Ritorno dall'URSS
💬 Chi potrà dire che cosa l'URSS è stata per noi? Assai più che una patria di elezione: un esempio, una guida. Ciò che noi sognavamo, che osavamo appena sperare, ma a cui tendevano il nostro volere e le nostre forze, aveva preso corpo in quella parte del mondo. Era dunque l'URSS una terra dove l'utopia stava per diventare realtà. Immense realizzazioni già ci riempivano il cuore di attese. Sembrava che il più difficile fosse già fatto e noi ci avventuravamo gioiosi in questa sorta di impegno preso con il mondo sovietico in nome di tutti i popoli sofferenti. (...)
Ciò che ha reso così profondo e doloroso il crollo della mia fiducia, della mia ammirazione, della mia gioia è la dismisura del vostro bluff. D'altronde, quello che rimprovero all'URSS non è tanto di non avere ottenuto di meglio (e qui mi si viene a spiegare che essa non poteva ottenere di meglio più rapidamente, e che io dovrei capirlo; si invoca il fatto che essa era partita da molto più in basso di quanto io non possa mai immaginare; e che la condizione miserevole in cui vegetano oggi migliaia di operai è una condizione che avrebbero desiderato invano moltitudini di oppressi sotto il vecchio regime. Credo anche che, quando si dice questo, vi sia una parte di esagerazione). Niente affatto. Quello che rimprovero soprattutto all'URSS è di avercela data a bere presentandoci la situazione degli operai sovietici come invidiabile. E rimprovero ai comunisti di casa nostra (oh! non parlo dei compagni ingannati, ma di quelli che sapevano, o che almeno avrebbero dovuto sapere) di avere mentito agli operai, senza volerlo o sapendolo, e nel secondo caso per ragioni politiche.
L'operaio sovietico è legato alla sua fabbrica come il lavoratore agricolo al suo kolchoz o al suo sovchoz, e come Issione alla sua ruota. Se per un motivo qualsiasi, nella speranza di stare un po' meglio (un po' meno peggio) altrove, vuole cambiare, deve stare attento: irreggimentato, classificato, incapsulato, egli rischia di non essere accettato in nessun posto. Anche se, senza cambiare città, lascia la fabbrica, si vede privato dell'alloggio (peraltro non gratuito) che aveva ottenuto con tanta difficoltà e a cui gli dava diritto il suo lavoro. Andandosene, se operaio, si vede trattenere una cospicua aliquota del salario: se kolchoziano, perde tutto il profitto del lavoro collettivizzato. Per contro, il lavoratore non può sottrarsi ai trasferimenti che gli vengono imposti. Non è libero né di andare, né di risiedere dove gli piaccia; dove forse lo chiama o lo lega un amore o un'amicizia.
Se non è iscritto al Partito, i compagni con la tessera gli passano sempre davanti. Iscriversi al Partito, farsi accogliere nelle sue file (cosa non facile e che richiede, oltre a particolari conoscenze, una completa ortodossia e docili attitudini alla condiscendenza), è la prima e indispensabile condizione per riuscire .
Una volta nel Partito, non è più possibile trarsene fuori senza perdere subito la propria posizione, il posto e tutte le facilitazioni conquistate con anni di lavoro; senza esporsi, alla fine, a rappresaglie e al sospetto generale. Dopo tutto, perché lasciare un Partito dove si sta così bene? che ti procurava vantaggi del genere! e non ti chiedeva, in cambio, che di acconsentire a tutto e di non pensare più con il tuo cervello. Che bisogno c'è di pensare (e in proprio, poi) quando si ammette che tutto va così bene? Pensare con la propria testa significa diventare automaticamente «controrivoluzionari». Si è maturi per la Siberia.
Un ottimo mezzo per avanzare è la delazione. Questa ti mette in buona luce con la polizia, la quale assume all'istante la tua protezione, ma servendosi di te; e una volta che si sia cominciato, non c'è più onore o amicizia che tenga: bisogna andare avanti. D'altronde, è una china facile. E il delatore è al sicuro.
Allorché in Francia, per ragioni politiche, un giornale di partito vuole screditare qualcuno, ci si rivolge, per un incarico così spregevole, a un nemico di questo qualcuno. In URSS ciò avviene attraverso l'amico più vicino. Né si chiede: si esige. La messa al bando più sicura è quella sostanziata da una sconfessione. Non meno importante è che l'amico prenda le distanze da colui che si vuole annientare, e che ne dia le prove. (Contro Zinov'ev, Kamenev e Smirnov, a scagliarsi saranno i compagni della vigilia: Pjatakov e Radek; si provvede a disonorarli prima di fucilarli a loro volta.) Rifiutarsi a questa bisogna, a questa vergogna, significa distruggersi con le proprie mani insieme all'amico che si voleva salvare.
Si arriva a diffidare di tutto e di tutti. Anche i discorsi innocenti dei bambini possono rovinarti. Non ci si azzarda più a parlare in loro presenza. Ognuno sorveglia, si sorveglia, è sorvegliato. Non c'è più abbandono, né libero parlare, se non forse a letto con la propria donna, se si è proprio sicuri di lei. E X si divertiva a sostenere che questo spiegava come i matrimoni fossero divenuti così frequenti: nelle unioni libere non si aveva la stessa tranquillità. Figurarsi: c'è chi si è visto condannare per discorsi riferiti a più di dieci anni di distanza! E il bisogno di sfogarsi nell'intimità, dopo l'oppressione intollerabile di tutto il giorno, di tutti i giorni, diveniva sempre più forte.
Per porsi al riparo dalle denunce, l'espediente più sicuro è prendere l'iniziativa. D'altra parte, risultano passibili di essere incarcerati o deportati coloro che, dopo avere ascoltato discorsi poco ortodossi, non li hanno subito riferiti. La delazione fa parte delle virtù civiche. Ci si esercita fin dalla più tenera età, e il bambino che «riferisce» viene complimentato.
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Dal primo all'ultimo gradino della scala sociale riformata, i più considerati sono i più servili, i più codardi, i più proni, i più vili. Tutti quelli che levano la fronte sono falciati o deportati l'uno dopo l'altro. Forse che l'Armata Rossa resta in qualche modo fuori? C'è da sperarlo; altrimenti di questo eroico e meraviglioso popolo che tanto meritava il nostro amore, non rimarranno altro che carnefici, profittatori e vittime.
Allora questo povero essere braccato, che l'operaio sovietico diventa non appena esce dal novero dei favoriti, affamato, piallato, stritolato, incapace persino di protestare, di lamentarsi a voce alta, non stupisce poi se reinventa un dio e cerca sfogo nella preghiera. A che cosa di umano potrebbe appellarsi?...
Quando leggiamo che alle ultime funzioni di Natale le chiese erano gremite, per noi ciò non costituisce una sorpresa. Ai diseredati l'«oppio».
✦ André Gide. Ritorno dall'URSS, seguito da Postille al mio «Ritorno dall'URSS», 1936 e 1937. SE, 2024