Frammenti d'autore

Scurpiddu

💬 Quel ragazzo bruno, magro, con quegli occhi neri, intelligenti e pieni di tristezza, con quei capelli neri, arruffati, che gli camminava a lato serio e fiducioso, facendo piccole sgambate per tenersi a paro dei larghi passi delle lunghe gambe del compagno, e che di tratto in tratto alzava la testa e lo guardava con occhi meravigliati e riconoscenti, lo aveva subito commosso.

In quella commozione entrava un po' il ricordo di un figliuolo perduto due anni addietro, a nove anni, bruno e magro come quel ragazzo. Una febbre maligna gliel'avea portato via in cinque giorni, e gli aveva lasciato una gran piaga nel cuore. In quel momento che scendevano, zitti, pel viottolo, gli sembrava che il figlio morto gli avesse mandato dal Paradiso quell'anima del Purgatorio, come egli chiamava il ragazzo nel pensier suo, e glielo raccomandasse.
✦ Luigi Capuana. Scurpiddu. Paravia, 1898

Uno sguardo che si alza, una somiglianza che punge: il presente si apre e lascia passare ciò che è stato. Il ragazzo cammina accanto, ma porta con sé un'ombra che viene da lontano, come un messaggio affidato al caso. Non sai se è incontro, o restituzione di ciò che non hai mai perduto davvero.