Frammenti d'autore

Felicità e altri racconti

💬 JE NE PARLE PAS FRANÇAIS

Non so perché ho tanta simpatia per questo piccolo caffè. È sporco ed è triste, triste. Non che abbia qualcosa che lo distingua da cento altri, non ha nulla che lo distingua; oppure che vengano qui ogni giorno tipi strani, che si possano osservare dal proprio angolo, e riconoscerli, e farsene più o meno (con un forte accento sul meno) un'idea.

Ma vi prego di non immaginare che questa parentesi sia una confessione della mia umiltà dinanzi al mistero dell'animo umano. Tutt'altro; io non credo nell'animo umano. Non vi ho mai creduto. Credo che le persone siano come valige, che vengono riempite con vari oggetti, messe in movimento, gettate qua e là, buttate via, lasciate cadere a terra, perdute e ritrovate, svuotate d'un tratto a metà, oppure inzeppate fino a diventar più gonfie che mai, finché, all'ultimo, l'Estremo Facchino le getta sul treno estremo che se ne va sferragliando.

Non che codeste valige non possano essere molto affascinanti. Oh, molto ma molto! Mi vedo dinanzi ad esse, sapete, come un impiegato della dogana.

«Ha qualcosa da dichiarare? Vini, liquori, sigari, profumi, seterie?»

E quell'attimo di esitazione, in cui dubito se sono sul punto di lasciarmi ingannare, prima che sia tracciato quel certo fregaccio, e poi l'altro attimo di esitazione subito dopo, mentre dubito se son stato ingannato, ecco forse i due attimi più emozionanti dell'esistenza. Sì, per me lo sono.
✦ Katherine Mansfield. Felicità e altri racconti. Longanesi, 1988

Non si cerchi un motivo logico per questo sostare in un caffè tanto squallido e anonimo. Non vi sono segreti da strappare o misteri da venerare. Si è solo valigie stipate di ricordi, paure e desideri, trascinate dagli urti del viaggio, smarrite e ritrovate fino a quando l'Estremo Facchino non ci scaraventerà sul treno definitivo. Eppure, che spettacolo irresistibile offrono questi bagagli serrati! Ci si ritrova a osservarli con l'eccitazione di un doganiere, sospesi nell'istante in cui si dubita se credere alla dichiarazione del viaggiatore o al silenzio della sua valigia. È in quel breve esitante intervallo che si nasconde il vero brivido dell'esistenza.