanica, mentre le visioni angeliche si tramutavano in spettri informi, dal capo fiammeggiante, e io capivo che da essi mai aiuto alcuno mi sarebbe giunto.

Allora penetrò furtivo nella mia mente, simile a un caldo accordo musicale, il pensiero di quanta ineffabile dolcezza sarebbe stato il riposo nella tomba. Questo pensiero mi raggiunse a poco a poco, di soppiatto, e mi sembrò che molto tempo scorresse prima che io potessi intenderlo pienamente, ma proprio mentre il mio spirito giungeva alla fine a coglierlo e a comprenderlo appieno, le figure dei giudici dileguarono dinanzi ai miei occhi come per effetto di magia; le alte candele svanirono nel nulla, la loro fiamma si estinse come per incanto, sopravvennero tenebre e oscurità, e tutte le mie sensazioni parvero inghiottite in una folle precipite discesa simile a quella dell'anima mentre è risucchiata dall'Ade. Poi il silenzio, l'immobilità, la notte divennero l'universo.
✦ Edgar Allan Poe. Il pozzo e il pendolo. Rizzoli, 1993

La condanna è già stata pronunciata, ma la vera discesa comincia dopo. Le voci si dissolvono, i volti si deformano, le candele oscillano tra la promessa della salvezza e l'annuncio della rovina. Nulla rimane stabile: ogni immagine muta, ogni certezza si sfalda, ogni appiglio si trasforma in inganno. Perfino il pensiero della tomba assume per un istante il volto della consolazione. Poi anche quello svanisce. Restano soltanto la caduta, il buio e la sensazione che il mondo abbia smesso di obbedire alle leggi della realtà per consegnarsi a quelle dell'incubo.

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