Frammenti d'autore

Nella notte un grido

💬 «Non ho più dormito qui da quando è morta mia madre », spiegò Erich. «Quando ero piccolo mi piaceva stare a letto e ascoltare i rumori che faceva lei muovendosi in camera sua. La notte dell'incidente non ho voluto tornare qui. Così, per calmarmi, mio padre e io ci siamo trasferiti nelle due stanze sul retro. Non ci siamo più mossi.»

«Vuoi dire che da quasi venticinque anni nessuno ha più dormito né qui né nella stanza da letto grande?»

«Proprio così. Però non le abbiamo chiuse. Non le abbiamo usate, ecco tutto. Un giorno o l'altro in questa camera dormirà nostro figlio, tesoro.»

Jenny fu felice di ritornare nell'atrio al piano terra. Nonostante la coperta a colori vivaci e la calda mobilia di acero, la camera da letto di Erich bambino aveva qualcosa di inquietante.

Beth, irrequieta, tirò sua madre per un braccio. «Abbiamo fame, mammina», disse decisa.

«Topolino, hai ragione. Andiamo in cucina.» Beth attraversò di corsa il lungo corridoio e i suoi passi sembravano troppo rumorosi per quei piccoli piedi. Tina la seguiva.

«Aspetta, Beth.»

«Non correte», gridò loro Erich.

«Attente a non rompere nulla», le ammonì Jenny, memore dei fragili oggetti in porcellana che ornavano il salone.
✦ Mary Higgins Clark. Nella notte un grido. Sperling & Kupfer, 1984

Da quasi venticinque anni, quelle stanze sono rimaste intatte, come se il tempo avesse smesso di scorrervi. Nessuno le ha chiuse, nessuno le ha abitate: sono semplicemente rimaste in attesa. I mobili, i corridoi, gli oggetti conservano una normalità ostinata, e proprio per questo inquietano. Le bambine corrono, ridono, hanno fame; gli adulti le richiamano con premure del tutto ordinarie. Eppure, sotto quella quiete domestica, qualcosa continua a pesare come una presenza invisibile. A volte, l'orrore non entra in una casa: vi staziona, silenzioso, per anni.