Tutto muta, e proprio per questo tutto ritorna: il cigno trascina nella polvere il ricordo dell'acqua, Parigi cancella se stessa, e la memoria la ricostruisce ferita. Attorno, altre figure si accendono – Andromaca, l'esule, la donna lontana dalla sua Africa – tutte raccolte nello stesso strappo. Ogni figura è esilio, ogni immagine un'assenza che insiste. E se la malinconia fosse l'unico luogo dove ciò che è perduto continua a vivere?