La tesi per cui la logica abbia a che fare con la forma più che con la materia è un luogo comune, ma anche ciò che ne distingue l'oggetto da quello delle altre scienze. Le parole logiche regolano infatti la disposizione del contenuto, così che una medesima forma possa ordinare materie differenti e, viceversa, enunciati apparentemente simili possano avere forme diverse. Ma questo non risolve la questione decisiva: che cosa accade quando una materia assume forma logica? È qui che prende corpo il problema lasciato aperto nel primo frammento e da cui dipendono le principali teorie logiche. Il formalismo separa forma e materia, concependo le forme come possibilità autonome o come strutture sintattiche; la prospettiva opposta le considera invece «forme-di-una-materia». È quest'ultima la direzione: le forme emergono nel corso dell'indagine, quando la materia viene selezionata, ordinata e trasformata secondo le condizioni richieste dalla ricerca, e così arricchita fino al conseguimento di una «conclusione giustificata».
Mettiti alla prova: Dewey e la logica dell'indagine
Rileggi i due frammenti e i rispettivi commenti, poi prova a rispondere alle domande. Apri la risposta soltanto dopo aver scelto l'opzione che ritieni corretta.
1. Che cosa distingue la «materia prossima» dall'«oggetto ultimo» della logica?
A. La materia prossima riguarda le applicazioni pratiche della logica, mentre l'oggetto ultimo riguarda esclusivamente i principi astratti della matematica.
B. La materia prossima comprende le relazioni fra proposizioni; l'oggetto ultimo riguarda invece che cosa siano quelle relazioni, perché appartengano alla logica e quale rapporto abbiano con la materia cui si applicano.
C. La materia prossima coincide con il linguaggio ordinario, mentre l'oggetto ultimo coincide con il linguaggio simbolico costruito artificialmente dalla logica.
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Risposta corretta: B
Il dissenso non riguarda anzitutto come funzionino relazioni quali «se-allora», «e-o», «alcuni-tutti»: su questa «materia prossima» della logica esiste un accordo relativamente ampio. Il problema nasce quando si domanda che cosa siano tali relazioni, perché appartengano propriamente alla logica e quale rapporto abbiano con la materia cui si applicano. È questo il passaggio dalla materia prossima all'«oggetto ultimo».
2. Perché Dewey guarda con diffidenza all'idea che la teoria logica possa essere determinata in anticipo da «realismo o idealismo», «razionalismo o empirismo» e altre concezioni filosofiche generali?
A. Perché una logica fondata su una filosofia già costituita rischierebbe di assumere come propri presupposti ciò che dovrebbe invece poter sottoporre autonomamente a esame critico.
B. Perché ogni teoria filosofica introduce inevitabilmente contraddizioni che rendono impossibile qualsiasi formulazione rigorosa delle relazioni logiche.
C. Perché soltanto le scienze naturali possono stabilire quali principi logici siano validi, mentre la filosofia non dispone di criteri verificabili propri.
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Risposta corretta: A
È in gioco l'autonomia della logica. Se realismo, idealismo, razionalismo o empirismo stabiliscono anticipatamente che cosa essa debba essere, l'indagine logica rischia di limitarsi a confermare presupposti già accettati. Dewey rovescia l'ordine: non si deve prima costruire una filosofia e poi imporla alla logica, ma osservare criticamente come procede l'indagine e lasciare che da essa emergano anche i criteri con cui valutarne i presupposti.
3. Che cosa significa, nel secondo frammento, sostenere che le forme logiche sono «forme-di-una-materia»?
A. Che ogni contenuto possiede fin dall'origine una forma logica immutabile, che l'indagine deve soltanto riconoscere e rendere esplicita.
B. Che le forme logiche appartengono esclusivamente alla struttura sintattica del linguaggio e possono essere studiate indipendentemente da ciò che le proposizioni esprimono.
C. Che forma e materia non sono indipendenti: nel corso dell'indagine la materia viene organizzata secondo determinate condizioni e acquista così una struttura logica funzionale al raggiungimento di una conclusione giustificata.
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Risposta corretta: C
Dire che le forme logiche sono «forme-di-una-materia» significa rifiutare entrambe le separazioni suggerite dalle altre risposte: né forme autonome appartenenti a un regno indipendente, né semplici strutture sintattiche del linguaggio. La forma nasce invece nel lavoro dell'indagine: la materia viene organizzata secondo determinate condizioni e proprio attraverso questa trasformazione acquista una struttura capace di condurre a una «conclusione giustificata».
4. In che modo il secondo frammento comincia a rispondere alla domanda del primo su «che succede» quando una materia assume forma logica?
A. Identifica l'oggetto ultimo della logica con un insieme universale di forme indipendenti dall'esperienza, risolvendo così le controversie ricordate nel primo frammento.
B. Sposta il problema dalla ricerca filosofica all'analisi del linguaggio, sostenendo che l'intera logica possa essere ricondotta alle trasformazioni sintattiche delle proposizioni.
C. Propone di comprendere le forme logiche attraverso il processo dell'indagine stessa: esse non esistono separatamente dalla materia, ma emergono quando questa viene trasformata e organizzata in vista di una conclusione giustificata.
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Risposta corretta: C
Il secondo frammento riprende precisamente la domanda lasciata aperta nel primo: «che succede» quando una materia assume forma logica? La risposta è che forma e materia non preesistono semplicemente l'una accanto all'altra. Nel corso dell'indagine la materia viene selezionata, ordinata e trasformata secondo le finalità della ricerca; la forma logica emerge da questo processo. Il secondo brano non cambia dunque argomento: comincia a sviluppare la soluzione del problema posto dal primo.