Frammenti d'autore

Picnic a Hanging Rock

💬 Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate.
Joan Lindsay. Picnic a Hanging Rock. Sellerio, 1993

Tutto è perfetto, troppo perfetto: luce, ordine, voci, colori – ogni cosa vibra come se stesse per traboccare. Il sole splende, i giardini sono curati con diligenza, le cicale cantano tra gli alberi, e le ragazze si preparano alla gita con l'eccitazione lieve di una festa. Ogni dettaglio trasmette ordine, serenità, sicurezza. Si parte leggeri, quasi sospinti. Eppure proprio questa perfezione ha qualcosa di inquietante. La mattina si apre come una promessa, ma sotto quella calma immobile sembra nascondersi un'attesa senza nome. E se questa armonia fosse già una soglia che non si può attraversare indenni?

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