Il seccatore
💬 Il seccatore è necessariamente un uomo, un maschio. Una profonda e felice esperienza della vita mi induce ad escludere che esista il seccatore femmina, mentre esistono oggi le femmine ossia donne brillantemente parificate all'uomo: donne ambasciatori, donne senatori, donne pittori, donne scrittori, donne critici, donne ministri, donne giudici, donne poliziotti. In un'epoca che rimarrà memorabile nella storia dell'umanità per aver sancito la eguaglianza dei due sessi, in diritto e in fatto, siamo lieti di poter constatare che nella parificazione dei contrassegni e dei passaporti un solo contrassegno maschile ha ricusato di lasciarsi parificare: l'attitudine a romper l'anima al prossimo: che nella donna è nulla, nell'uomo è infinita. Il sorriso e la bontà di una donna, la sua carezza di madre, di sorella, di sposa, di figlia e magari di zia o di cognata, la misericorde comprensione dei nostri difetti e dei nostri oscuri o dei nostri palesi tormenti, quel senso che chiamerò sororale e crocerossistico di lei che si china sulle nostre ferite e sulle nostre pene, o assiste la nostra fuga o la seconda, ci riporta a mente l'Angelica del famoso Ariosto o la Giuturna del divino Virgilio, la pia sorella che si sforza deviare sul polverone il carro armato di Turno perché l'eroe non incontri a battaglia il nemico implacabile che lo ucciderà. Di questo incanto e di questa pietà noi viviamo: e un'estasi perenne e dolcemente paralizzatrice vieta al nostro cuore di poter essere seccato da una donna. Il mito sacro e antichissimo di Venere e Adone mostra che il seccatore è il cinghiale: per il cinghiale il seccatore è Adone, imbestiatosi nella crudeltà della caccia, sordo ai voluttuosi richiami della dea. Venere è una crocerossina meno fortunata della sua pupilla, non «riceverà il scettro del Catài», per dirla col poeta: è una dea-donna meno fortunata della donna-dea, ma egualmente animata dalla speranza, e dal desiderio di resuscitare a vita il morente. Non lo resuscitò. Il seccatore del cinghiale era già ombra verso il regno delle ombre.
Incontreremo dunque il seccatore tra gli uomini, e nel mondo dei vivi. Non dico lo cercheremo, perché non c'è bisogno di cercarlo: ci penserà lui a farsi incontrare dove meno lo si aspetta, ad abbordarci nella folla, a tirarci per la giacca, ad avvilupparci di colpo nelle spire imprevedute della sua cordialità, a testimoniarci con interminabili salive il suo rimemorante entusiasmo per la nostra persona. [...]
✦ Carlo Emilio Gadda. Il seccatore. In «Le bizze del capitano in congedo e altri racconti». Adelphi, 1994
Ogni carattere, quando viene osservato con gli occhi dell'umorismo, smette di essere un semplice difetto e diventa una creatura. Postulato, per felice esperienza di vita ma anche per dimostrazione letteraria, che la creatura in discorso non potrebbe mai vestire i panni di una femmina – si pensi ad Angelica, a Giuturna o a Venere –, il seccatore-maschio che ne resta non è più solo una persona importuna, ma una presenza inevitabile, dotata di una propria ostinata vocazione, capace di sorprenderci sempre nel momento meno opportuno. Un piccolo fastidio quotidiano innalzato fino alla dignità di mito? Perché no! Anche le più innocue miserie della convivenza, magari sbucate da un non presagito angiporto, possono ambire a un'epica tutta loro.