Per qualche istante, la piazza crede a un altro nome, a un altro destino, e gli stessi cronisti si agitano secondo le proprie appartenenze. Poi compare Roncalli, e tutto si ricompone in una calma inattesa, quasi antica. La Storia fa di questi scherzi: entra in scena dopo un piccolo equivoco, come se, vanitosa, esigesse un tributo di momentaneo smarrimento per annunciarsi ancora più maestosa, sfoggiando altera il manto d'oro della sua ineludibile necessità.