Giudicare un libro dalla copertina?
Talvolta, si può!

Boccioni introduce[va] Pirandello

on è mai semplice trovare l'immagine giusta per un libro. E lo è ancor meno quando il libro non è soltanto un libro, ma un arcipelago di forme, di registri, di visioni come le Novelle per un anno di Luigi Pirandello (1867-1936), oppure i suoi Romanzi. Come rappresentare, in una sola immagine, una scrittura che oscilla tra realismo e vertigine metafisica, ironia e tragedia, concretezza paesana e dissoluzione dell'io? ✦

Una ventina d'anni or sono, Newton Compton adottò, per i suoi tre volumi di Novelle pirandelliane, una soluzione elegante e, a ben vedere, felicissima: accostargli, in sovraccoperta, dipinti di Umberto Boccioni. Non si trattava di un abbellimento grafico, ma di una proposta di lettura {Luigi Pirandello. Novelle per un anno. Newton Compton, «I classici italiani», Edizioni integrali, 2007}.

In "Interno con due figure femminili" (Boccioni, 1916), la stanza non è semplice sfondo: Ingrandiscile figure si compenetrano con l'ambiente, lo spazio vibra, i contorni non proteggono più. Non è difficile pensare a novelle come Formalità o Prima notte, dove l'interno borghese diventa teatro di tensioni sottili, campo di forze invisibili. L'io non abita lo spazio: ne è abitato.

Una tela come "Natura morta con bicchiere e sifone" (Boccioni, 1914) Ingrandiscisuggerisce una consonanza inattesa: gli oggetti non sono immobili, ma inclinati, vibranti, instabili. E nelle novelle pirandelliane un ventaglio (Il ventaglino), una lettera (Risposta), un dettaglio minimo possono diventare detonatori di crisi.

Nel "Dinamismo di un ciclista" (Boccioni, 1913), poi, la figura non è più corpo compatto che attraversa lo spazio: è lo spazio stesso che la frantuma, la Ingrandiscimoltiplica, la attraversa. Le linee di forza dissolvono l'unità tradizionale del soggetto. Qualcosa di analogo accade in novelle come Una giornata: il personaggio non coincide mai con se stesso, ma è attraversato dal tempo, dallo sguardo altrui, dalle circostanze. Se Boccioni rende pittoricamente la simultaneità del movimento, Pirandello rende narrativamente la simultaneità delle identità possibili. In entrambi i casi, la compattezza è un'illusione.

Anche per i Romanzi di Pirandello, Newton Compton seguì lo stesso canovaccio, illustrandoli in sovraccoperta con "La risata" (Boccioni, 1911), Ingrandisciun capolavoro fondamentale del futurismo italiano. Un dipinto che cattura l'atmosfera frenetica di un caffè notturno, raffigurando prostitute e loro accompagnatori, e che è considerato un emblema moderno della vita notturna, denso di riferimenti al clima dinamico dell'epoca. Lo stile combina il realismo con la scomposizione cubista, segmentando i volumi per incrementare i punti di vista (l'opera si trova attualmente esposta al Museum of Modern Art (MoMA) di New York).

Non si trattò, del resto, di un'intuizione isolata. Anche Garzanti, ad esempio, nel 2012 Ingrandisciscelse un'opera di Boccioni, "Volumi orizzontali" (1912), per la copertina di una raccolta di novelle pirandelliane (Donna Mimma, Il vecchio Dio, La giara), segno che quell'accostamento non era un semplice effetto grafico, ma una chiave interpretativa riconosciuta.

Oggi, le cose sono diverse. La Newton Compton ha adottato per i classici una linea grafica più uniforme e stilizzata, Ingrandiscidai colori accesi e dal tratto dichiaratamente illustrativo, comune a tutti gli autori della collana. È un progetto visivo coerente con una diversa sensibilità editoriale: più immediato, più seriale, meno legato a un dialogo specifico con la storia dell'arte.

La stessa Garzanti, dal 2024, ha preferito, per la copertina di quel suo volume, un'immagine di Georg Schrimpf, "Ragazza in una baia meridionale" (1923)Ingrandisci: una figura silenziosa, compatta, sospesa davanti a un paesaggio immobile. Se Boccioni restituiva il dinamismo inquieto dell'identità pirandelliana, Schrimpf (maestro della Nuova Oggettività tedesca negli anni tumultuosi della repubblica di Weimar) ne privilegia la solitudine cristallizzata, la fissità malinconica.

Non è nostra intenzione di stabilire qui quale sia la scelta "giusta". Le possibilità sono innumerevoli (almeno quanto i gusti), e Pirandello stesso ci ha insegnato che nessuna forma è definitiva. Ogni immagine è una maschera provvisoria, e anche le copertine, come i suoi personaggi, cambiano volto a seconda dello sguardo che le attraversa.

Solo, forse, il noto detto andrebbe a questo punto aggiustato: non si giudica [sempre] un libro dalla copertina, [ma talvolta sì] – quando la copertina non si limita a vestire il testo, ma lo interpreta. E, in quel caso, l'immagine era davvero pròdromo della lettura.

👉 L'espressione "Don't judge a book by its cover" proviene da un proverbio inglese del XIX secolo, attestato per la prima volta nel 1860 in un diario americano di George Eliot (Mary Ann Evans), ça va sans dire, che lo usò in forma simile per sottolineare come l'aspetto esteriore possa ingannare sul contenuto interiore. In Italia, si diffuse nel Novecento come adattamento letterale, spesso legato al contesto editoriale e librario, dove la copertina attrae ma non garantisce il valore del libro. Serve a ricordare che persone, situazioni o oggetti meritano valutazioni profonde, oltre la prima impressione visiva o superficiale. È diventato un mantra educativo, anche se nella pratica le copertine influenzano fortemente le scelte dei lettori... e le prime impressioni continuano a precostituire i nostri giudizi.

Umberto Boccioni

📌 Pittore e scultore tra i massimi esponenti del futurismo italiano, Umberto Boccioni (1882-1916) fu il principale teorico della "compenetrazione dinamica" tra figura e ambiente. Nei suoi dipinti più maturi – dal Dinamismo di un ciclista a Stati d'animo, fino a Interno con due figure femminili – la forma non è mai statica: il corpo si scompone in piani, lo spazio attraversa la figura, il tempo diventa simultaneità visiva.

La sua ricerca non mira a rappresentare il movimento, ma a renderne la struttura interna, con l'identità che non è un contorno stabile, bensì un campo di forze. In questo senso, pur nell'orizzonte ideologico futurista – orientato verso l'energia, la velocità, la modernità – la sua pittura introduce una crisi dell'unità formale che dialoga sorprendentemente con la dissoluzione dell'io narrata da Pirandello.

Boccioni muore prematuramente nel 1916, ma la sua riflessione sulla dinamica delle forme segna in modo decisivo l'arte italiana del primo Novecento.

[ddf, iii-2026]