l breve scritto di Benedetto Croce, apparso nel 1905 sulla rivista La Critica con il titolo provocatorio «Questa tavola rotonda è quadrata», è uno di quei testi solo in apparenza minimi. In poche pagine, l'autore mette alla prova, con una lucidità che conserva intatta la sua forza polemica, la distinzione tra forma linguistica, pensiero logico e intuizione estetica, mostrando come la correttezza formale possa convivere con il vuoto concettuale. ✦
Nel clima del primo Novecento, segnato dal confronto tra idealismo, positivismo e nuove scienze formali, questo scritto assume il valore di una vera cartina di tornasole: non tanto per stabilire gerarchie tra i saperi, quanto per denunciare una confusione di piani che Croce ritiene intellettualmente fatale. È su questo nucleo critico, più che sulle sue conseguenze storiche, che oggi conviene tornare.
«Questa tavola rotonda è quadrata»*
Testo : 1/13
Lo Steinthal, nella polemica contro il Becker, per rendere chiara la differenza tra Logica e Grammatica si vale di quest'esempio: «Qualcuno si avvicina a una tavola rotonda e dice: Questa tavola rotonda è quadrata. Il grammatico tace, perfettamente soddisfatto; ma il logico grida: Assurdità!».
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* Benedetto Croce. «Questa tavola rotonda è quadrata». In: La Critica: rivista di letteratura, storia e filosofia. Vol. 3, 1905, pp. 531–534.
(Distinzione tra logica e grammatica)
Croce esordisce introducendo il problema attraverso l'autorità di Heymann Steinthal, ma lo fa già con un leggero scarto critico: l'esempio non è neutro, bensì costruito per mostrare che la grammatica può arrestarsi davanti ad una frase che il pensiero non può accettare.
E qui sancisce il primo punto fermo: la logica non giudica la frase per come è fatta, ma per ciò che pretende di pensare. La reazione del logico non è un capriccio, bensì la risposta necessaria a una violazione dell'intelligibilità.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 2/13
Che il logico debba dare in quel grido è altrettanto evidente quanto ragionevole. Il concetto geometrico di figura rotonda è nettamente distinto da quello di figura quadrata: che l'uno sia l'altro è in geometria, o in una certa parte almeno della geometria, impensabile. Quelle affermazioni contradittorie eccitano la mente come se volessero apprenderle qualcosa, e la deludono; donde l'impeto d'insofferenza contro l'assurdo che si vorrebbe imporle.
A questo punto, Croce introduce un motivo decisivo, che tornerà più volte: la contraddizione non è solo errore, è frustrazione del pensiero, promessa mancata di senso.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 3/13
Anche evidente sembra che la Grammatica, dinanzi a una proposizione di quella sorta, si debba mostrare soddisfatta. Le sue regole vi sono perfettamente osservate: il femminile «tavola» è trattato come femminile; l'aggettivo «rotonda» è accordato col sostantivo in genere, numero e caso; il verbo è in terza persona singolare e si accorda col soggetto, come col soggetto si accorda l'attributo; e cosí via.
(Grammatica come ambito pratico)
L'autore concede pienamente alla grammatica il suo diritto: la frase è formalmente ineccepibile. L'accordo, la struttura, la sintassi sono corretti. Ma già si prepara la svolta: la correttezza non implica verità, e soprattutto non implica conoscenza. La grammatica opera su un piano diverso, che Croce definisce più avanti pratico.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 4/13
Senonché lo Steinthal ha dimenticato di proporsi una terza domanda: «Che cosa direbbe dinanzi a quella proposizione l'estetico?». O, piuttosto, non si pone questa domanda a causa degli insufficienti concetti di teoria estetica che portava nelle sue indagini, pur tanto pregevoli, dei rapporti tra linguaggio e pensiero.
(L'intervento dell'estetica)
È qui che Croce introduce la sua vera innovazione: accanto a logica e grammatica, l'estetica. Non come ornamento, ma come forma autonoma della conoscenza.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 5/13
Proponendocela, noi diciamo che l'estetico, a differenza dal grammatico e in pieno accordo col logico, dichiarerà anche lui assurda quella proposizione. Non che l'uomo estetico in quanto tale si dia pensiero dei concetti geometrici e della loro esattezza e verità; ma, entrati che si sia nella sfera di quei concetti, l'Estetica, come la Logica, esige che se ne segua l'interna necessità.
Croce precisa un punto cruciale: l'assurdità non è solo logica, ma anche estetica. Non perché l'estetica giudichi concetti, ma perché esige una necessità interna anche nell'immaginazione.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 6/13
Il politeismo sarà, come concezione filosofica, erroneo; ma niente vieta che s'immagini una società di esseri potentissimi, che vivano in un certo luogo inattingibile, e variamente intervengano nelle cose umane, come gli dèi d'Omero nelle contese degli eroi, o come gli abitanti di Marte, in un recente romanzo fantastico, scendono sulla terra. Onde il politeismo, fin tanto che non gli si attribuisca valore logico e filosofico, serba valore estetico. Ma io non posso immaginare qualcosa di rotondo che sia quadrato.
E chiarisce una distinzione fondamentale: l'immaginazione può sospendere la verità logica, ma non la coerenza interna. L'assurdo puro non è né pensabile né immaginabile.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 7/13
Quelle parole sono, anche pel mio spirito estetico, vuote: non sono parole ma suoni, che sembrano promettermi qualcosa e non attengono la promessa: eccitano il pensiero (e la fantasia che si lega al pensiero) e lo deludono. – Se voglio dare concretezza d'immagine a quella proposizione, debbo considerarla, per es., come costruita intenzionalmente a rappresentare un'incoerenza mentale; cioè immaginare l'atto arbitrario di chi combini voci prive di senso: il che facciamo per l'appunto in questo momento col valercene al modo dello Steinthal come esempio, e per questo ci è possibile tenervi sopra fissa la mente e discorrerne. Ma, quando non se ne cangia il primo significato e valore, la proposizione: «Questa tavola rotonda è quadrata», come è impensabile cosí non è immaginabile, come è illogica cosí è inestetica; e anzi, in questo caso, è inestetica, perché illogica.
Questo è uno dei passi chiave dell'intero testo: il linguaggio può produrre forme che sembrano significanti e invece sono gusci vuoti. È il cuore della polemica crociana contro ogni formalismo autosufficiente.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 8/13
Ciò importa che quella proposizione è falsa senza remissione: falsa nella sfera della coscienza estetica, falsa nella sfera della coscienza logica.
(Falsità radicale e limiti della conoscenza)
Croce qui è categorico: la frase è esclusa tanto dalla conoscenza estetica quanto da quella logica. Non esiste un terzo dominio cognitivo che possa accoglierla.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 9/13
E, poiché altra forma di conoscenza non v'ha fuori dell'intuitiva e della concettuale, quella proposizione è respinta fuori della cerchia dello spirito teoretico.
Emerge dunque l'impianto sistematico dell'idealismo crociano, che oggi possiamo discutere, ma che allora forniva una struttura coerente al ragionamento.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 10/13
Pure, la Grammatica, secondo lo Steinthal, si è dichiarata e persiste a dichiararsi soddisfatta. Come dunque l'inimmaginabile e l'impensabile può essere grammaticalmente razionale? È, la Grammatica, forma speciale di conoscenza? Vi è forse, accanto alla verità della poesia e della filosofia, la verità grammaticale, cioè una visione grammaticale delle cose?
(La grammatica non è scienza)
Croce pone la domanda decisiva, che non riguarda solo la grammatica, ma ogni disciplina che pretenda valore teorico fondandosi su prodotti privi di senso.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 11/13
Se una verità delle cose secondo Grammatica si confuta col suo stesso enunciato, cioè con un sorriso, viene di conseguenza che le regole, della cui applicazione gode il grammatico, non sono leggi di verità, e, dunque, che la Grammatica non ha valore teoretico e scientifico. Il dilemma è: – o porre quella tale verità secondo Grammatica o negare valore di scienza alla Grammatica; – e dal canto nostro già sappiamo, per esservi giunti per altra via, quel che sia da pensare della Grammatica, complesso di astrazioni e di arbitrî di uso affatto pratico. Ma, poiché taluni non riescono a persuadersi di codesta mancanza di verità scientifica nella Grammatica, è bene invitarli a meditare sull'esempio arrecato e esortarli a risolvere i seguenti problemi: – Come mai quel che è assurdo logicamente ed esteticamente, può essere grammaticalmente soddisfacente? Come mai sarebbe scienza quella che farebbe la teoria di prodotti del genere di «Una tavola rotonda è quadrata», ossia di voci vuote di senso?
Il filosofo smaschera qui la pretesa scientifica della grammatica: le sue regole funzionano, ma non dicono il vero. Sono strumenti, non criteri di realtà.
C'era una volta un ricco pover'uomo,
che cavalcava un nero caval bianco;
salía scendendo il campanil del Duomo
poggiandosi sul destro lato manco...
L'argomento è volutamente paradossale, ma rigoroso: una "scienza" che teorizzasse il vuoto sarebbe una caricatura della scienza.
«Questa tavola rotonda è quadrata»
Testo : 13/13
Al qual proposito conviene tornare in parte sull'affermazione dello Steinthal, perché, a dir vero, dinanzi a un detto del tipo: «Questa tavola rotonda è quadrata», il grammatico che sia veramente consapevole del proprio ufficio, il grammatico che non varchi i limiti della propria competenza, non si dichiara soddisfatto, come crede lo Steinthal, e neppure insoddisfatto. Egli sa che suo ufficio non è di pronunziare giudizio alcuno, ma di porre certe regole, che hanno una determinata utilità. Dinanzi a una pagina qualsiasi, che venga sottoposta al suo giudizio, non si domanda dunque se sia approvabile o no, secondo che le regole grammaticali vi siano state o no applicate; ma dichiara la propria incompetenza, scrivendo nel margine di quelle pagine: Videat logicus, videat aestheticus. Se facesse altrimenti, si cangerebbe in critico grammaticale dell'arte o della scienza, in pedante degno di quella irrisione onde è stato tante volte colpito. Questo passaggio dalla Grammatica alla pedanteria è, in verità, accaduto e accade spesso; ma, tuttavia, non v'ha ragione alcuna intrinseca per la quale un grammatico debba essere di necessità pedante, non essendovi ragione intrinseca che lo spinga a confondere il campo pratico con quello filosofico, e a convertirsi da costruttore di tipi astratti in giudice di realtà concreta e viva.
1905
(Chiarimento finale: contro la pedanteria)
Comunque, Croce attenua la polemica e compie una distinzione importante: la grammatica, se resta nel suo ambito, non è colpevole. Diventa nociva solo quando pretende di giudicare ciò che non le compete.
Videat logicus, videat aestheticus.
Questa formula latina è la chiave dell'equilibrio crociano: ogni sapere ha il suo campo; il disastro nasce quando li si confonde.
🔎 Videat logicus, Videat aestheticus
L'espressione viene utilizzata principalmente in ambito filosofico e critico per indicare che un determinato problema o oggetto deve essere analizzato da due prospettive distinte:
– Videat logicus (lo veda il logico): si riferisce alla sfera della conoscenza dell'universale. Il "logico" analizza il concetto, la verità e il pensiero riflessivo. È il secondo grado dell'attività teoretica, che presuppone l'estetica ma se ne distingue per la produzione di concetti puri.
– Videat aestheticus (lo veda l'estetico): si riferisce alla sfera della conoscenza dell'individuale. L'estetica per Croce è l'intuizione pura, l'arte come espressione immediata del sentimento che precede la logica.
Croce utilizza questo tipo di demarcazione per ribadire l'autonomia dell'arte. Quando dice "lo veda l'estetico", intende dire che un'opera va giudicata solo per la sua forza espressiva e intuitiva, senza sottoporla a criteri di verità logica, utilità economica o moralità.
Un problema può dunque avere una doppia faccia: come fatto di pensiero (pertinenza della Logica); come immagine o intuizione (pertinenza dell'Estetica).
L'invito a far sì che "il logico veda" e "l'estetico veda" serve a evitare la confusione tra i piani, errore che Croce definiva come l'incapacità di distinguere i momenti dello Spirito.
In ultima istanza, la "tavola rotonda quadrata" resta un monito: non tutto ciò che funziona pensa, e non tutto ciò che si dice bene ha davvero qualcosa da dire. È il destino dei classici autentici: non offrirci soluzioni, ma insegnarci a riconoscere gli errori prima che diventino sistema.
👉 Il riferimento a Steinthal e Becker riguarda un celebre dibattito nella linguistica del XIX secolo.
Heymann Steinthal (1823–1899) è stato un linguista e psicologo tedesco, noto per i suoi lavori sull'integrazione tra logica e psicologia del linguaggio, fortemente critico delle teorie grammaticali di Karl Ferdinand Becker (1775–1849) e sostenitore della tesi secondo cui la lingua sia un prodotto sociale piuttosto che un mero organismo logico.
Becker considerava la lingua un organismo logico speculare al pensiero, in cui le categorie grammaticali (soggetto, predicato) non erano altro che traduzioni sonore di categorie logiche universali. Egli riteneva che la lingua seguisse leggi oggettive e necessarie, simili a quelle della natura, che l'uomo non creava ma semplicemente "eseguiva".
Nell'opera Grammatik, Logik und Psychologie (1855), Steinthal sferrò un attacco frontale a quella concezione, sostenendo che Becker non spiegasse la lingua, ma la annullasse sostituendola con la logica formale, e proponendo, al contrario, che la lingua avesse una propria "logica interna" differente da quella formale, con modi di parlare grammaticalmente corretti ma logicamente discutibili, o viceversa.
Il linguaggio, perciò, non nascerebbe dalla ragione astratta, ma da impulsi psicologici inconsci e dalla appercezione (il processo mentale di assimilazione di nuove esperienze).
Riprendendo Humboldt, Steinthal focalizzava l'attenzione sulla "forma interna" (innere Sprachform), ovvero il modo specifico in cui ogni popolo organizza psichicamente le proprie rappresentazioni mentali prima di tradurle in suoni.
Questo dibattito, e la vittoria intellettuale dello Steinthal, portò a due grandi evoluzioni: la nascita della Völkerpsychologie (con lo studio della lingua come strumento per comprendere la psicologia collettiva dei popoli) e l'affermazione della linguistica moderna (approccio che aprì la strada a Wilhelm Wundt e alle successive distinzioni strutturaliste tra pensiero e sistema linguistico).
