Frammenti d'autore

Da opere d'ogni tempo e paese

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Un giorno avrei posseduto tutti i libri del mondo, scaffali e scaffali pieni. Avrei vissuto in una torre di libri. Avrei letto tutto il tempo mangiando pèsche. E se qualche giovane cavaliere con l'armatura avesse osato passare sul suo bianco destriero e mi avesse implorata di calargli la treccia, lo avrei bersagliato di nòccioli di pèsca finché non se ne fosse tornato a casa.
✦ Jacqueline Kelly. L'evoluzione di Calpurnia

Ho desiderato di andare
dove le primavere non vengono meno,
verso campi dove non batte di traverso la dura grandine
e solo pochi gigli fioriscono.
E ho chiesto di stare
dove non giungono le tempeste,
dove la verde onda è nei porti muta
e fuori dell'urto del mare.

• Gerard M. Hopkins.  Heaven–Haven (A Nun Takes the Veil)

Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità; il periodo della luce, e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte – a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni che li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo.
✦ Charles Dickens. Le due città

La vigilia di Ognissanti calò su quel mare con una desolata mancanza di riguardo per il tramonto, e il medico apparve, spinto da tergo, sul ponte rollante e parzialmente illuminato. Sbarbato di fresco, con un grembiule pulito da cameriere, andò a piazzarsi davanti alla donna immota per tracciarsi sul petto, sulla bocca e sulla fronte una fantasmagoria di croci; fece gli scongiuri, descrisse una croce con la punta delle dita incallite, se le baciò e si mise al lavoro. Prima che le sue invocazioni avessero fatto levare le anime del Purgatorio dalle terre ormai equidistanti dalla nave sia a prora che a poppa, era riuscito a por fine contemporaneamente alle sofferenze e alla vita di Camilla.
✦ William Gaddis. Le perizie

Una bella sera, il non meno bello usciere giudiziario Ivàn Dmìtrič Červjakòv se ne stava seduto in una poltrona di seconda fila e guardava col binocolo le «Campane di Corneville». Guardava e si sentiva al colmo della beatitudine. Ma all'improvviso... Nei racconti si trova spesso questo «all'improvviso». Gli autori hanno ragione: la vita è così piena di cose inaspettate. Ma all'improvviso il suo volto si contrasse, gli occhi gli si storsero, il respiro gli si fermò... allontanò il binocolo dagli occhi e... eccì!!! Starnutì, come vedete. A nessuno e in nessun luogo è proibito di starnutire. Starnutiscono i contadini, gli agenti di polizia e alle volte persino i consiglieri segreti. Tutti starnutiscono. Červjakòv non si confuse per nulla, si asciugò la bocca e il naso col fazzoletto e, da uomo educato qual era, si guardò attorno per assicurarsi di non aver dato noia a nessuno. Ma allora sì che gli toccò di confondersi. Si accorse che un vecchietto seduto davanti a lui nella prima fila delle poltrone si asciugava accuratamente col guanto la calvizie e il collo, borbottando qualcosa. Červjakòv lo riconobbe: era Sua Eccellenza il generale Bricàlov, un pezzo grosso del Ministero delle comunicazioni.
✦ Anton P. Čechov. La morte dell'impiegato

Come io ci sia capitato, non lo saprei davvero raccontare. Ma era un paese molto strano. Io ero lì in mezzo alla strada con la valigia, che mi pesava, e non ero capace di trovare un facchino. Un facchino? Ma non si vedeva neanche l'ombra d'un cane per tutta la via quant'era lunga, e le case eran tutte chiuse e tappate, porte e finestre, quelle poche finestre che c'erano. Che sia una città abbandonata?, pensai tra me. L'aspetto degli edifici era disadorno e meschino, ma di rovina e di abbandono non c'era traccia; le strade erano selciate di piastrelle disposte a strisce longitudinali di differenti figure geometriche, per ciascuna figura una striscia; ed erano pulite e levigate come il pavimento di San Paolo a Roma. Io mi trassi da un canto, scossi dalle scarpe la polvere.
✦ Giuseppe Fraccaroli. L'isola dei ciechi

Pietro Magni, La lettrice, part. (1856)

Un lampo accecante, che mostrò per qualche momento le nubi tempestose sospinte da un vento furiosissimo, illuminò la baia di Malludu, una delle più ampie insenature che s'aprano sulla costa settentrionale del Borneo, oltre il canale di Banguey. Seguì un tuono spaventevole che durò parecchi secondi e che parve lo scoppio di una ventina di cannoni. Gli altissimi pombo dagli enormi aranci, le splendide arenghe saccarifere, gli upas dal succo velenoso, le gigantesche foglie dei banani e delle palme dentellate si piegarono, poi si contorsero furiosamente sotto una raffica terribile che s'addentrò, con impeto irresistibile, sotto le immense foreste.
✦ Emilio Salgari. Sandokan alla riscossa

Le famiglie felici si assomigliano tutte; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. Tutto era sottosopra in casa Oblonskij. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva una relazione con la governante francese che era stata presso di loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente dagli stessi coniugi e da tutti i membri della famiglia e dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che non c'era senso nella loro convivenza, e che la gente incontratasi per caso in una qualsiasi locanda sarebbe stata più legata fra di sé che non loro, membri della famiglia e domestici degli Oblonskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era già il terzo giorno che non rincasava. I bambini correvano per la casa abbandonati a loro stessi; la governante inglese si era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a un'amica chiedendo che le cercasse un posto; il cuoco se n'era già andato via il giorno prima durante il pranzo; sguattera e cocchiere avevano chiesto di essere liquidati.
✦ Lev Tolstoj. Anna Karenina

Sul tram, il caldo era cocente, asfissiante. Attraversando di fretta il corridoio, si disse: "Sei un uomo fortunato, Gavrilescu!". Aveva scorto un posto libero, vicino a un finestrino aperto, all'altra estremità della vettura. Dopo essersi seduto, tirò fuori il fazzoletto e si asciugò a lungo la fronte e il volto. Poi avvolse il fazzoletto sotto il colletto, attorno al collo, e cominciò a farsi vento con il cappello di paglia. Il vecchio davanti a lui lo aveva osservato per tutto il tempo concentrato, come se si sforzasse di ricordare dove l'avesse già visto. Sulle ginocchia teneva, con grande cura, una scatola di latta.
✦ Mircea Eliade. Dalle zingare

In un borgo della Mancia, il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni. Aveva in casa una governante che passava i quarant'anni, una nipote che non arrivava ai venti e un garzone per i lavori della campagna e per la spesa, capace tanto di sellare il ronzino quanto di maneggiare la roncola. L'età del nostro gentiluomo rasentava i cinquant'anni: era di complessione robusta, asciutto di corpo, magro di viso, molto mattiniero e amante della caccia. Si afferma che avesse il soprannome di Quijada o Quesada (c'è una certa discordanza tra gli scrittori che trattano di ciò), sebbene si possa arguire, in base a plausibili congetture, che si chiamasse Quijana. Ma questo poco interessa il nostro racconto: l'importante è che nella narrazione non ci si allontani minimamente dalla verità.
✦ Miguel de Cervantes Saavedra. Don Chisciotte della Mancia

Tu bada ben che l'aver in le tue mani il potere della Repubblica e il plauso di chi crede che si possa governare senza inganno non ti è bastante, poiché non è tanto la novità che conta, ma produrre il nuovo. Quindi ascolta e pruovoca il popolo perché parli a costo di causare in te risentimento. Non credere che questo sia disordine e perdita di tempo e che si facci meglio a non descutere et computare. Non è il tempo che si conzuma nel confronto cosa da deprecare. L'errore che non truoverà mai rimedio è quello del resolvere ogni decisione per applaudimento. Uno bono descurso con retorica piazzata ad uopo, qualcuna frase dal bon suono e via che se cammina più spediti che mai. Tu debbi insegnare a razionare ogni idea o pruogramma tre volte più che non lo sia il raggionevole. Trista gente è quella di un popolo che segue lo sbatter di bandere e stendardi piuttosto che le idee ben mastecate.
✦ Niccolò Machiavelli. Scritti di governo

Chiarore e tripudio, frenesia e concupiscenza. Sull'epidermide il sole mi passa le dita aride e m'accende i sensi. L'odorato diviene acuto. Il salino mi fa tremare le nari. È il momento del risveglio e del desiderio, in cui la carne si esalta. Il momento dei felini, quando sono in agguato, del cavallo quando nitrisce, del maschio quando rompe la schiena alla femmina. Il momento in cui i pescicani, usi a divorarsi tra loro, soffocano per amore i morsi terribili della fame. Con la triplice serie di denti, con le pinne di acciaio, maschio e femmina, s'inchiodano per una brutale carezza. Poi, così uniti, i due mostri navigheranno per intere settimane, soffrendo i tormenti della foia insaziabile, lasciando sfuggire le vittime atterrite, e resistendo, sempre avvinti, a uragani e tempeste.
✦ Pier Angelo Soldini. Alghe e meduse

I.
Penso a te, Andromaca! – Quel piccolo fiume,
povero e triste specchio dove risplendeva
l'immensa maestà del tuo dolore di vedova,
quel bugiardo Simoenta, che ingrossò con le tue lacrime,
ha fecondato a un tratto la mia fertile memoria,
mentre attraversavo il nuovo Carrousel.
– La vecchia Parigi non esiste più: come muta
più rapido d'un cuore mortale il volto d'una città!
Solo in spirito vedo quel campo di baracche,
quell'ammasso di fusti e sbozzati capitelli,
le erbe, i grossi massi inverditi d'acqua di pozzanghere,
e anticaglie brillanti alla rinfusa dietro le vetrine.
Là, un tempo, un serraglio si stendeva;
là, un mattino, vidi un cigno evaso da una gabbia:
era quell'ora in cui il Lavoro si ridesta
sotto cieli freddi e chiari e lo spazzino
sprigiona un uragano oscuro nell'aria silenziosa.
La bestia sfregava il selciato con i piedi palmati
e trascinava sul suolo secco le sue bianche piume;
presso un rigagnolo asciutto, aprendo il becco,
bagnava nervosa le sue ali nella polvere
e diceva col cuore pieno del bel lago natio:
«Acqua, quando scenderai? E tu, folgore, quando tuonerai?».
Rivedo a volte quell'infelice, mito fatale e strano,
volgere la sua testa sul collo convulso
verso il cielo come l'uomo d'Ovidio,
verso il cielo ironico e crudelmente azzurro,
come se rivolgesse dei rimproveri a Dio stesso!  
II.
Parigi cambia! Ma nulla nella mia malinconia
è mutato! Palazzi nuovi, impalcature, massi,
vecchi sobborghi, tutto per me diventa allegoria,
e i miei cari ricordi pesano più dei macigni.
Così davanti al Louvre un'immagine m'opprime:
penso al mio grande cigno, coi suoi gesti folli,
ridicolo e sublime come un esule,
corroso da un desiderio senza tregua! E penso
a te, Andromaca, caduta dalle braccia d'un grande sposo,
vile bestia, sotto le mani del superbo Pirro,
china nell'estasi presso una tomba vuota;
vedova d'Ettore, eccoti moglie d'Eleno!
E penso alla negra tisica e smagrita
che cerca, con i piedi nel fango, l'occhio torvo,
le palme assenti dell'Africa superba
dietro la muraglia immensa della nebbia;
penso a chi ha perduto ciò che mai più
ritroverà! Penso a chi beve lacrime
e succhia dal Dolore come da una buona lupa!
Penso ai magri orfanelli appassiti come fiori!
Come suona a perdifiato il corno un vecchio Ricordo
nella foresta dove il mio spirito si esilia!
E penso ai marinai dimenticati in un'isola,
penso ai prigionieri, ai vinti... e ancora a tanti altri!

• Charles Baudelaire.  Il cigno

L'architettura non è un prodotto di materiali e di funzioni – né, per incidenza, di condizioni sociali – ma dello spirito mutevole di epoche mutevoli. È lo spirito di un'epoca che pervade la sua vita sociale, la sua religione, la sua scienza, la sua arte. Lo stile gotico non fu creato perché qualcuno inventò gli archi a costoloni. L'architettura moderna non fu creata perché erano nate la struttura in acciaio e la costruzione in cemento armato; queste furono elaborate perché uno spirito nuovo le reclamava.
✦ Nikolaus Pevsner. Storia dell'architettura europea

«È il primissimo quadro che ho amato» stava dicendo mia madre. «Era in un libro che prendevo sempre in prestito alla biblioteca quand'ero bambina. Mi sedevo per terra accanto al letto e lo guardavo per ore, completamente rapita dal fascino di quella creaturina! Insomma, è incredibile quante cose si possano imparare a proposito di un quadro osservando una banalissima riproduzione. All'inizio mi affezionai all'uccellino, come se fosse il mio animale da compagnia o qualcosa del genere, poi mi innamorai del modo in cui era dipinto». Rise. «Ora che ci penso, la Lezione di anatomia era nello stesso volume, e mi terrorizzava a morte. Chiudevo il libro di scatto, se per sbaglio mi capitava di aprirlo su quelle pagine».
La ragazzina e il signore anziano ci avevano raggiunti. Per mascherare l'imbarazzo mi chinai in avanti e fissai lo sguardo sul quadro. Era piccolo, il più piccolo della mostra, e il più semplice: un cardellino giallo su sfondo pallido, la zampetta sottile come un ramoscello incatenata a un trespolo.
✦ Donna Tartt. Il cardellino

Io non so quel che porto dentro di me. Di quassù non posso scorgere i riflessi che avvengono dentro il profondissimo pozzo dell'anima. Non so se abbia dentro di me una buca di scorpioni o un nido di usignoli. E la mano ignota del destino ora mi avvicina ai bisbiglio ed ora un'altra volta alle code paurose. Soltanto l'acqua di tale pozzo ne potrebbe parlare.
✦ Federigo Tozzi. Barche capovolte

Lo skyline di New York è un monumento il cui splendore non è eguagliato da alcuna piramide o palazzo. Ma i grattacieli americani non sono stati costruiti con fondi pubblici, né per scopi pubblici: sono stati costruiti dall'iniziativa, dall'energia e dal benessere di individui privati per realizzare profitti personali.
✦ Ayn Rand. La virtù dell'egoismo

Quando lesse per la prima volta la lettera trovata appallottolata e infilata in un vecchio paio di calze sportive bianche, nel primo cassetto del comò di sua figlia, circa due settimane dopo la sua ultima visita, Scott Freeman seppe immediatamente che presto sarebbe morto qualcuno. Non se ne rese conto subito, ma quella sensazione lo invase come un sentore di sventura imminente e gli si insediò in un angolo freddo giù in fondo al petto. Restò immobile, gli occhi intenti a scorrere più e più volte il foglio di carta: Nessuno può amarti come ti amo io. Nessuno potrà mai. Siamo fatti l'uno per l'altra e niente può cambiare questo dato. Niente. Staremo insieme per sempre. In un modo o nell'altro.
La lettera non era firmata.
✦ John Katzenbach. L'uomo sbagliato

Come può dirvi chiunque, non sono un tipo gradevole: non so nemmeno cosa vuol dire. Ho sempre ammirato i cattivi, i fuorilegge, i figli di puttana. Non mi piacciono gli uomini perfettamente rasati, con la cravatta e un buon lavoro. Mi piacciono gli uomini disperati, con i denti rotti, il cervello a pezzi e una vita che fa schifo. Sono loro che mi interessano. Sono pieni di sorprese. Ho anche un debole per le donnacce, quelle che si ubriacano e bestemmiano, che hanno le calze molli e il trucco sbavato. Mi interessano di più i pervertiti che i santi. Mi rilasso con gli scoppiati perché anche io sono uno scoppiato. Non mi vanno le leggi, la morale, le religioni, le regole. Non mi va di essere plasmato dalla società.
✦ Charles Bukowski. A Sud di nessun Nord

Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via. La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare né il martire né l'eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo.
✦ Antonio Gramsci. Lettere dal carcere

Poiché la temperatura era di 33 gradi, il boulevard Bourdon si trovava completamente deserto. Più giù, il canale San Martino, tra le due chiuse, stendeva in linea retta la sua acqua colore dell'inchiostro. C'era nel mezzo un battello pieno di legna, e sull'argine due file di botti. Oltre il canale, tra le case intercalate alle fabbriche, il grande cielo puro si sfaldava in lamine di colore oltremare, e sotto il riverbero del sole, le facciate bianche, i tetti d'ardesia, le rive di granito mandavano barbagli. Un rumore confuso saliva lontano nella calda atmosfera; e tutto sembrava intorpidito nell'ozio della domenica e la tristezza delle giornate estive. Apparvero due uomini.
✦ Gustave Flaubert. Bouvard e Pécuchet

Pietro Tenerani, Flora, part. (1840)

Quando mi trastullo con la mia gatta, chi sa se essa non faccia di me il proprio passatempo più di quanto io faccia con lei? Platone, nella sua descrizione dell'età dell'oro sotto Saturno, annovera fra i principali vantaggi dell'uomo di allora la possibilità che egli aveva di comunicare con le bestie, e informandosi e imparando da loro, conosceva le vere qualità e differenze di ciascuna di esse; in tal modo egli acquistava un'estrema perspicacia e saggezza mediante cui conduceva una vita di gran lunga più felice di quanto noi sapremmo fare.
✦ Michel de Montaigne. Saggi

La Francia, che ha diffidato per così tanto tempo del biglietto di banca, è in letteratura il paese d'elezione dei valori fiduciari. Il Francese, che ha difficoltà a immaginarsi i propri leaders politici in modo diverso da una serie di teste in un tiro al bersaglio, crede ciecamente, sulla parola, ai suoi grandi scrittori. Li ha letti poco. Ma gli hanno detto che erano grandi, glielo hanno insegnato a scuola: e ha deciso una volta per tutte di andare a soddisfare altrove le sue maligne curiosità. Pur leggendo poco, sa tuttavia che il suo paese è sin dalle origini importante in campo intellettuale. Sa di avere avuto sempre grandi scrittori e che ne avrà sempre, come fino al 1940 sapeva che l'esercito francese era invincibile. Ma, proprio in quanto nutriva l'oscuro presentimento che un esercito non ci guadagna a uscire troppo spesso dalle caserme, così comincia anche a sospettare che il raccolto annuo di «grandi scrittori» su cui fa assegnamento sia una di quelle operazioni magiche che si svolgono da qualche parte in condizioni poco conosciute, e per le quali la verifica ci guadagna a essere rimandata fintanto che non si è ancora alle tessere di razionamento. Lo conosciamo tutti quel sottile velo trasparente che comincia come per caso ad avvolgere nella nebbia le prime linee dell'orizzonte e che sospettiamo vagamente essere presagio di cattivo tempo.
✦ Julien Gracq. La letteratura senza vergogna

Negli scaffali che ho di fronte, come mi aveva detto Oshima, ci sono molti testi che riguardano poeti di tanka o haiku. Antologie, saggi critici, biografie. Vi sono anche numerosi volumi di storia locale. Gli scaffali in fondo contengono libri di carattere più generale. Raccolte antologiche di letteratura giapponese e mondiale, le opere complete di singoli autori, letteratura classica, filosofia, testi teatrali, arte, sociologia, storia, biografie, geografia... Quando prendo in mano qualche libro e lo apro, dalle pagine emana un odore di antico. È un odore particolare, sprigionato dalla conoscenza profonda e dalle intense emozioni che hanno dormito a lungo, tranquille, al riparo della copertina. Aspiro quell'odore, scorro con gli occhi alcune pagine, e ripongo il libro negli scaffali.
✦ Haruki Murakami. Kafka sulla spiaggia

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità.
✦ Anne Frank. Diario

Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. L'esistenza degli eroi, quella che ci raccontano, è semplice: va diritta al suo scopo come una freccia. [...] la memoria compiacente compone loro una esistenza chiara, spiegabile. La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggiore esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d'arte, non artista come credette d'essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma non carico di delitti. [...]
Si direbbe che il quadro dei miei giorni, come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti eguali di cultura e d'istinto. Affiorano qua e là i graniti dell'inevitabile; dappertutto, le frane del caso. Mi studio di ripercorrere la mia esistenza per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d'oro, il fluire d'un corso d'acqua sotterraneo, ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria. Di tanto in tanto, credo di riconoscere la fatalità in un incontro, in un presagio, in un determinato susseguirsi di avvenimenti, ma vi sono troppe vie che non conducono in alcun luogo, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale. In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fattezze si confondono come quelle di un'immagine che si riflette nell'acqua.
✦ Marguerite Yourcenar. Memorie di Adriano

Mi è stato detto abbastanza spesso, e sempre con gran meraviglia, che in tutti i miei scritti, dalla «Nascita della tragedia» sino al recente «Preludio di una filosofia del futuro», ci sarebbe qualcosa di comune e di caratteristico: essi conterrebbero tutti, mi si è detto, lacci e reti per uccelli imprudenti e quasi una costante, nascosta istigazione a sovvertire consueti apprezzamenti e apprezzate consuetudini. Come? Tutto sarebbe solo umano, troppo umano?
✦ Friedrich Nietzsche. Umano, troppo umano

Un mugnaio era caduto in miseria e gli erano rimasti soltanto il suo mulino e, dietro il mulino, un grande melo. Una volta, che era andato nel bosco a far legna, gli si avvicinò un vecchio che non aveva mai visto che gli disse: «Perché ti stanchi a spaccar legna! Ti farò ricco se mi prometti di darmi quello che sta dietro il tuo mulino». «Che cos'altro può essere se non il mio melo?», pensò il mugnaio e disse: «Sì», e per iscritto s'impegnò con lo sconosciuto. Quello rise beffardamente e disse: «Fra tre anni verrò a prendermi quello che è mio» e se ne andò. Quando il mugnaio arrivò a casa, sua moglie gli andò incontro e gli disse: «Dimmi, mugnaio, da dove viene questa improvvisa ricchezza in casa nostra? In un attimo tutte le cassapanche e gli armadi si sono riempiti, eppure non è entrato nessuno; non so da dove venga». Il mugnaio rispose: «Da uno sconosciuto che ho incontrato nel bosco e che mi ha promesso grandi tesori, in cambio gli ho dato per iscritto quello che sta dietro il mulino – il vecchio melo glielo possiamo ben dare». «Ah, marito mio», quello era il diavolo, «non all'albero di mele pensava, ma a nostra figlia, che spazzava il cortile proprio dietro il mulino.»
✦ Jacob e Wilhelm Grimm. La fanciulla senza mani

[Il capitalismo] è un sistema in cui gli uomini si rapportano gli uni agli altri non come vittime e carnefici, non come padroni e schiavi, ma come mercanti, attraverso lo scambio volontario per il mutuo beneficio. È un sistema in cui nessun uomo può ottenere qualcosa ricorrendo alla forza fisica e nessuno può dare inizio alla forza fisica contro gli altri.
✦ Ayn Rand. The Voice of Reason

Arrivato ai miei ultimi giorni, e spinto verso la follia dalle atroci banalità dell'esistenza che scavano come gocce d'acqua distillate dai torturatori sul corpo della vittima, cercai la salvezza nel meraviglioso rifugio del sonno. Nei sogni trovai un poco della bellezza che avevo invano cercato nella vita e m'immersi in antichi giardini e boschi incantati. Una volta che il vento era particolarmente dolce e profumato sentii il richiamo del sud e salpai languido, senza meta, sotto costellazioni ignote.
✦ Howard P. Lovecraft. Ex Oblivion

Il secolo presente aveva l'età in cui le ragazze cominciano a sognare l'amore, quando, in una bella mattina di giugno, una carrozza padronale tirata da due ben pasciuti cavalli dai finimenti luccicanti, e guidata da un ben pasciuto cocchiere in parrucca e cappello a tre punte, si avanzò verso il grande cancello di ferro di Miss Pinkerton, Istituto per Signorine, Chiswick Mall. Appena la carrozza si fermò davanti alla lucente targa di bronzo di Miss Pinkerton, il servo negro seduto vicino al pingue cocchiere si alzò sulle sue gambe storte e tirò il campanello. Almeno una ventina di giovani teste fece capolino alle finestre della vecchia e imponente casa di mattoni. Un osservatore attento avrebbe persino potuto distinguere il piccolo naso rosso della buona Miss Jemima Pinkerton tra le foglie del geranio che ornava la finestra del suo salotto.
✦ William M. Thackeray. La Fiera delle Vanità

La giornata era grigia, gelida. I cani non riuscivano a fiutare la pista. La grande cagna nera aveva accostato il muso alle orme dell'orso un'unica volta, per poi arretrare di nuovo nel branco, tenendo la coda tra le gambe. I segugi si ammassavano tetramente gli uni contro gli altri sulla riva del fiume, mentre il vento li colpiva con aghi di gelo. Anche Chett lo sentiva pungere nonostante gli strati di lana nera e cuoio trattato. Faceva troppo freddo, sia per gli uomini sia per gli animali. Eppure loro erano là fuori. Chett strinse le labbra, gli sembrò di sentire le vesciche che gli coprivano le guance diventare più rosse, più infuocate. "Io dovrei starmene sulla Barriera, al sicuro, a occuparmi dei fottuti corvi e a tenere il fuoco acceso per il vecchio maestro Aemon". Invece no: Jon Snow il bastardo gli aveva portato via tutto, lui e quel ciccione del suo amico Sam Tarly. Era colpa loro se adesso Chett era qui, a ghiacciarsi le palle assieme a un branco di cani, nelle profondità della foresta Stregata.
✦ George R.R. Martin. Tempesta di spade

Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io invisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l'intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria.
✦ Immanuel Kant. Critica della ragion pratica

Dagli appunti del dottor Richard Greville, consulente psichiatrico della polizia metropolitana
25 agosto 1988. Da dove comincio? Dopo tutto quel che è stato scritto sul tragico evento che i giornali di tutto il mondo chiamano ormai concordemente "il massacro di Pangbourne", inizio ad avere anch'io le idee un po' confuse. Durante gli ultimi due mesi la TV ha trasmesso un tal numero di servizi sulle trentadue persone uccise in quel prestigioso complesso residenziale a ovest di Londra e sono state avanzate un tal numero di ipotesi sulla scomparsa dei loro tredici figli che non sembra davvero esservi spazio per nessun'altra nuova congettura. Ma la verità è, come mi fece capire quella mattina il segretario del ministero degli Interni, che sull'incidente e il movente degli assassini non si sa praticamente nulla.
✦ J.G. Ballard. Un gioco da bambini

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia. La barchetta beccheggiò, s'inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l'incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d'autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti.
✦ Stephen King. It

La signora Dalloway disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei. Poiché Lucy aveva già il suo bel da fare. Bisognava tirar giù le porte dai cardini: venivano gli operai di Rumpelmayer. Eppoi, pensò Clarissa Dalloway, che mattinata!... limpida, come per farne dono ai bimbi su una spiaggia. Che delizia! Che tuffo! Sempre, infatti, le aveva fatto questo stesso effetto, a quei tempi, allorquando, spalancata la porta finestra – con un lieve cigolio dei cardini, che ancora le pareva di udire – lei si tuffava nell'aria aperta, a Bourton. Com'era fresca, là, com'era calma – e più silenziosa che qui, ovviamente – l'aria del primo mattino: come il frangersi di un'onda; il bacio di un'onda; fresca e pungente eppure (per una ragazza di diciott'anni, quale era lei allora) solenne – poiché essa sentiva, in piedi presso la finestra aperta, che qualcosa di tremendo stava per accadere; e guardava quei fiori, quegli alberi che sbucavano tra lievi spirali di bruma, le cornacchie levarsi, planare; stava là immota a guardare...
✦ Virgilia Woolf. Mrs Dalloway

L'inverno arrivò con l'irruenza di un attentatore anarchico. Violento, urlante, ansimante, avvolse la città nel freddo, gelò i corpi e gelò i cuori. Il vento fischiava sotto le grondaie e spazzava gli angoli delle case, facendo volare i cappelli e sollevare le gonne, accarezzando con dita gelide le cosce calde. La gente si soffiò sulle mani e rialzò i baveri e strinse le sciarpe. Si erano lasciati ingannare dal lungo letargo autunnale, e adesso l'inverno li aveva colti di sorpresa battendo loro sui denti con nocche di ghiaccio.
✦ Ed McBain. Uno spacciatore per l'87°

All'altra estremità del braccio – a pochi metri dal cancello che dava sul cortile – c'era un microfono pronto sul palco. Mentre si avvicinava, Hobbes sentiva il sudore scorrergli lungo il collo fino a bagnargli la camicia, e gocciolargli dalla fronte negli occhi. Soffocò l'impulso di asciugarsi la faccia. Cornelius Clunes aveva creato il suo capolavoro nell'atmosfera umida e cupa della Londra vittoriana. L'imprevisto risultato della sua stravagante impresa in ferro e vetro, una volta realizzata nel clima subtropicale del Texas orientale, era stato quello di trasformare il carcere in una gigantesca serra che catturava i raggi del sole, trasferendo la sua energia ai corpi sudati dei detenuti. Nel passato, le condizioni sanitarie erano così scandalose da decimare la popolazione dell'istituto, assalita con regolarità da epidemie di colera, febbre gialla e febbre tifoide. In questi casi il carcere veniva abbandonato ai suoi ospiti, e i viveri calati dalle mura di cinta, fino a quando il contagio non si era spento. Poiché i prigionieri non esitavano a fare quello che le autorità non osavano, cioè sopprimere senza pietà chiunque presentasse qualche sintomo d'infezione, a quell'epoca le epidemie produssero spasmi di violenza che superavano perfino le fantasie di Hobbes
✦ Tim Willocks. Il fine ultimo della creazione

«Proprio così», rispose Holmes accendendosi una sigaretta e sprofondando in poltrona. «Lei vede, ma non osserva. C'è una netta differenza. Per esempio, lei ha visto spesso i gradini che dall'ingresso portano in questa stanza». «Spessissimo», disse Watson. «Quanti sono?». «Quanti? Non lo so». «Appunto! Non ha osservato. Eppure, ha visto. Questo è il nocciolo. Ora, io so che i gradini sono diciassette perché li ho visti ma li ho anche osservati».
✦ Arthur Conan Doyle. Uno scandalo in Boemia

Nella neve qualcuno si muove ancora. Il cielo è azzurro e ai margini del bosco di abeti si sente un immenso, fitto, assordante cinguettìo: ma non sono uccelli, sono proiettili. Voci umane s'innalzano così numerose e amalgamate e piene d'atroce abbandono che sembrano un coro religioso: ma sono le urla dei feriti. Nello strame di corpi che copre la pianura e s'intasa nell'abetaia, il grigioverde degli italiani è mischiato al bianco e al cachi dei russi. Un tedesco annaspa tra i cadaveri degli italiani, li rivolta uno ad uno e chiama: "Ludwig! Ludwig!". Un sergente italiano annaspa tra i cadaveri dei russi cui toglie il "parabellum", il mitra a disco, per sparare una raffica e poi buttarlo via. Un russo sorride con dolcezza stralunata a un sottotenente italiano a quattro metri da lui. Si solleva sul gomito mentre dal ventre squarciato sangue e visceri gli si espandono sul ghiaccio, muovendo l'indice gli fa cenno di venirlo a prendere, e ripete: "Idi siudà, pajalsta" (Vieni, per piacere). "Sta' buono, aspetta" singulta l'italiano, e seguita a sparare al di là della sua testa col '91 di un soldato morto. Da chissà dove irrompe un vecchio capitano, senza elmetto, coi capelli grigi scarduffati: si volge a un soldato che, brandendo il fucile, sta in piedi poggiato di schiena a un tronco e guarda verso i russi ridendo: "Dammi un caricatore". Ma si accorge che il soldato ridente è aperto e svuotato dalla gola all'inguine, e gli si vede la spina dorsale. "Cristo!" fa l'ufficiale, e se ne torna indietro barcollando e gesticolando nel cinguettìo dei proiettili. Dopo pochi passi è squassato come da un colpo di vento e si abbatte.
✦ Brunello Vandano. I disperati del Don

Se, in quei giorni, da Trafalgar Square v'incamminavate per Charing Cross Road, dopo pochi minuti, sul lato destro della via, avreste incontrato un negozio che alla sommità della vetrina recava la scritta: WILLIAM BUGGAGE – LIBRI RARI. Se poi sbirciavate nella vetrina stessa, avreste constatato che le pareti erano tappezzate di libri dal soffitto al pavimento; e se a questo punto aveste spinto la porta e foste entrati, avreste subito sentito il lieve odore di vecchio cartone e foglie di tè che pervade gli interni di tutte le botteghe londinesi di libri usati. Quasi sicuramente avreste trovato anche due o tre clienti: figure silenziose e spettrali, in soprabito e cappello floscio, intente a rovistare tra le serie di volumi di Jane Austen o Trollope, di Dickens o George Eliot nella speranza di trovare una rara prima edizione.
✦ Roald Dahl. Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra

Corruptissima re publica plurimae leges [Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto].
✦ Publio Cornelio Tacito. Annales, L. III, 27

In Francia c'è un modo di dire che è l'"esprit de l'escalier", lo "spirito della scala", cioè quando trovi la risposta che cercavi ma ormai è troppo tardi. Per esempio sei a una festa e un tizio ti insulta. Vorresti rispondergli. Ma alla fine, messo alle strette, lì davanti a tutti, dici la prima scemenza che ti passa per la testa. Poi, nel momento esatto in cui te ne vai, proprio mentre stai scendendo le scale... miracolo. Ti viene la risposta, quella giusta, quella che avresti dovuto dare. La battuta che piega le gambe. È questo, l'"esprit de l'escalier".
✦ Chuck Palahniuk. Rabbia

Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l'eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
✦ Giovanni Falcone. Cose di Cosa Nostra

Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento.
✦ Alessandro Manzoni. I promessi sposi

Io affermo che il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza.
✦ Karl R. Popper. Tutta la vita è risolvere problemi

LA RESURREZIONE DI PADRE BROWN
Ci fu un breve periodo in cui Padre Brown godette, o meglio non godette, di una specie di celebrità. Fu per nove giorni la meraviglia dei giornali, e anche un comune argomento di discussioni sulle riviste settimanali; le sue imprese erano narrate con zelo e imprecisione in una quantità di circoli e di salotti, specialmente in America. Per quanto strano e incredibile ciò possa sembrare a chiunque lo abbia conosciuto, le sue avventure poliziesche furono persino argomento di racconti pubblicati su riviste.
✦ Gilbert Keith Chesterton. L'incredulità di Padre Brown

Questo intendo quando dico che vorrei risalire il corso del tempo: vorrei cancellare le conseguenze di certi avvenimenti e restaurare una condizione iniziale. Ma ogni momento della mia vita porta con sé un'accumulazione di fatti nuovi e ognuno di questi fatti nuovi porta con sé le sue conseguenze, cosicché più cerco di tornare al momento zero da cui sono partito più me ne allontano: pur essendo tutti i miei atti intesi a cancellare conseguenze d'atti precedenti e riuscendo anche a ottenere risultati apprezzabili in questa cancellazione, devo però tener conto che ogni mia mossa per cancellare avvenimenti precedenti provoca una pioggia di nuovi avvenimenti che complicano la situazione peggio di prima e che dovrò cercare di cancellare a loro volta.
✦ Italo Calvino. Se una notte d'inverno un viaggiatore

Avevo incominciato ad amare Iela, molto tempo prima di conoscerla, molto tempo prima di sapere se esistesse. [...] Mi era apparsa senza corpo, senza volto, senza nome. Dovetti, come una madre il proprio figlio, crearla cellula per cellula. Le feci un corpo di donna giovane, una carne che ha appena conosciuto il primo fremito dell'amore, stupita persino del proprio mistero ma cosciente della propria pienezza e delle proprie riserve di piacere. Per dare alla sua pelle dolcezza e splendore, andai nei grandi negozi a scegliere tra i velluti e le sete, dagli antiquari per contemplare gli avori e le madreperle. Un giorno scoprii la morbida lucentezza di una certa pesca, il rosa di una certa aurora, e me ne servii per Iela. Le diedi i capelli biondi dell'oro che ha il campo di grano appena maturo in pieno sole. Per gli occhi mi ricordai di un laghetto di montagna. Sotto un cielo chiaro, i suoi movimenti furono quelli dell'allodola che spicca il volo...
✦ Giuseppe Lo Presti. Il cacciatore ricoperto di campanelli

A un tratto, vidi Febo. Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieni di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. "Febo" dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. "Febo" dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito. Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: "Non potrei interrompere l'esperienza", disse, "è proibito. Ma per voi... Gli farò una puntura. Non soffrirà". [...] Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso, tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva dalle loro bocche. A un tratto un grido di spavento mi ruppe il petto: "Perché questo silenzio?", gridai, "che è questo silenzio?". Era un silenzio orribile. Un silenzio immenso, gelido, morto, un silenzio di neve. Il medico mi si avvicinò con una siringa in mano: "Prima di operarli", disse, "gli tagliamo le corde vocali".
✦ Curzio Malaparte. La pelle

Alla fine di novembre, durante il disgelo, il treno della linea ferroviaria Pietroburgo-Varsavia si andava avvicinando a tutta velocità, verso le nove del mattino, a Pietroburgo. L'umidità e la nebbia erano tali che s'era fatto giorno a fatica; dai finestrini del vagone era difficile distinguere alcunché a dieci passi a destra e a sinistra. Fra i passeggeri c'era anche chi tornava dall'estero, ma erano affollati soprattutto gli scompartimenti di terza classe, pieni di piccoli uomini d'affari che non venivano da troppo lontano. Tutti, com'è logico, erano stanchi, gli occhi appesantiti per la nottata trascorsa, tutti infreddoliti, i visi pallidi, giallastri, color della nebbia.
In uno dei vagoni di terza classe fin dall'alba s'erano trovati l'uno di fronte all'altro, accanto allo stesso finestrino, due passeggeri, ambedue giovani, ambedue con poco bagaglio, vestiti senza ricercatezza, con delle fisionomie abbastanza degne di nota, ambedue desiderosi di attaccar discorso. Se ambedue avessero saputo l'uno dell'altro che cosa in quel momento li rendeva particolarmente degni di nota, certamente si sarebbero meravigliati che il caso li avesse messi così stranamente l'uno di fronte all'altro in un vagone di terza classe del treno Pietroburgo-Varsavia.
✦ Fëdor Dostoevskij. L'idiota

Luigi Secchi, La Meditazione, part. (1910-1921)

La telefonata arrivò alle 9 e 37 della sera del 18 marzo, sabato, vigilia della rutilante e rombante festa che la città dedicava a san Giuseppe falegname: e al falegname appunto erano offerti i roghi di mobili vecchi che quella sera si accendevano nei quartieri popolari, quasi promessa ai falegnami ancora in esercizio, e ormai pochi, di un lavoro che non sarebbe mancato. Gli uffici erano, più delle altre sere a quell'ora, quasi deserti: anche se illuminati, l'illuminazione serale e notturna degli uffici di polizia tacitamente prescritta per dare impressione ai cittadini che in quegli uffici sempre sulla loro sicurezza si vegliava. Il telefonista annotò l'ora e il nome della persona che telefonava: Giorgio Roccella. Aveva una voce educata, calma, suadente. 'Come tutti i folli' pensò il telefonista. Chiedeva infatti il signor Roccella, del questore: una follia, specialmente a quell'ora e in quella particolare serata.
✦ Leonardo Sciascia. Una storia semplice

Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo a fare il ciclope, ci guardiamo tanto da vicino che i nostri occhi si allargano, si attaccano tra di loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirano confusi, le bocche s'incontrano e lottano nel tepore, si mordono con le labbra, appoggiano appena la lingua tra i denti, giocano nei loro recinti là dove un'aria pesante va e viene col suo profumo antico e il suo silenzio. Allora le mie mani cercano di immergersi nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre noi ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure. E se ci addentiamo, il dolore è dolce, e se affoghiamo in un breve e terribile assorbirsi dell'alito, quell'istantanea morte è bella. E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare su di me come una luna nell'acqua.
✦ Julio Cortázar. Il gioco del mondo

Il 1° aprile 1933, alcune squadre d'assalto SA del partito nazionalsocialista marciarono dalla stazione dello zoo di Berlino lungo la Kurfürstendamm, e giù per la Kaiserallee. Piuttosto preoccupata, la famiglia Alexander si riunì. Le radio e i giornali avevano annunciato il boicottaggio dei negozi degli ebrei, e loro adesso erano terrorizzati dal fatto che avrebbero potuto prendere di mira l'appartamento. Affacciandosi dalla finestra, Hanns vide un gruppo di teppisti in camicia bruna accalcarsi davanti al loro palazzo. Questi eventi avevano colto di sorpresa la famiglia, da tempo integrata e amante delle feste. Come molti loro amici, gli Alexander erano piuttosto ottimisti riguardo al proprio futuro in Germania. E anche se l'ascesa dei nazionalsocialisti li preoccupava, non si erano agitati più di tanto leggendo quello che pubblicavano i giornali: Hitler nominato cancelliere nel gennaio del 1933, l'incendio del Reichstag, la sospensione del fondamentale diritto legale dell'habeas corpus – adesso chiunque poteva essere arrestato e incarcerato senza potersi difendere in tribunale – il cosiddetto "Decreto dei Pieni poteri" del 1933 che permetteva a Hitler di poter promulgare leggi senza l'approvazione del parlamento.
✦ Thomas Harding. Il comandante di Auschwitz

Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate.
✦ Joan Lindsay. Picnic a Hanging Rock

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo–li–ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo–li–ta. Era Lo, null'altro che Lo, al mattino, ritta nel suo metro e cinquantotto, con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita.
✦ Vladimir Nabokov. Lolita

Dall'aiuola ovale si ergevano forse un centinaio di steli, che si schiudevano, a metà della loro altezza, in foglie a forma di cuore o di lingua e dispiegavano sulla punta petali rossi, azzurri o gialli segnati da macchie colorate e rilevate; e dalle tenebre rosse, azzurre e gialle delle loro gole emergeva un'asta dritta, ruvida di polvere dorata, e leggermente claviforme. I petali erano grandi abbastanza perché la brezza estiva li agitasse, e quando si muovevano, le loro luci rosse, azzurre e gialle scorrevano l'una sull'altra, tingendo un tratto di bruna terra sottostante di una macchia di colore umido e intricato. La luce cadeva ora sul dorso levigato e grigio di un ciottolo, ora sul guscio di una chiocciola dalle brune venature ritorte ora, versandosi in una goccia di pioggia, ne dilatava le sottili pareti d'acqua con una tale intensità di rosso, azzurro e giallo da far pensare che avrebbero potuto scoppiare e svanire da un momento all'altro. Ma la goccia, invece, ridivenne in un attimo grigio argentea, e la luce ora si posò sulla carnosità di una foglia, rivelando, sotto la superficie, la delicata nervatura delle fibre, e poi di nuovo si mosse e sparse il suo chiarore nei vasti spazi verdi sotto la cupola delle foglie a forma di cuore e di lingua. Poi la brezza palpitò più vivace e i colori vennero lanciati scintillando nell'aria, negli occhi degli uomini e delle donne che passeggiavano in luglio per i Kew Gardens.
✦ Virginia Woolf. Kew Gardens

Vi sono libri che hanno per l'anima e la salute un valore opposto, a seconda che se ne serva un'anima ignobile, un'inferiore forza vitale, oppure invece quella più alta e più possente: nel primo caso sono libri pericolosi, frantumanti e dissolventi, nel secondo, sono appelli d'araldo, che invitano i più prodi alla loro prodezza.
✦ Friedrich Nietzsche. Al dì là del bene e del male, Aforisma XXX

Forse dormiamo e stiamo sognando, mi disse lei,
e io le ho creduto, perché diventava
più pesante o più leggera a volontà
simile agli uccelli in volo.
Correvamo verso l'alto sulle scale di cemento
e lei sollevava dal mio abbraccio
due occhi splendenti, argentei,
verso un cielo inventato proprio allora.
Il suo sguardo fondeva i muri,
feriva le mie guance da cui
erompeva il sangue verso il passato
senza dolore, a fiotti.
Forse dormiamo e stiamo sognando, mi disse lei.
Correvamo verso l'alto. La scala di cemento
era terminata da un pezzo. Ed anche l'edificio.
Avevamo superato anche il futuro. Le parole
erano rimaste indietro. E forse nemmeno noi
esistevamo più.

• Nichita Stănescu. Da Il diritto al tempo

James Mac Allermy, fondatore e direttore di «Pronto Polizia», il più noto giornale di criminologia degli Stati Uniti, era appena entrato, nel tardo pomeriggio, in redazione. Circondato da alcuni collaboratori, stava esprimendo un'idea, per quanto incerta, sull'abominevole delitto commesso il giorno prima su tre bambini, che l'opinione pubblica, colpita dai cupi dettagli, aveva subito denominato "Il massacro dei tre gemelli". Dopo alcune considerazioni generiche sulla criminalità nei confronti dell'infanzia e sul misfatto del giorno prima, James Mac Allermy si rivolse a Patricia Johnston, la segretaria personale, confusa tra i redattori.
«Patricia, credo sia l'ora della corrispondenza. Sono pronte le lettere da firmare? Vuole seguirmi in ufficio?»
«È tutto pronto, signore... Ma...», s'interruppe Patricia percependo un rumore insolito, «c'è qualcuno nel suo ufficio, signor Mac Allermy».
Il direttore alzò le spalle. «Qualcuno nel mio ufficio? Impossibile! La porta dell'anticamera è chiusa a chiave».
«E l'ingresso privato, signore?».
Allermy sorrise estraendo la chiave dalla tasca. «Porto sempre la chiave con me, eccola. Patricia, lei ha le traveggole!... Su, andiamo a lavorare».
✦ Maurice Leblanc. I miliardi di Arsène Lupin

Cerco il principio del male
come da bambina cercavo i margini della pioggia.
Con tutte le forze correvo per trovare
il luogo dove
sedermi a terra e contemplare
da una parte pioggia, da una parte niente pioggia.
Ma sempre la pioggia smetteva prima
che ne scoprissi i confini
e ricominciava prima
di capire fin dove è sereno.
Invano sono cresciuta.
Con tutte le forze
corro ancora per trovare il luogo
dove sedermi a terra e contemplare
la linea che separa il male dal bene.
Ma sempre il male smette prima
che ne scopra il confine
e ricomincia prima
di capire fin dove è bene.
Io cerco il principio del male
su questa terra
volta per volta
grigia e assolata.

• Ana Blandiana. Il confine

Lunga distesa, immobile sotto la bianca coltre del letto, con le braccia prosciolte e le mani aperte, con la bruna testa inclinata sopra una spalla, con un soffio impercettibile di respiro, Anna pareva dormisse da due ore, immersa nel profondo abbandono del sonno giovanile. Sua sorella Laura, che dormiva in un secondo candido lettino da fanciulla, all'altro capo della vasta stanza, aveva quella sera molto prolungata la sua solita lettura notturna, con cui sfuggiva alla conversazione ultima della giornata, fra sorelle. Ma appena l'ombra della lunga e fredda notte d'inverno aveva avvolto le cose e le persone nella camera delle due fanciulle, Anna aveva schiuso gli occhi e li teneva fissi, sbarrati sul letto di Laura, il cui biancore appariva confusamente, anche nell'oscurità. Anna non dormiva. Non osava fare un movimento, non sospirava neppure; il suo corpo pareva quello di una statua e la sua vita era tutta nello sguardo, che cercava acutamente di penetrare tutto il segreto delle tenebre, volendo vedere se realmente sua sorella Laura dormisse.
✦ Matilde Serao. Addio, amore!

Parliamo io e te
lingue diverse.
Stesse lettere,
parole straniere.
Viviamo io e te
su isole diverse,
e la stanza è la stessa.

• Nika Turbina. Quaderno di appunti

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron 'Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch'era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla.
✦ Giovanni Verga. I Malavoglia

Il diritto alla vita significa che un uomo ha il diritto di sostenersi in vita per mezzo del proprio lavoro (al livello economico raggiungibile dalle sue capacità) e non significa che gli altri debbano fornirgli quanto gli è necessario per sopravvivere. [...]
Il diritto alla libertà di parola significa che un uomo ha il diritto a esprimere le proprie idee senza temere il pericolo della soppressione, dell'interferenza o di azioni punitive da parte dello Stato, ma non significa che altri debbano fornirgli una sala per conferenze, una stazione radiofonica o una tipografia per esprimere tali idee. [...]
Il diritto al lavoro non esiste: quello che esiste è il diritto alla libertà di scambio, cioè il diritto di accettare il posto di lavoro se un altro decide di offrirlo. Analogamente non esiste il diritto alla casa, bensì solo il diritto alla libertà di scambio, ovvero il diritto di costruire o di acquistare una casa.
✦ Ayn Rand. La virtù dell'egoismo

Venezia. Ultimi giorni del gennaio 1502
Il chiarore dell'alba si lasciava appena intuire, attraverso la coltre di nebbia che scivolava sullo specchio gelido del Canal Grande. L'oscurità strisciava via dalle calli e dai moli di Rialto, dove il mercato del pesce stava aprendo i banconi. Le imbarcazioni dei pescatori attraccavano per scaricare la merce. I venditori stavano pulendo i pesci più grandi, rovesciando a terra le interiora e combattendo con il freddo che penetrava nelle ossa. Pozze di sangue accanto ai banconi. Frattaglie viscide sciacquate via dalla pietra. Il vociare si alzava dalla parte del ponte e proseguiva lungo tutta la merceria, fino a San Marco. Presto l'intero percorso si sarebbe addensato di passanti. Colori di stoffe e tappeti orientali. Odori di spezie e anguilla arrostita, di vino, piscio, pollame e sangue acre di bestie macellate. Il vecchio si morse una mano che sembrava diventata di legno. Sentì dolore. Era buon segno. Lasciò cadere i soldi della giornata nella tasca della veste di lana. Scese i gradini di pietra per recuperare la piccola barca.  E vide.  Qualcosa sull'acqua scura. Galleggiava, vicino al possente ponte di legno che univa Rialto a San Marco. Il vecchio appoggiò la corda della sua barca. Richiamò l'attenzione di un pescatore che non era ancora sceso a terra e gli indicò quella che sembrava la carcassa di uno strano animale.
✦ Riccardo Bruni. Il Leone e la Rosa

Nei sogni la vita di tutti i giorni, con le sue fatiche ed i suoi piaceri, con le sue gioie ed i suoi dolori, non si ripete mai; al contrario, i sogni hanno lo scopo di liberarcene. Anche quando tutta la nostra mente è presa da qualcosa, quando siamo abbattuti da qualche profondo dispiacere, o quando tutto il nostro potenziale intellettivo è assorbito da qualche problema, il sogno non farà altro che entrare nella tonalità del nostro umore e rappresentare la realtà in simboli.
✦ Sigmund Freud. L'interpretazione dei sogni

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio
«Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo gocciolìo!
Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri
Il mondo cambia, sotto i raggi miei
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri
E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d'argento
Non ebbe più paura di cambiare
E un giorno disse: «Il sale che io sento
Mi dice che sto diventando mare
E mare sia. Perché ho capito, adesso
Non cambio in qualcos'altro, ma in me stesso».

• Bruno Tognolini. Le filastrocche della Melevisione

In mezzo alle montagne c'è il lago d'Orta. In mezzo al lago d'Orta, ma non proprio a metà, c'è l'isola di San Giulio. Sull'isola di San Giulio c'è la villa del barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha novantatré anni), assai ricco (possiede ventiquattro banche in Italia, Svizzera, Hong Kong, Singapore, eccetera), sempre malato. Le sue malattie sono ventiquattro. Solo il maggiordomo Anselmo se le ricorda tutte. Le tiene elencate in ordine alfabetico in un piccolo taccuino: asma, arteriosclerosi, artrite, artrosi, bronchite cronica, e cosí avanti fino alla zeta di zoppía. Accanto a ogni malattia Anselmo ha annotato le medicine da prendere, a che ora del giorno e della notte, i cibi permessi e quelli vietati, le raccomandazioni dei dottori: «Stare attenti al sale, che fa aumentare la pressione», «Limitare lo zucchero, che non va d'accordo con il diabete», «Evitare le emozioni, le scale, le correnti d'aria, la pioggia, il sole e la luna».
✦ Gianni Rodari. C'era due volte il barone Lamberto

«Trovo che tutta la filosofia che circonda i super eroi sia affascinante. Prendi il mio super eroe preferito: Superman. Non un grandissimo fumetto – la sua grafica è mediocre! – ma la filosofia... la filosofia non è soltanto eccelsa: è unica. L'elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne, l'Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker: deve mettersi un costume per diventare l'Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l'unico nel suo genere. Superman non diventa SupermanSuperman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino, è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande "S" rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l'abito da lavoro, quello è il suo costume! È il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana».
✦ David Carradine/Bill Gunn in Kill Bill 2

Quando mi domando come mai sia stato proprio io ad elaborare la teoria della relatività, la risposta sembra essere legata a questa particolare circostanza: un normale adulto non si preoccupa dei problemi dello spaziotempo, tutte le considerazioni possibili in merito alla questione sono già state fatte nella prima infanzia, secondo la sua opinione. Io, al contrario, mi sono sviluppato così lentamente che ho cominciato a interrogarmi sullo spazio e sul tempo solo dopo essere cresciuto e di conseguenza ho studiato il problema più a fondo di quanto un normale bambino avrebbe fatto.
✦ Albert Einstein. In: Carl Seelig. Albert Einstein: A Documentary Biography

Pietro Tenerani, Psiche abbandonata, part. (1819)

Oggi ho avuto un'altra visita del direttore. Stavo dettando un problema quando entrò. «Un chilogrammo di pomodori...»
«Signor maestro Mombelli, vuole ripetere...» «Un chilogrammo...» «Chilogrammo ha detto, oppure noi non abbiamo sentito bene?»
«Ho detto chilogrammo!» «Chilogrammo ha detto, eh? Ma, signor maestro, ella dice telegramma oppure dice telegrammo?»
«Telegramma!» «Telegramma dice. E allora perché dice e insegna chilogrammo? Il chilogrammo non esiste, esiste il chilogramma; dico: chilo–gramma; da gramma, cioè misura.» Fece il suo solito sorrisino e disse: «Lei non lo sapeva che gramma significa misura?» «Veramente no!» Di nuovo fece il suo sorrisino.
«E poi ha detto pomodori! Signor maestro Mombelli, pomodoro è una parola composta da pomo e dalla parola d'oro, che unita perde l'apostrofo. Ora, il plurale della parola pomodoro, non è pomodori, [...] noi dobbiamo dire italicamente POMIDORO. POMIDORO. Faccia subito cancellare e riscrivere.»
Ricominciai a dettare: «Un chilogramma di pomIdoro...»
✦ Lucio Mastronardi. Il maestro di Vigevano

Quando ti rendi conto che, per produrre, è necessario ottenere il consenso di coloro che non producono nulla; quando hai la prova che il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci, ma con favori; quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l'influenza, più che col lavoro, e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrario essi sono protetti dalle leggi; quando ti rendi conto che la corruzione è ricompensata e l'onestà diventa auto–sacrificio; allora puoi affermare, senza tema di sbagliarti, che la tua società è condannata.
✦ Ayn Rand. La rivolta di Atlante

Allora avvenne quel che non posso dimenticare né comunicare. Avvenne l'unione con la divinità, con l'universo (non so se queste parole differiscano). L'estasi non ripete i suoi simboli; c'è chi ha visto Dio in una luce, c'è chi lo ha scorto in una spada o nei cerchi di una rosa. Io vidi una Ruota altissima, che non stava avanti ai miei occhi né dietro né ai lati, ma in ogni parte a un tempo. Quella Ruota era fatta di acqua, ma anche di fuoco, e (benché si vedesse il bordo) era infinita. Intrecciate fra loro, la formavano tutte le cose che saranno, che sono e che furono, ed io ero uno dei fili di quella trama totale. [...] Lì erano le cause e gli effetti e mi bastava vedere quella Ruota per comprendere tutto, senza fine. Oh gioia di comprendere, maggiore di quella di operare o di sentire. Vidi l'universo e vidi gl'intimi disegni dell'universo. Vidi le origini che narra il Libro della Tribù. Vidi le montagne che sorsero dall'acqua, vidi i primi uomini di legno, vidi i vasi che si ribellarono agli uomini, vidi i cani che lacerarono loro la faccia. Vidi il dio senza volto che sta dietro gli dèi.
✦ Jorge Luis Borges. L'Aleph

Ero stanco, mortalmente sfinito al termine di quella lunga agonia, e quando mi sciolsero e mi fu permesso di sedere, sentii che i sensi mi stavano abbandonando. La sentenza, la terribile sentenza di morte fu l'ultima distinta frase che le mie orecchie percepirono. Dopo, il suono delle voci degli inquisitori sembrò confondersi, in un mormorio indistinto, come in un sogno. Mi riportava alla mente l'idea di rivoluzione – forse perché nella mia fantasia l'associavo al cigolio di una ruota di mulino. Ma durò per poco, perché subito dopo non sentii più niente. Ancora, per un istante, vidi – ma con quale terribile esagerazione! – le labbra dei giudici, paludati di nero.
✦ Edgar Allan Poe. Il pozzo e il pendolo

Quando spunta il sole dietro il costone di Sant'Aloisio, i pochi sparuti abitanti di Castellania vedono illuminarsi prima i torrioni sbrecciati del castello, poi quasi di botto, la piccola valle divisa dal Rio. La terra è taccagna di argille che il sole estivo dissemina di crepe e le piogge invernali ammollano in fango spesso e tenace. Il Rio è uno stento fossatello che arriva serpeggiando allo Scrivia: il suo letto angusto e ineguale è cosparso di massi erratici levigati dai millenni. Le rive sono popolate di roveri olmi e ontani che formano duplice filare a dividere la valle.
✦ Gianni Brera. Coppi e il diavolo

Era l'ultimo giorno di luglio. La lunga estate calda volgeva al termine, e noi, stremati pellegrini del selciato di Londra, cominciavamo a pensare all'ombra delle nuvole sui campi di grano, e alle brezze d'autunno in riva al mare. Quanto a me, quel che restava dell'estate mi lasciava senza forze, senza allegria, e, a dire il vero, anche senza soldi. Nel corso di quell'anno non avevo amministrato i miei guadagni con la solita attenzione; e la mia prodigalità ora mi condannava a un autunno da trascorrere all'insegna del risparmio, dividendomi tra il villino di mia madre a Hampstead e il mio modesto appartamento in città.
✦ Wilkie Collins. La donna in bianco

Anche se ampi territori d'Europa e molti antichi e famosi Stati sono caduti o stanno per cadere nelle grinfie della Gestapo e sotto le odiose norme dell'apparato nazista, noi non demorderemo né verremo meno. Noi procederemo fino alla fine. Noi combatteremo in Francia, noi combatteremo sui mari e sugli oceani, noi combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell'aria. Noi difenderemo la nostra Isola, a qualunque costo. Noi combatteremo sulle spiagge, noi combatteremo nei luoghi di sbarco, noi combatteremo sui campi e sulle strade, noi combatteremo sulle colline; noi non ci arrenderemo mai; e anche se, cosa che io al momento non credo, quest'Isola o una gran parte di essa venisse sottomessa ed affamata, allora il nostro Impero d'oltremare, armato e difeso dalla Flotta Britannica, continuerà la battaglia finché, quando Dio vorrà, il Nuovo Mondo, con tutta la sua potenza e la sua forza, verrà a soccorrere e a liberare il Vecchio.
✦ Winston Churchill. Dal Discorso al Parlamento britannico del 4 giugno 1940

Fu detta, Capri, isola di naufraghi, manicomio azzurro, mostra campionaria dell'umanità, binario morto sul quale vengono a finire i grandi deragliati della vita. Chi, compiendo un atto disperato, si aggrappa a questo scoglio, è salvato dalla speranza; chi vi cerca il nulla, vi trova il tutto. Ave, Capri!
✦ Edwin Cerio. Aria di Capri

I FRATELLI DI MOWGLI
Erano le sette di sera di una caldissima giornata nelle colline di Seeonee, quando Papà Lupo si destò dal suo riposo diurno, si grattò, sbadigliò, e stirò le zampe una dopo l'altra per liberare le estremità dal torpore del sonno. Mamma Lupa stava distesa col grosso muso grigio tra i suoi quattro cuccioli che si rotolavano guaendo, e la luna splendeva nella bocca della tana dove tutti abitavano.
«Augrh!», disse Papà Lupo, «è ora di andare nuovamente a caccia». Stava infatti per lanciarsi giù per la collina, quando una piccola ombra con una coda folta attraversò la soglia e mugolò:
«La buona fortuna t'accompagni, o Capo dei Lupi; e buona fortuna e forti denti bianchi ai tuoi nobili figli, e che essi non dimentichino mai gli affamati di questo mondo».
Era lo sciacallo, Tabaqui, il Leccapiatti, e i lupi dell'India disprezzano Tabaqui perché egli corre intorno a far guai, a raccontar frottole, mangiando cenci e pezzi di cuoio nei mucchi di immondizie dei villaggi.
✦ Rudyard Kipling. Il libro della Giungla

O Fortuna, velut Luna statu variabilis,
semper crescis aut decrescis; vita detestabilis
nunc obdurat et tunc curat ludo mentis aciem,
egestatem, potestatem dissolvit ut glaciem.
Sors immanis et inanis, rota tu volubilis,
status malus, vana salus semper dissolubilis,
obumbrata et velata michi quoque niteris;
nunc per ludum dorsum nudum fero tui sceleris.
Sors salutis et virtutis michi nunc contraria
est affectus et defectus semper in angaria.
Hac in hora sine mora corde pulsum tangite;
quod per sortem sternit fortem, mecum omnes plangite!
——
O Fortuna, mutevole come la luna,
cresci e cali senza quiete; così l'esecrabile vita
a turno ora abbatte ora conforta le brame della mente,
dissolve come ghiaccio miseria e potere.
Sorte possente e vana, cangiante ruota,
maligna natura, vuota prosperità ognor sfuggente,
ombrosa e velata tu sovrasti me pure;
ora al gioco del tuo capriccio offro la schiena nuda.
La sorte benigna e virtuosa mi è adesso contraria,
sofferenze e privazioni sempre mi tormentano.
In quest'ora senza indugio date voce agli strumenti;
al caso soccombono i forti! Piangete con me quanti siete!

• Carmina Burana. O Fortuna (coro)

Ci guardammo a vicenda, quasi smarriti. Avevamo resistito, dopo tutto: avevamo vinto. Dopo l'anno di Lager, di pena e di pazienza; dopo l'ondata di morte seguita alla liberazione; dopo il gelo e la fame e il disprezzo e la fiera compagnia del greco; dopo le malattie e la miseria di Katowice; dopo i trasferimenti insensati, per cui ci eravamo sentiti dannati a gravitare in eterno attraverso gli spazi russi, come inutili astri spenti; dopo l'ozio e la nostalgia acerba di Staryje Doroghi, eravamo in risalita, dunque, in viaggio all'in su, in cammino verso casa. [...] Giunsi a Torino il 19 di ottobre, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava.
✦ Primo Levi. La tregua

Non ho mai capito bene come io sia arrivato alla mia inerzia attuale, io che durante la guerra ero considerato in città come un uomo molto operoso. C'è mio nipote Carlo che consultai anche su questo punto che pure anch'esso riflette sulla mia salute, e mi disse che facevo bene di stare tranquillo e che avrei ripreso il mio lavoro alla prossima guerra mondiale.
✦ Italo Svevo. Un contratto

Avvolto in un manto bianco foderato di rosso sangue, con il passo strascicato del cavaliere, il mattino presto del quattordicesimo giorno del mese primaverile di Nisan, entrava sotto il portico, tra le due ali del palazzo di Erode il Grande, il procuratore della Giudea, Ponzio Pilato. Più di ogni altra cosa al mondo il procuratore odiava il profumo dell'olio di rose e la giornata si annunciava pessima, visto che quell'odore lo stava perseguitando dall'alba. Gli sembrava che il fragrante profumo di rosa emanasse dai cipressi e dalle palme del giardino e che quel maledetto effluvio si mescolasse all'odore di sudore e di finimenti di cuoio della scorta. Dall'ala di servizio del palazzo, nella quale si era accampata la prima coorte della XII legione Fulminata, arrivata a Yerušolaim insieme al procuratore, giungevano nel portico attraverso la terrazza superiore del giardino sbuffi acri di fumo (prova che i cucinieri di ogni centuria stavano preparando il rancio), a cui si aggiungeva un intenso profumo di rose.
✦ Michail Bulgakov. Il Maestro e Margherita

Più che in ogni altra epoca storica, l'umanità si trova a un bivio: una strada porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto, l'altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta giusta.
✦ Woody Allen. Effetti collaterali

Questo era infatti il vero deserto dove le differenze di razza e di colore, di ricchezza e di posizione sociale sono pressoché senza senso; dove il manto dell'apparenza viene strappato e le verità fondamentali vengono alla luce. Era un luogo dove gli uomini si tengono stretti gli uni agli altri. Qui essere soli voleva dire sentire immediatamente il peso della paura, poiché la nudità di questa terra era piú terrificante della foresta piú oscura nel pieno della notte. Nella spietata luce del giorno eravamo altrettanto insignificanti degli scarafaggi che vedevo affaccendarsi sulla sabbia. Solo nell'amichevole oscurità potevamo prendere a prestito pochi metri quadrati di deserto e sentirci a casa nel perimetro della luce del fuoco, mentre sopra di noi il familiare disporsi delle stelle velava il tremendo mistero dello spazio.
✦ Wilfred Thesiger. Sabbie arabe

In fondo all'Atlantico c'è un libro. Io ne racconterò la storia. Forse ne conoscete già l'epilogo, riferito dai giornali dell'epoca e da allora ripreso da alcune opere letterarie: quando nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, il Titanic affondò al largo di Terranova, la vittima più prestigiosa fu un libro, unico esemplare dei Robaiyyat di Omar Khayyam, saggio persiano, poeta, astronomo.
✦ Amin Maalouf. Samarcanda

Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l'assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito. Ricordo il giorno e l'ora in cui il mio sguardo si posò per la prima volta sul ragazzo che doveva diventare la fonte della mia più grande felicità e della mia più totale disperazione. Fu due giorni dopo il mio compleanno, alle tre di uno di quei pomeriggi grigi e bui, caratteristici dell'inverno tedesco. Ero al Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, il liceo più famoso del Württemberg fondato nel 1521, l'anno in cui Lutero comparve davanti a Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna.
✦ Fred Uhlman. L'amico ritrovato

UN PAIO DI OCCHIALI.
«Ce sta 'o sole... 'o sole!» canticchiò, quasi sulla soglia del basso, la voce di don Peppino Quaglia. «Lascia fa' a Dio» rispose dall'interno, umile e vagamente allegra, quella di sua moglie Rosa, che gemeva a letto con i dolori artritici, complicati da una malattia di cuore, e soggiunse, rivolta a sua cognata che si trovava nel gabinetto: «Sapete che faccio, Nunziata? Più tardi mi alzo e levo i panni dall'acqua».
«Fate come volete, per me è una vera pazzia,» disse dal bugigattolo la voce asciutta e triste di Nunziata «con i dolori che tenete, un giorno di letto in più non vi farebbe male!». Un silenzio. «Dobbiamo mettere dell'altro veleno, mi sono trovato uno scarrafone nella manica, stamattina».
Dal lettino in fondo alla stanza, una vera grotta, con la volta bassa di ragnatele penzolanti, si levò, fragile e tranquilla, la voce di Eugenia:
«Mammà, oggi mi metto gli occhiali».
C'era una specie di giubilo segreto nella voce modesta della bambina, terzogenita di don Peppino (le prime due, Carmela e Luisella, stavano con le monache, e presto avrebbero preso il velo, tanto s'erano persuase che questa vita è un gastigo; e i due piccoli, Pasqualino e Teresella, ronfavano ancora, capovolti, nel letto della mamma).
«Sì, e scassali subito, mi raccomando!» insisté, dietro la porta dello stanzino, la voce sempre irritata della zia.
✦ Anna Maria Ortese. Il mare non bagna Napoli

Avete presente quel ragazzo che vive a pochi isolati da voi e che potreste semplicemente definire come l'individuo più disgustoso sulla faccia della terra? Quando vi trovate sul portico di casa, sul punto di dare al vostro ragazzo il bacio della buonanotte, vi può capitare di scorgerlo dall'altro lato della strada, semplicemente immobile. Ogni tanto comparirà per caso mentre state chiacchierando con le vostre amiche o forse, non proprio per caso. Lui è il gatto nero che sembra conoscere ogni vostra mossa.
Se passa davanti a casa vostra, il vostro primo pensiero sarà: Mi bocceranno all'esame di biologia. Se vi osserva con fare divertito, guardatevi le spalle.
Ogni città ha il suo gatto nero. A Rosewood, si chiama Toby Cavanaugh.
✦ Sara Shepard. Giovani, carine e bugiarde. Divine

Ambrogio Borghi, La Chioma di Berenice, part. (1878)

– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
– Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.
Mia moglie sorrise e disse:
– Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
– Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
– Ma sì, caro. Guárdatelo bene: ti pende verso destra.  
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m'era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.
✦ Luigi Pirandello. Uno, nessuno e centomila

Come tutti sanno, Pitagora, soggiornando in India, imparò alla scuola dei gimnosofisti il linguaggio degli animali e delle piante. Mentre un giorno passeggiava su un prato vicino alla riva del mare, udì queste parole: «O me infelice d'esser nata erba! Non appena sono alta due dita ecco che un mostro divoratore, un orribile animale, mi calpesta sotto i suoi enormi piedi; ha le fauci armate di una fila di falci taglienti con le quali mi rade, mi strappa e mi inghiotte. Gli uomini chiamano questo mostro montone. Non credo che esista al mondo creatura più abominevole.»
Pitagora fece ancora qualche passo e trovò un'ostrica che sbadigliava su uno scoglio. Egli non aveva ancora abbracciato quell'ammirevole legge che proibisce di mangiare gli animali nostri simili, e stava per inghiottire l'ostrica, quando questa esclamò:
«O natura! com'è felice l'erba che al pari di me è opera tua! Quando la si taglia rinasce, è immortale, mentre noi povere ostriche, invano difese da una doppia corazza, veniamo mangiate a dozzine, a colazione, da questi scellerati. E allora è finita per sempre. Quale spaventoso destino ha un'ostrica, e come sono barbari gli uomini!»
Pitagora trasalì, sentì l'enormità del delitto che stava per commettere, chiese perdono piangendo all'ostrica e la rimise perbenino sul suo scoglio.
Mentre pensava profondamente a quest'avventura, tornandosene in città, vide ragni mangiar mosche, rondini mangiar ragni, sparvieri mangiare rondini. «Non sono filosofi costoro», disse.
✦ Voltaire. Avventura indiana

Febbre
(...)
Perché non ci fui fin dal principio!
Ti avrei fatta
io, con le mie dita,
di astri e di anelli.
Ti avrei messo, per non farti soffrire,
palpebre staccate dalle ninfee,
occhi di gocce di rugiada,
lucciole di luna nuova.
I seni, come due merlotti,
li avrei messi in due perle.
E per ogni guancia
un rubino o un topazio.
Sarei andato a vedere
come tesse il sole nel folto dei rami,
come urta la pietra il ruscello
e ad ascoltare come cresce il grano,
come posa il vento
le sue vaste ali sulla terra.
E con tutta questa scienza
ora per ora ti avrei cucita,
e per anima ti avrei messo
una spada con la punta in alto.

Ma se mi soffermo a pensare,
è meglio che tu sia come sei,
che ti punga e sia calpestata
tra i frutti della terra.

• Tudor Arghezi. Accordi di parole

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