Frammenti d'autore

Fishke lo zoppo

💬 Non appena inizia a risplendere il sole luminoso dell'estate e nei campi gli uomini sembrano come rinascere a nuova vita, rallegrandosi in cuor loro nell'osservare il mondo meraviglioso che Dio ha creato, proprio in quel periodo comincia per gli ebrei il tempo più triste dell'anno: essi moltiplicano i lamenti, mentre lacrime traboccano dai loro occhi. Allora si succede l'intera sequenza dei dolori: digiuni, tormenti, lamenti e pianti, che vanno dal periodo del Computo degli Omer fino all'avanzata estate, anzi fino al grande fango e all'umido freddo dell'autunno. In quello stesso tempo si apre per me, Mendele il libraio, la grande fiera annuale: lavoro duramente, vado in giro con il mio carro per provvedere a tutti i figli d'Israele, anche nelle più sperdute shtetlakh, del materiale necessario ormai da secoli per piangere: lamentazioni, selichot, tchines in jiddisch per le donne, Meane-Loshon, shofarim, e machzorim. In breve: gli ebrei si lamentano, trascorrono in lacrime tutta l'estate – e io nel frattempo faccio affari. Ma ora non intendo parlare di queste cose.
✦ Mendele Moicher Sfurim. Fishke lo zoppo. Marietti, 1984

L'estate porta luce, raccolti e campi rigogliosi. Ma per Mendele porta soprattutto clienti. Mentre il calendario religioso richiama alla memoria antiche sciagure e intere comunità si preparano a digiunare, pregare e piangere, lui carica il carro e si mette in viaggio con il necessario per il lutto: libri di preghiere, lamentazioni, testi sacri e strumenti rituali. C'è qualcosa di irresistibilmente ironico nel contrasto tra il dolore collettivo e il pragmatismo del libraio ambulante. Gli altri versano lacrime; lui fa i conti. Eppure non c'è cinismo. C'è piuttosto quella saggezza jiddish che sa come il pianto e il commercio, la fede e la necessità quotidiana, viaggino spesso sullo stesso carro.