Frammenti d'autore

Il mare non bagna Napoli

💬 UN PAIO DI OCCHIALI

«Ce sta 'o sole... 'o sole!» canticchiò, quasi sulla soglia del basso, la voce di don Peppino Quaglia. «Lascia fa' a Dio» rispose dall'interno, umile e vagamente allegra, quella di sua moglie Rosa, che gemeva a letto con i dolori artritici, complicati da una malattia di cuore, e soggiunse, rivolta a sua cognata che si trovava nel gabinetto: «Sapete che faccio, Nunziata? Più tardi mi alzo e levo i panni dall'acqua».

«Fate come volete, per me è una vera pazzia,» disse dal bugigattolo la voce asciutta e triste di Nunziata «con i dolori che tenete, un giorno di letto in più non vi farebbe male!». Un silenzio. «Dobbiamo mettere dell'altro veleno, mi sono trovato uno scarrafone nella manica, stamattina».

Dal lettino in fondo alla stanza, una vera grotta, con la volta bassa di ragnatele penzolanti, si levò, fragile e tranquilla, la voce di Eugenia:

«Mammà, oggi mi metto gli occhiali».

C'era una specie di giubilo segreto nella voce modesta della bambina, terzogenita di don Peppino (le prime due, Carmela e Luisella, stavano con le monache, e presto avrebbero preso il velo, tanto s'erano persuase che questa vita è un gastigo; e i due piccoli, Pasqualino e Teresella, ronfavano ancora, capovolti, nel letto della mamma).

«Sì, e scassali subito, mi raccomando!» insisté, dietro la porta dello stanzino, la voce sempre irritata della zia.
Anna Maria Ortese. Il mare non bagna Napoli. Einaudi, 1953