Frammenti d'autore

Il complesso delle virgole

💬 1. Un quadro via l'altro senza interesse, e quasi all'uscita della mostra, quel paesaggio. Mi avvicinai a leggere il cartellino: Madera.

Case aggrappate nel nido di una ghirlanda di cactus che incorniciava il dipinto aprendosi in alto come una collana. Cielo arso, muri gessosi, foglie a specchio per incontri di verdi, azzurri, violetti. Un'intuizione di spiaggia accecata, di spume bevute dalla rena, di ansiti d'onda fino alla merlettata geometria dei patios. Sapeva la pigrizia dei silenzi pomeridiani, la salina, sonante presenza dell'oceano e il suo baluginoso abbarbagliare, gli angoli che hanno posto appena per un cappello d'ombra. Ma nel tono composito della trasparenza oro-rosa (il color locale) respirava qualcosa di noto. Come se un libro si sfogliasse in pagine fantastiche e tuttavia familiari. Cose vissute o sognate? Mi smarrivo in quelle visioni fugaci, riassunte, scivolando nel chiaroscuro della memoria fin dove vaneggiava la mia infanzia.

Il paesaggio di Madera aveva il suo stesso accordo: donante, terso. C'è sfumatura e sfumatura. Gli altri rosa svaporano eterei o aggrumano congesti; quello era leggiero e savio come il profumo di certi legni. Nel suo riflesso le campanule parevano ditali di rugiada, le margherite girotondi di pennellate, l'erba un invito alle capriole, perfino le prime paure si sfacevano, pietose con la mia carne tenera. Come nell'elemento della matrice la mia infanzia vi nuotava volubile: un ignaro girino. E ora la rivedevo, in una culla di seni verdi, dietro la nebbia degli anni (come perduta!), laggiù, oltre gli sbagli che confondono le strade, oltre la stanchezza degli affanni inutili, degli involi traditi. Perché il tempo felice è rubato alla coscienza? Perché la volontà non ha sempre timone? Perché la nostra vita non ci appartiene abbastanza? Nel quadro di Madera aleggiavano la bellezza e l'illogicità dei miei anni, i toni soffici delle ingenue verità – più tardi coperte secondo la recita d'obbligo – e delle ingenue bugie assolte dal rosa plenario, un catino di limpida acqua brulicante al gioco del sole. Immergervi il viso e le mani per tornar bambina! [...]
✦ Guia Milesi. Il complesso delle virgole. Baldini & Castoldi, 1967

Non è sempre il ricordo a cercare noi, talvolta può essere una luce. Un riflesso, un colore, un odore dimenticato possiedono chiavi che la volontà non ha mai avuto. Allora il tempo non torna indietro: si apre. E per un istante la distanza fra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati scompare, come se bastasse immergere il viso in quell'acqua limpida per ritrovare, insieme all'infanzia, anche la parte di noi che il mondo ci ha lentamente insegnato a dimenticare.

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