Frammenti d'autore

Copernico e il suo mondo

💬 Proemio

Rivoluzioni celesti

In mille anni il personaggio più formidabile fu un astronomo, che per amore di ordine scatenò la più sfrenata delle rivoluzioni: quella scientifica. Scrisse a proposito della luna e delle stelle, ma nessun altro autore vibrò un colpo più grave all'umanità e alla sua falsa superbia.

Era pacifico e pio; uomo tranquillo, senza grandi poteri, senza grandi titoli, senza grandi ricchezze. Scrutava, calcolava, pensava. Ma nessun Gengis-Khan o Napoleone, nessun imperatore o pontefice mutò in modo più radicale il cammino dell'umanità di quel canonico di Thorn – un astronomo, un umanista: Nicolò Copernico.

Da quattro secoli il nostro sistema del mondo porta il suo nome. Oggi gli scolaretti imparano che la terra ruota su se stessa e ruota attorno al sole. Vivo Copernico, era pericoloso affermare a voce alta che la terra si muoveva. Egli esitò "quattro volte nove anni" prima di fare stampare questo semplice principio, che in realtà fu la frase più insolente mai pubblicata prima di allora. Per causa sua la Chiesa mise al bando il libro di Copernico che porta la rivoluzione già nel titolo. Per causa sua Galilei fu imprigionato e costretto alla ritrattazione. Per causa sua Giordano Bruno fu arso vivo. Grandi uomini non ebbero il coraggio di seguire il semplice pensiero di Copernico; e soltanto nel secolo scorso la Chiesa cancellò dall'Indice dei Libri Proibiti le opere di Copernico, Keplero e Galilei. Martin Lutero, il monaco ribelle di Wittenberg, dileggiò il rivoluzionario canonico di Thorn, il "novello astrologo, colui che voleva dimostrare che la terra si muove e gira attorno, e non il cielo o il firmamento, il sole e la luna... quel pazzoide che vuol capovolgere tutta l'arte dell'astronomia! Ma come indica la Sacra Scrittura, Giosuè fermò il sole, e non la terra!".

E Filippo Melantone, il "Precettore della Germania", invocò l'intervento dell'autorità contro la "sfrenatezza morale" di questo astronomo. "Oculi sunt testes", esclama Melantone: quel che vediamo parla contro Copernico. L'autorità della Bibbia parla contro di lui. La millenaria approvazione dei dotti parla contro di lui. Dunque, Copernico è assurdo!

Ma oggi esistono copernicani in maggior numero di quanto esistano pii luterani, maomettani, giudei...

Copernico ebbe fortuna. E fu anche saggio.

Altrimenti, come avrebbe potuto un uomo buono vincere senza altra arma che non fosse la ragione? Scese in campo da solo contro tutto il mondo, la Chiesa, l'imperatore, gli autori di maggior grido del suo secolo, Tolomeo, Aristotele e Dio; contro la mera parvenza visiva e il pregiudizio scientifico e la diffusa ignoranza, cui egli si presentò come l'individuo più sfrontato del millennio!

"Fra tutte le scoperte e le teorie" scrive Goethe "nulla può aver prodotto sullo spirito umano effetti maggiori dell'insegnamento di Copernico. Il mondo era stato appena riconosciuto come sferico e concluso in sé, e già doveva rinunciare all'immenso privilegio d'esser centro del cosmo. Forse non è mai stata lanciata all'umanità sfida maggiore; infatti, che cosa s'è dissolto in polvere e fumo, a causa di questa constatazione? Un secondo paradiso, un mondo di innocenza, di poesia e di pietà, la testimonianza dei sensi, la convinzione d'una fede poetico-religiosa – nessuna meraviglia che l'uomo non volesse lasciarsi derubare di tutto questo, che si opponesse con ogni mezzo a siffatta teoria, la quale autorizzava chi la accettasse a una libertà di orizzonti fino allora ignota, anzi insospettata, e a una altrettanto insospettata grandiosità di sentimenti."

Copernico e i suoi seguaci hanno riportato una vittoria incomparabile, universale come mai lo fu una qualsiasi religione o rivoluzione. Soltanto Copernico liberò il pensiero. Sui suoi risultati si fonda oggi ogni filosofia, e con lui comincia la vera scienza. Grazie a Copernico e Keplero e Galilei e Newton, la civiltà compì in trecent'anni progressi maggiori di quanto avesse fatto prima in tremila anni. Scrive Einstein che il progresso della scienza non ha lasciato intatta neppure la semplice idea di Copernico (cioè che la terra ruoti attorno al proprio asse e attorno al sole) divenuta così evidente per tutti, e che la scoperta copernicana, la cui grandezza potrebbe venir misurata solo dallo scienziato, diverrebbe in determinate condizioni (oggi apparentemente irrealizzabili) addirittura irrilevante, come l'intera disputa fra tolemaici e copernicani. Ma come avrebbe potuto esistere la teoria di Einstein senza quella di Copernico?

Copernico ebbe fortuna.

In esilio, sul letto di morte, Tycho de Brahe si domandò se non fosse vissuto invano. Keplero donò al mondo le sue tre grandi leggi e ne ricevette in cambio un'esistenza miserabile. Galilei fu costretto, ormai settantenne, a rinnegare la sua vita, a contestare la propria opera, a perdere gli ultimi anni come prigioniero dell'Inquisizione. Bruno finì sul rogo. Colombo donò ai re cattolici di Spagna il Nuovo Mondo: in compenso Ferdinando e Isabella lo fecero tornare dall'America in catene e morire in miseria, mentre un piccolo scopritore e faceto cronista di viaggi, Amerigo Vespucci, dette il proprio nome al Continente. Socrate fu costretto ad avvelenarsi; Spinoza venne espulso dalla comunità ebraica.

Copernico giunse a settant'anni e morì in pace con sé e con il mondo. Nell'ora del trapasso tenne in mano il primo esemplare del suo libro che scatenò la gran guerra fra scienza e religione, e che pure egli aveva dedicato al Papa. Per tutta la vita godette onori e considerazione, né dovette mai preoccuparsi per il pane quotidiano. Si compiacque della bellezza delle stelle; vide il grande e il piccolo mondo, scrutò nell'infinito con profondi sguardi. Ebbe amici a Roma e a Wittenberg, e anche in patria. Credette d'aver visto per primo la verità nel mondo moderno: suprema voluttà per un mortale! Ebbe buon senso e buon cuore.

Ed era saggio.

Gli è stato posto in bocca l'antico detto: "Io non capisco quel che piace al volgo, e quel ch'io capisco non gli piace: siamo diversi".

Anziché alla moltitudine egli parlò ai savi: così aveva consigliato prima di lui Pitagora, così dopo di lui consigliò Goethe. Anziché la gloria, cercò la verità, che doveva sopravvivergli.

Nel cuore della notte un uomo anziano veglia sulla torre e osserva le costellazioni. Ne segue e ne calcola le traiettorie. E pensa l'infinito.

Il vero enigma del mondo è competenza d'una dozzina d'uomini. Miliardi di esseri umani vivono come fanciulli; fino ai tempi di Copernico si diceva loro che la terra era ferma, ed essi lo credevano. Copernico insegnò che la terra si muove, e noi lo crediamo. Ma questa differenza ha mutato la vita di miliardi d'uomini.

Uno sguardo alle stelle quattromila anni addietro, quattrocento anni addietro: ecco l'inizio e la fine della saggezza.
✦ Hermann Kesten. Copernico e il suo mondo. Mondadori, 1960

La rivoluzione comincia quasi senza rumore: un uomo solo, di notte, guarda le stelle e scopre che ciò che tutti vedono non è necessariamente ciò che è. Da quel momento la Terra perde il proprio privilegio, l'uomo quello di sentirsi al centro, e perfino l'evidenza dei sensi deve inchinarsi alla ragione. Il paradosso è che una simile insurrezione nasce dalla pazienza, dal calcolo, dalla prudenza di chi non cerca né martirio né gloria. Mentre imperatori e conquistatori spostano confini, un canonico sposta il mondo intero. Forse la sapienza comincia proprio qui: nel sospetto che l'universo non sia obbligato a somigliare a ciò che ci rassicura.

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