Frammenti d'autore

Il diritto al tempo Forse dormiamo e stiamo sognando, mi disse lei,
e io le ho creduto, perché diventava
più pesante o più leggera a volontà
simile agli uccelli in volo.
Correvamo verso l'alto sulle scale di cemento
e lei sollevava dal mio abbraccio
due occhi splendenti, argentei,
verso un cielo inventato proprio allora.
Il suo sguardo fondeva i muri,
feriva le mie guance da cui
erompeva il sangue verso il passato
senza dolore, a fiotti.
Forse dormiamo e stiamo sognando, mi disse lei.
Correvamo verso l'alto. La scala di cemento
era terminata da un pezzo. Ed anche l'edificio.
Avevamo superato anche il futuro. Le parole
erano rimaste indietro. E forse nemmeno noi
esistevamo più.
• Nichita Stănescu. Da «La guerra delle parole». Le Lettere, 1999

Si sale e tutto cede: muri, tempo, parole – resta solo il movimento che ci porta oltre, dove anche l'esistenza si alleggerisce fino a sparire. Non si distingue più tra sogno e realtà. E se essere fosse proprio questo attraversare fino a non restare?