Frammenti d'autore

La letteratura senza vergogna

💬 La Francia, che ha diffidato per così tanto tempo del biglietto di banca, è in letteratura il paese d'elezione dei valori fiduciari. Il Francese, che ha difficoltà a immaginarsi i propri leaders politici in modo diverso da una serie di teste in un tiro al bersaglio, crede ciecamente, sulla parola, ai suoi grandi scrittori. Li ha letti poco. Ma gli hanno detto che erano grandi, glielo hanno insegnato a scuola: e ha deciso una volta per tutte di andare a soddisfare altrove le sue maligne curiosità. Pur leggendo poco, sa tuttavia che il suo paese è sin dalle origini importante in campo intellettuale. Sa di avere avuto sempre grandi scrittori e che ne avrà sempre, come fino al 1940 sapeva che l'esercito francese era invincibile. Ma, proprio in quanto nutriva l'oscuro presentimento che un esercito non ci guadagna a uscire troppo spesso dalle caserme, così comincia anche a sospettare che il raccolto annuo di «grandi scrittori» su cui fa assegnamento sia una di quelle operazioni magiche che si svolgono da qualche parte in condizioni poco conosciute, e per le quali la verifica ci guadagna a essere rimandata fintanto che non si è ancora alle tessere di razionamento. Lo conosciamo tutti quel sottile velo trasparente che comincia come per caso ad avvolgere nella nebbia le prime linee dell'orizzonte e che sospettiamo vagamente essere presagio di cattivo tempo.
Julien Gracq. La letteratura senza vergogna. Theoria, 1990