Da quasi venticinque anni, quelle stanze sono rimaste intatte, come se il tempo avesse smesso di scorrervi. Nessuno le ha chiuse, nessuno le ha abitate: sono semplicemente rimaste in attesa. I mobili, i corridoi, gli oggetti conservano una normalità ostinata, e proprio per questo inquietano. Le bambine corrono, ridono, hanno fame; gli adulti le richiamano con premure del tutto ordinarie. Eppure, sotto quella quiete domestica, qualcosa continua a pesare come una presenza invisibile. A volte, l'orrore non entra in una casa: vi staziona, silenzioso, per anni.