Frammenti d'autore

Villa Beatrice

💬 Sulla soglia dell'usciale spalancato al sommo d'una specie di rampa nel bel mezzo della facciata, una donna d'una certa età, più larga che lunga, con un grembiule bianco e la petturina bianca, sopra un vestito nero da "dama del Sacro Cuore", un mazzo di chiavi lustre a cintola e in testa una berretta bianca d'una foggia originale, con un gran fiocco quasi a ali di farfalla, alzò le braccia drizzandosi, per farsi più alta, in punta di piedi e agitò un fazzoletto trinato che si vedeva scelto per l'occasione, appena l'automobile sboccò dalle spalliere verdi del viale nel piazzale ghiaiato davanti alla villa.

E così, con le braccia alzate e agitando il fazzoletto prezioso, ella rimase sulla soglia finché gli sposi non furono scesi: al primo loro passo sulla rampata, anche lei si mosse e quando fu davanti a loro, fece un bell'inchino, si levò dalla cintola il mazzo delle chiavi e lo porse con aria solenne alla sposa.

– È la "tata" che ti fa l'omaggio della casa. Fin ora à diretto l'andamento lei: era un interregno: è vero, "tata"? Ora è venuta la regina e lei cede le insegne.

Gli occhi della donna sfavillarono.

Beatrice prese le chiavi macchinalmente. E non s'accòrse che quella era rimasta in attesa col braccio mezzo proteso e con un inchino abbozzato. Prese le chiavi senza dir neppur grazie. L'altra si ritirò da parte, risollevandosi dall'inchino e seguì con gli occhi, corrucciata, la coppia. Poi rientrò nella villa dalla porticina di servizio, bofonchiando.
✦ Bruno Cicognani. Villa Beatrice. Vallecchi, 1959

All'ingresso della grande residenza padronale si svolge una piccola cerimonia. Il grembiule nero e bianco, il fazzoletto di trine, il mazzo delle chiavi levato a mo' di scettro domestico: per anni, quella donna piccola e robusta ha custodito la casa come un regno silente, e ora attende, gli occhi raggianti, almeno un gesto, una parola. Ma la sposa, la nuova regina, prende in consegna le chiavi distratta e passa oltre, lasciandola alquanto risentita. Anche nelle case esistono troni invisibili, umiliazioni silenziose e rituali mai formalmente dichiarati tali, ma non per questo meno necessari. E a volte, un riconoscimento mancato può bastare da sé solo a far mutare gli equilibri latenti del potere e dell'affetto.