Frammenti d'autore

Un angelo alla mia tavola

💬 A scuola ero sconsolata. Desideravo regali impossibili, una casa di bambole che chiudesse gli occhi, feste di compleanno, stivaletti abbottonati di vernice, invece delle scarpe di cuoio con i lacci e le suole pesanti e i tacchi bassi, capelli che mi ricadessero sulla faccia perché potessi scostarli, dicendo: – Mi vanno sempre i capelli negli occhi... – invece di capelli rossi crespi che mi stavano dritti sulla testa come un cespuglio e sui quali tutti avevano qualcosa da dire.
✦ Janet Frame. Un angelo alla mia tavola. Einaudi, 1996

La casa di bambola, gli stivaletti lucidi, i capelli da scostare con un gesto distratto: non sono capricci, ma il desiderio disperato di assomigliare a ciò che viene accettato e amato. Persino i capelli diventano destino, qualcosa che espone invece di nascondere. A scuola, prima ancora di imparare, si apprende spesso questo: quanto pesa essere guardati.