
otto l'apparenza lieve di una scena quasi da salotto, Luigi Capuana (1839-1915) mette in movimento un congegno psicologico finissimo. In superficie, assistiamo all'esitazione di una donna che deve decidere se recarsi o meno ad un appuntamento galante; ma, in realtà, ciò che il racconto mette in scena è qualcosa di più sottile: il lavorìo della coscienza mentre cerca di darsi ragioni nobili, energiche, morali, e che intanto lascia filtrare, quasi a sua insaputa, il desiderio, la vanità, la curiosità, il bisogno di sentirsi amata e persino il gusto del rischio. Il titolo, Esitanze, è perfetto proprio perché non indica soltanto un'incertezza pratica; nomina una condizione dell'animo, un oscillare continuo fra verità e finzione, fra autodifesa e autoindulgenza, fra lucidità e cedimento: è il monologo di un'anima sospesa. ✦
ESITANZE*
Testo : 1/12
Elegante gabinetto da toelette.
Clelia De Mauris, trentenne, con capelli biondocenere, in severo abbigliamento da passeggio e lungo mantello di pelliccia. È ferma davanti a una specchiera, abbassando e rialzando, per prova, la fitta veletta nera che cinge la toque e lasciandola, all'ultimo rialzata attorno alla fronte. Pensosa, accigliata, a testa bassa, si morde le labbra abbottonandosi un guanto, e sembra incerta intorno a una decisione da prendere. All'improvviso, dopo di essersi guardata nuovamente nella specchiera, si toglie la toque, buttandola con vivissimo gesto su una poltrona, si cava allo stesso modo i guanti, ed esclama:
– No, no! Sarebbe un'infamia o una pazzia. Non voglio, no, non voglio! Che importa se ho promesso? Eh, via! Si promettono tante cose, si fanno tanti giuramenti... e poi!... A quest'ora egli attende nel civettuolo quartierino preparato unicamente per me... lo ha detto almeno. Chi sa? Avrà ripetuto la stessa cosa ad altre donne che gli hanno creduto e sono andate colà, e vi sono tornate parecchie volte, e, dopo, non vi sono tornate piú... Oh! Gli uomini mentiscono senza ritegno, per abitudine, per inconsapevolezza, forse, consapevolmente anche, quasi lo ingannare una donna sia cosa da nulla, pur di raggiungere il loro scopo! Avrei dovuto ragionare cosí prima di oggi. Sono diventata savia tutt'a un tratto... Come mai? Perché? (Siede).
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* Luigi Capuana. Esitanze. In: Racconti, Tomo III. Salerno, 1974.
ESITANZE
Testo : 2/12
Facciamo un po' di esame di coscienza. Ecco: mi dispiace ch'egli possa credere che io abbia paura. Dovrei andare, e resistere e dirgli:
«Sono stata leggera, sciocca, prestando orecchio alle vostre lusinghe. Voi affermate di amarmi... e non è vero; ormai ne sono convinta. Io... io mi sono illusa di amarvi; e ora... Per ciò, finiamola. Restiamo, se è possibile, buoni amici. Pel vostro capriccio di uomo galante, pel vostro svago di signore che non sa occupare il suo tempo altrimenti che con le frivolezze delle conquiste, voi siete in caso, oh, altro! di trovare donne piú belle, piú facili... e piú sciocche di me; dovrebbe bastarvi. Una di piú, una di meno da segnare nel vostro calendario di scapolo non significa niente... Non so se piú siete capace di pentimenti o di rimorsi. Voglio risparmiarvene uno, se mai!».
ESITANZE
Testo : 3/12
Ma... Ma quando sarò là, faccia a faccia con lui, da solo a solo, avrò coraggio di tenergli questo bel discorso, questo stupido discorso? Egli mi prenderà per le mani, mi guarderà negli occhi sorridendo un po' ironico, come sa sorridere lui, mi ripeterà quel che mi ha ripetuto tante volte, quel che tante volte ho tentato di non ascoltare o di non credere e ciò non ostante, mi ha ammaliato, mi ha reso fiduciosa come una bambina, sottomessa come una schiava e felice di sentirmi tale... Che miseria questa nostra debolezza! Che umiliante stato di animo questo bisogno di essere adulate e illuse! Questo delirio di dominazione che poi si accontenta del piú basso asservimento e fa le viste di non accorgersene! (Si alza, contrariata, agitata).
ESITANZE
Testo : 4/12
Ebbene, avrei dovuto ragionare cosí prima di oggi! Come mai, perché mai sei diventata savia tutt'a un tratto?... Eri già bella e abbigliata. Due ore di minuziosa cura per renderti piú piacente... e piú seducente. Il timore di non giungere in tempo, di farti attendere ti rendeva nervosa, impazientissima. Accorrevi colà come a una festa... E sarebbe stato il crollo della tua dignità, della tua reputazione, della tua vita tranquilla e quasi felice! Hai dovuto fare uno sforzo per toglierti il cappello, per cavarti i guanti, ed hai ancora indosso la pelliccia! Vuoi far presto a riabbigliarti, se ti risolvessi, se ti decidessi di nuovo ad andare? (Si toglie rapidamente la pelliccia). Via!... Potrebbe essere una tentazione... Tutto ci tenta quando siamo disposte!
ESITANZE
Testo : 5/12
(Osservando l'orologino d'oro). Le tre meno un quarto! Avevo le traveggole poco fa. Credevo di essere in ritardo...
(Sorride con compiacenza). Mi par di vederlo, col viso incollato ai vetri della finestra, dietro le tendine, spiando il mio arrivo dalla via di faccia! Oh, non dubiterà che io possa mancare all'appuntamento! Ha voluto che giurassi questa volta, perché – diceva – non era cosí sicuro dell'amor mio da accontentarsi di una semplice promessa... Ha ragione. Non sono certa neppur io di amarlo. Infatti, se lo amassi davvero, non ragionerei, non sarei qui a esitare, a farmi la predica.
ESITANZE
Testo : 6/12
C'è stato però un momento... Un momento? Via una settimana, un mese, sí – forse un mese e mezzo se facessi calcoli esatti – che ho avuto anch'io la convinzione di essere amata e di amarlo cosí profondamente, cosí pazzamente – è la parola giusta!
Mi par di vederlo... È strano! Mi sembra quasi ridicolo, povero barone, con quell'aria di contrarietà che deve assumere a ogni minuto che passa. E aveva preparato, certamente, uno splendido ricevimento, da pari suo: fiori da per tutto, i fiori che io prediligo, le rose bianche, i garofani bianchi, che egli prima non poteva patire e che ora ama per consenso – mi ha assicurato – perché li amo io. Ha sempre, da qualche tempo in qua, un garofano bianco all'occhiello, da vero cavaliere che porti i colori della sua dama...
ESITANZE
Testo : 7/12
Per questo, non c'è che dire, è proprio compito!... Nessuno è piú raffinato di lui nel suo mestiere di seduttore. Ne sa tutte le astuzie, tutti i segreti. I mariti dovrebbero apprendere questa irresistibile arte... Colpa loro, se noi ci lasciamo ingannare dagli altri, visto che essi non sanno ingannarci. Hanno il possesso legale, si credono difesi, preservati per virtú delle parole del sindaco e del parroco... E non fanno niente per sviare i pericoli. Il mio... peggio di tutti! Ci vuole una gran forza per resistere. In coscienza, io ho resistito anche troppo. So di certe mie amiche!... Ma già stavo per fare come loro! Fortunatamente... (Guarda di nuovo l'orologino). Le tre!...
ESITANZE
Testo : 8/12
Infine, che cosa gli ho promesso? Una visita «Certe cose – egli dice – non si strappano, si vogliono liberamente concesse. Se anche non si ottengono, il pensiero di averle fortemente desiderate e di non aver potuto ottenerle dà un piacere squisito per la intensa smania che il desiderio non soddisfatto produce».
Raffinatezza che pochi sanno apprezzare. Oh, sí! Galanti parole, galantemente ripetute... Eppure!... Eppure!... Sarebbe un bel trionfo dimostrargli che io non sono come le altre, che posso scherzare col pericolo e non soccombere.
ESITANZE
Testo : 9/12
Dovrei dargli questa lezione. Egli è già orgoglioso di esser giunto a farmi perdere per qualche settimana... per qualche mese – la testa. Me l'ha confessato e ha soggiunto che con me si sarebbe fermato e per sempre!...
Io rappresento per lui l'ideale inseguito e non mai potuto raggiungere... Finalmente! Dovrei perciò essere altera di aver operato questo miracolo! (Sorride tristemente). E gli ho creduto! Intanto, se fosse?... Ma non è vero.
ESITANZE
Testo : 10/12
Per questo sarebbe giusto infliggergli una lezione. Se la merita, anche per conto di tutte le altre che gli hanno spensieratamente sacrificato quel che sacrifica una donna quando dà il cuore ad un uomo che non è suo marito, ed hanno sofferto! (Guardando per la terza volta l'orologino). Le tre e un quarto!... Sarei ancora in tempo... Quasi quasi!... Entrerei severa, calma; mi fermerei su la soglia del salottino, e direi:
«Ho promesso, e mantengo quantunque certe promesse si ha piuttosto il dovere di non mantenerle. Ho mantenuto unicamente per dimostrarvi che son sicura di me e per dichiararvi qui, nel posto che dovrebbe essere il campo della vostra nuova e non ultima vittoria... per dichiararvi nel modo piú perentorio e assoluto...»
No, non bisogna preparare il discorsetto, ma improvvisarlo, secondo le circostanze; se si scorge che è stato appreso a memoria, non fa effetto. E, terminato di parlare, avvolta nella pelliccia, senza stendergli la mano e facendogli un piccolo inchino, voltar le spalle e uscire, severa, calma, solenne. Vorrei che mio marito mi vedesse in quel momento, per apprendere qual pericolo ha corso e quanto dovrebbe essermi grato.
ESITANZE
Testo : 11/12
Povero barone! Non se l'attende davvero. Si consolerà presto, probabilmente.
(Fa un gesto di risoluzione, comincia a rimettersi il cappello, poi infila i guanti e intanto prosegue a parlare).
Non dico che non potrà accadere diversamente... Allora! Vuol dire... Sono un po' fatalista io!... Ma quando si è fermamente risoluti, come sono io... E poi... Voglio cavarmi una curiosità, vedere questo famoso quartierino, questo tempietto pronto a ricevere la dea... preparato unicamente per me... Bugiardo!...
ESITANZE
Testo : 12/12
(Indossa la pelliccia). Peccato che non potrò andare oltre il salottino... Sarebbe grave imprudenza!...
Ritta sulla soglia di esso, severa, calma, solenne. (Guarda l'orologino, dà affrettatamente gli ultimi colpi di ravviamento alla gonna e si ferma a specchiarsi, chiusa nella pelliccia).
Che cosa significa?... Sono cosí turbata, cosí commossa, quantunque voglia fare la spavalda!... (Atteggiandosi, quasi parlasse con lui). «Ho mantenuto, per mostrarvi che sono sicura di me!» Ma se la mia voce tremerà come in questo atto di prova?... (Riprende, declamando un po'). «Ho mantenuto per mostrarvi che sono sicura di me!» Benissimo!... E un inchino, un lieve inchino, significativo, di condensata ironia (Eseguisce) e uscirò... Cosí! – (Si avvia lentamente).
La scena si chiude nel modo più ironico e più vero. La donna continua a proclamare la propria sicurezza mentre ne verifica tremando l'insufficienza; si aggiusta, si specchia, prova l'inchino e infine si avvia. Non sappiamo che cosa accadrà dopo, ma sappiamo abbastanza: la volontà che si dice sovrana è già entrata nel territorio dell'ambiguità.
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📌 Luigi Capuana (1839-1915) fu uno dei maggiori scrittori italiani tra Otto e Novecento: narratore, novelliere, drammaturgo, critico e giornalista, fu anche, insieme con Giovanni Verga, il più importante teorico del Verismo.
Nato a Mineo, in Sicilia, ma vissuto a lungo anche tra Firenze, Milano e Roma, portò nella narrativa italiana una straordinaria finezza d'osservazione psicologica, una modernità di sguardo e un'attenzione vivissima ai conflitti di coscienza.
Romanzi come Giacinta e Il marchese di Roccaverdina, accanto alle novelle e ai testi teatrali, mostrano una scrittura elegante, mobile, ironica e penetrante.
Se Verga rappresenta il grande versante epico e corale del Verismo, Capuana ne incarna spesso il lato più sottile, analitico e interiormente inquieto.
Leggerlo oggi significa riscoprire uno degli autori più intelligenti, raffinati e sorprendentemente contemporanei della nostra tradizione narrativa.
Capuana si rivela qui modernissimo proprio perché sembra interessarsi meno al "fatto" che al modo in cui il fatto nasce, si giustifica, si traveste e si complica dentro una coscienza. In una prosa come questa, colpisce innanzitutto la finezza dell'osservazione psicologica: non ci viene offerto un carattere statico, ma una mente in movimento, contraddittoria, mobilissima, colta mentre si persuade e si smentisce, mentre si guarda vivere e quasi si recita. È una scrittura che penetra nell'interiorità senza appesantirla di teoria, con una leggerezza narrativa che lascia parlare i gesti, le pause, gli oggetti, i tempi morti, gli sguardi allo specchio e all'orologio quanto e più delle dichiarazioni esplicite.
Altro tratto forte della sua prosa è la sottilissima teatralità. L'autore costruisce la storia con precisione quasi scenica, ma il vero teatro non è esterno: è interiore. I movimenti della protagonista, il cappello tolto e rimesso, i guanti, la pelliccia, l'inchino provato davanti alla specchiera, diventano segni visibili di un dramma intimo. In questo senso, la sua scrittura è insieme concreta e analitica: non astrattizza mai il sentimento, ma lo fa emergere attraverso dettagli materiali, posture, minime azioni, inflessioni della vanità e del turbamento.
Decisiva è poi l'ironia, che in Capuana non distrugge il personaggio ma lo rende più vero. Clelia è insieme lucida e autoingannata, seria e un poco comica, ferita e vanitosa: il narratore la comprende senza assolverla del tutto e la guarda con una sottile ironia che non la umilia, anzi la umanizza. Proprio in questo sta la sua modernità: nel rifiuto dei tipi netti, delle psicologie semplici, delle morali rigide. L'autore mostra che l'animo umano difficilmente decide in linea retta, e che spesso la verità di una persona sta nelle sue esitazioni, nelle sue mezze ragioni, nei suoi nobili pretesti. La sua prosa, limpida e sorvegliata, sa essere elegantissima senza perdere mordente; e sotto il garbo della conversazione mondana lascia già intravedere una sensibilità narrativa novecentesca, attentissima alle ambiguità del desiderio, della coscienza e della rappresentazione di sé.