Frammenti d'autore

L'isola dei ciechi

💬 Come io ci sia capitato, non lo saprei davvero raccontare. Ma era un paese molto strano. Io ero lì in mezzo alla strada con la valigia, che mi pesava, e non ero capace di trovare un facchino. Un facchino? Ma non si vedeva neanche l'ombra d'un cane per tutta la via quant'era lunga, e le case eran tutte chiuse e tappate, porte e finestre, quelle poche finestre che c'erano. Che sia una città abbandonata?, pensai tra me. L'aspetto degli edifici era disadorno e meschino, ma di rovina e di abbandono non c'era traccia; le strade erano selciate di piastrelle disposte a strisce longitudinali di differenti figure geometriche, per ciascuna figura una striscia; ed erano pulite e levigate come il pavimento di San Paolo a Roma. Io mi trassi da un canto, scossi dalle scarpe la polvere.
✦ Giuseppe Fraccaroli. L'isola dei ciechi. A. De Mohr, 1907

Strade perfette, pulite, geometriche – eppure vuote, senza un passo, senza un volto: non abbandono, ma un ordine che non ammette presenza. Tutto è al suo posto, tranne chi dovrebbe abitarlo. Se nulla è in rovina, dove è finita la vita?