Non si cerchi un motivo logico per questo sostare in un caffè tanto squallido e anonimo. Non vi sono segreti da strappare o misteri da venerare. Si è solo valigie stipate di ricordi, paure e desideri, trascinate dagli urti del viaggio, smarrite e ritrovate fino a quando l'Estremo Facchino non ci scaraventerà sul treno definitivo. Eppure, che spettacolo irresistibile offrono questi bagagli serrati! Ci si ritrova a osservarli con l'eccitazione di un doganiere, sospesi nell'istante in cui si dubita se credere alla dichiarazione del viaggiatore o al silenzio della sua valigia. È in quel breve esitante intervallo che si nasconde il vero brivido dell'esistenza.