Frammenti d'autore

La fanciullezza di Luigi Gonzaga

💬 I. L'ossesso

Benchè il giorno fosse chiaro di sole, e fra le distese dorate dei ceci e dei lentischi, i filari delle vigne mostrassero le uve scintillanti, i campi erano deserti.

La gente si accalcava per le straducole dei colli, lungo le quali ancora adesso vanno in processione le file nere dei cipressi, diretta al Convento di S. Maria, del quale si vedevano i tetti rossi fra le chiome oscure delle quercie.

Al Convento, tenuto dai Francescani Osservanti, era tornato un vecchio Frate molto santo, al quale si attribuiva il potere del miracolo.

E appunto in quel pomeriggio, su, nella Chiesetta Francescana, egli doveva esorcizzare un povero ossesso che da molti mesi riempiva di terrori e di urli, tutto il paese.

Fra la gente che saliva vi erano fanciulli ciarlieri, vecchi affaticati, madri pensose, e veniva pure dallo svolto una carrozza, nera, stemmata, tirata da bei cavalli coi pennacchi d'argento. Da quella, i piccoli principi Luigi e Rodolfo, guardavano fuori sorridendo.

Fra essi il loro maestro Francesco del Turco, stava duro, coi lunghi baffi rigidi, e il viso incorniciato nel collare di pizzo.

La chiesa del Convento, lunga e chiara, colle ombre dei cipressi che entravano dalle finestre ondeggiando sulle pareti, era piena di gente.

Luigi e Rodolfo vennero condotti fra i Principi maggiori, su, nelle sedie dorate della tribuna, e il vecchio Francescano colla sua aria da santo nella tunica sdruscita, cominciò gli esorcismi.

Innanzi all'ossesso comandò al demonio, nel benedetto nome di Dio, di partirsi di lì.

L'indemoniato muggiva, mugolava, emetteva urli e grida rabbiose, si rotolava sulle pietre rosse del pavimento, sputando e bestemmiando contro la potenza che lo costringeva.

Ad un tratto balzò in piedi volgendo lo sguardo adirato alla tribuna dei Principi.

Il santo Frate cercò di trattenerlo, ma egli si liberò con violenza della stretta e, puntando su Luigi l'indice:

– Vedete là? – gridò nel silenzio.

I principi si guardarono sgomenti: tutta la gente si volse a quel punto. Il demonio fissava Luigi con due occhi di fuoco:

– Vedetelo! – egli gridava con ira infernale – vedetelo, dunque! Egli andrà in Cielo e grande gloria vi avrà! –

Le parole risuonarono per la Chiesa e furono udite da tutti.

Detto questo l'ossesso si abbattè ancora sul pavimento, ma poichè la forza della preghiera e l'innocenza della vita sono potenze alle quali nessuna diabolica furia può resistere, il demonio, comandato da quel pallido Frate, uscì finalmente lasciando il giovane liberato.

La carrozza nera coi bei cavalli lucenti, ripassò ancora più tardi colle genti in discesa. Il tramonto faceva d'oro tutto il cielo, dall'alto del colle si vedeva nella valle lontana, il grande occhio azzurro del lago di Garda.

E gli uomini e le donne guardando il bel visetto intelligente del principe Luigi che salutava cortese si dicevano con stupore:

– Ma guarda! –

– Ma pensa!! Egli andrà in cielo e grande gloria vi avrà! –
✦ Giuseppina Rosa Bodini. La fanciullezza di Luigi Gonzaga. SALES, 1933

Ci sono casi in cui di un'esistenza si crede di poter intravedere l'ultimo destino. Ma non c'è profezia che da sola renda grande un uomo. Essa può suscitare stupore, certo, o speranza o timore; ma mai prendere il posto delle scelte che di quella vita riempiranno gli anni a venire. La vera gloria non inizia con l'essere annunciata, bensì con l'esser meritata giorno dopo giorno. Anche il futuro più luminoso varrà tutt'al più come promessa: è una vita intera che sola potrà renderlo reale, che sola potrà far ravvisare in taluno financo una sembianza di santità.

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