La cavalleria e la lirica amorosa
💬 La poesia cortese e cavalleresca non ha scoperto l'amore, ma gli ha dato un nuovo significato. Nella letteratura antica, specie dopo la fine del periodo classico, il motivo erotico conquista sempre maggiore spazio, ma non acquista mai l'importanza che gli viene attribuita nella poesia cavalleresca del Medioevo. Nell'Iliade l'azione s'impernia bensì su due donne, ma non sull'amore. Elena e Briseide potrebbero essere sostituite da qualsiasi altro oggetto di lite, e non muterebbe per questo la sostanza dell'opera. Nell'Odissea l'episodio di Nausicaa ha un particolare valore affettivo, ma è appunto un episodio isolato, e nulla più. Il rapporto dell'eroe con Penelope è ancora sul piano dell'Iliade : la donna è un oggetto di proprietà e fa parte della casa. Presso i lirici greci dell'età preclassica e classica si tratta ancora e sempre dell'amore sensuale; fonte di gioia o di dolore, è pur sempre confinato nella sua propria sfera e resta senza influenza sul complesso della personalità. Euripide è il primo poeta che fa dell'amore il motivo capitale di un'azione complicata e di un conflitto drammatico. Da lui la commedia antica e la commedia nuova ricevono il fecondo motivo, che entra così nella letteratura ellenistica, dove acquista tratti romantici e sentimentali, specialmente nelle Argonautiche di Apollonio. Ma anche qui l'amore appare tutt'al più come sentimento soave o traboccante passione, e non mai come un superiore principio educativo, una potenza etica e un tramite all'esperienza del mondo, come nella poesia cavalleresca. È noto quanto debbano Enea e Didone agli amanti di Apollonio, e che cosa abbiano significato per il Medioevo, e quindi per tutta la letteratura moderna, le più famose fra le antiche eroine dell'amore, Didone e Medea. L'ellenismo ha scoperto il fascino delle storie amorose, e ha creato i primi idilli romantici, le storie di Amore e Psiche, Ero e Leandro, Dafni e Cloe. Ma, a prescindere dall'epoca ellenistica, l'amore come motivo romantico non trova posto nella letteratura fino alla cavalleria; la trattazione sentimentale dell'amore e la tensione prodotta dall'incertezza sulla sorte finale degli amanti, non sono tra gli effetti poetici ricercati dall'antichità classica o dall'alto Medioevo. L'antichità prediligeva miti e storie di eroi, l'alto Medioevo storie di eroi e di santi; qualunque parte vi avesse l'amore, era privo di ogni alone romantico. Perché anche i poeti che lo prendevano sul serio condividevano, nel migliore dei casi, l'opinione di Ovidio, per cui l'amore è una malattia che toglie la ragione, paralizza la volontà e rende miseri e vili.
Ciò che contraddistingue la poesia cavalleresca nei confronti dell'antichità e dell'alto Medioevo, è soprattutto il fatto che l'amore, per quanto spiritualizzato, non vi si eleva a principio filosofico, come in Platone o nei neoplatonici, ma conserva il suo carattere sensuale ed erotico; e proprio in quanto tale opera la rinascita della personalità morale. Nuovo, nella poesia cavalleresca, è il culto consapevole dell'amore, il senso che l'amore va protetto e alimentato; nuova è la credenza che l'amore sia la fonte di ogni bontà e bellezza e che ogni atto turpe, ogni bassa inclinazione sia un tradimento verso l'amata. Nuovo è l'intimo e dolce affetto, la pia devozione, che l'amante prova in ogni pensiero per la sua donna; nuova l'infinita, inappagata e inappagabile, perché illimitata, sete d'amore. Nuova è la felicità dell'amore, che è indipendente dalla soddisfazione del desiderio e resta suprema beatitudine anche nel più duro insuccesso. Nuovo infine è l'intenerimento e la femminilizzazione dell'uomo innamorato. Già il fatto che l'uomo faccia la parte del corteggiatore capovolge il primitivo rapporto fra i sessi. Le età arcaiche ed erotiche, in cui bottini di schiave e ratti di fanciulle sono all'ordine del giorno, ignorano il corteggiamento. Che, del resto, contrasta anche con l'uso del popolo. Qui è la donna, e non l'uomo, che canta canzoni d'amore. Ancora nelle 'chansons de geste' sono le donne a fare gli approcci; solo alla cavalleria questo comportamento appare scortese e sconveniente. Cortese è appunto la ritrosia femminile e lo spasimare dell'uomo. Cortese e cavalleresca è l'infinita pazienza e la perfetta abnegazione dell'uomo, che sopprime la propria volontà e il proprio essere davanti alla volontà e all'essere superiore della donna. Cortese è la rassegnazione di fronte all'inaccessibilità dell'oggetto adorato, l'abbandono alle pene d'amore, l'esibizionismo e il masochismo sentimentale dell'uomo: tutte caratteristiche del moderno romanticismo amoroso, che appaiono qui per la prima volta. L'amante nostalgico e rassegnato, l'amore che non esige accoglimento e adempimento, anzi si esalta per il suo carattere negativo l'«amore di ciò che è lontano», senza un oggetto tangibile e definito così comincia la storia della poesia moderna.
Come si può spiegare la nascita di questo singolare ideale amoroso, apparentemente inconciliabile con lo spirito eroico del tempo? Come può un signore, un guerriero, un eroe reprimere tutto il suo orgoglio, tutto il suo impeto, e davanti ad una donna mendicare l'amore, anzi la grazia di poterlo confessare, accettando, in compenso della sua dedizione e fedeltà, uno sguardo benevolo, una parola gentile, un sorriso? La situazione è tanto più strana, perché è in questo stesso rigoroso Medioevo che l'amante confessa apertamente la sua inclinazione, tutt'altro che casta, per una donna maritata, e che, per giunta, è generalmente la moglie del suo signore e ospite. Ma l'inversione dei rapporti raggiunge il colmo quando il menestrello squattrinato e vagabondo si dichiara, franco e libero come un nobile, alla moglie del suo signore e protettore, e da lei spera e chiede quanto chiederebbero principi e cavalieri. [...]
✦ Arnold Hauser. La cavalleria e la lirica amorosa. In «Antologia della critica letteraria I: la civiltà comunale» di Giuseppe Petronio. Laterza, 1973