Frammenti d'autore

L'avvento del fascismo

💬 Gli elementi che concorsero all'avvento del fascismo furono vari e complessi. Metterei l'accento innanzi tutto sulla crisi generale della società italiana nel dopoguerra, di cui abbiamo parlato la volta scorsa: crisi di tutti i valori tradizionali, crisi di sfiducia e di scetticismo, e perciò base e terreno favorevole per il diffondersi di una mentalità irrazionalistica, in cui trovava sfogo quell'esaltazione della violenza che aveva i suoi antecedenti in D'Annunzio, in Corradini, in Marinetti, in Sorel, cioè una specie di nazional-sindacalismo o sindacal-nazionalismo. Il vecchio equilibrio politico e civile era dunque rotto non soltanto sul piano della struttura economica e sociale, ma, com'è naturale, anche sul piano psicologico e morale; di conseguenza la vecchia classe dirigente e il vecchio assetto non sembravano più soddisfacenti, soprattutto a quei giovani della piccola e media borghesia imbevuti di mezza cultura e di nazionalismo che in guerra avevano avuto posti di comando ed ora si sentivano offesi dalle pretese dei socialisti di far valere il peso del proletariato nella vita nazionale.

Così, la piccola e media borghesia fornì ai quadri del fascismo la massa di manovra. L'ideologia del movimento, che in sostanza era quella del nazionalismo, ma ancora più confusa e approssimativa, da una parte ben si adattava alla mezza cultura tipica della piccola borghesia italiana, imbevuta di retorica, dall'altra conveniva ai capi del movimento, e particolarmente a Mussolini, la cui mentalità era caratterizzata da «un miscuglio di opportunismo spicciolo, che veniva chiamato realismo, e di fedeltà, forse involontaria, ad alcune direttrici costanti». In questa confusione di contorni ideologici e di programmi politici, mentre emergevano alcune parole d'ordine soprattutto negative (distruggere l'ordine di cose esistente, abbattere la vecchia classe dirigente, sopprimere il parlamentarismo) e alcune direttive molto generiche (esaltare la tradizione, potenziare la nazione), era possibile una libertà di manovra che spiega come si potesse passare dal programma quasi socialista dell'agosto 1919 (il movimento fascista era stato fondato a Milano il 23 marzo di quell'anno) alla caratterizzazione di estrema destra, sia pure con residui di demagogia, che il fascismo finì con l'assumere nel corso del 1921-22. Del resto il programma socialistoide del fascismo 1919 non trasse in inganno né i più avveduti osservatori della vita pubblica né gli uomini più interessati alle vicende politiche italiane, i quali compresero che avendo assunto il partito socialista come principale avversario, il fascismo non poteva non essere, di fatto, un movimento di reazione.

La svolta ideologica e politica del fascismo si verificò a partire dal fallimento dell'occupazione delle fabbriche nel settembre 1920 e si accentuò per tutto il 1921 e 1922. Fu cioè nel periodo in cui il movimento operaio e socialista cominciò la sua parabola discendente, mentre si componeva l'antico dissidio tra ex neutralisti ed ex interventisti, mentre la vecchia classe dirigente ritrovava la sua unità, mentre gli agrari e gli industriali riacquistavano gradualmente il controllo della situazione, che il fascismo assunse la sua fisionomia definitiva e che vennero al fascismo gli appoggi più determinanti. # Altro
✦ Paolo Alatri. L'avvento del fascismo. In «Trent'anni di storia italiana (1915-1945)». Einaudi, 1961

Le grandi svolte della storia è raro che abbiano una sola causa. Maturano quando paure, delusioni, interessi e speranze si intrecciano fino ad incrinare un intero equilibrio civile. È allora che le parole semplici, le promesse assolute e le soluzioni immediate aumentano di fascino, agli occhi soprattutto di chi teme di dover pagare un prezzo o di mancare un risarcimento. La verità è che non c'è democrazia garantita per sempre, e la forza della legge è lì proprio per impedire che prevalga la legge della forza. Quando la prima arretra timorosa, la seconda non manca di farsi più aggressiva.

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